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    Fiscal Times: rallegratevi, produttori di petrolio, il prezzo del greggio adesso salirà

    © Sputnik. Ilya Pitalev
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    Il sito di news e opinioni Fiscal Times ha elencato le prove che il prezzo del petrolio da ora in poi salirà.

    «Rallegratevi, produttori di petrolio! Quella che sembrava una delle peggiori crisi della storia, legata al sovraccarico del mercato, giungerà presto alla fine», scrive il Fiscal Times.

    La pubblicazione basa il suo ottimismo sugli argomenti Phil Flynn, analista senior sulle questioni energetiche presso l'azienda PRICE Future Group, che crede che il prezzo dell'oro nero a luglio si avvicinerà a quota 70 dollari al barile.

    Come prima prova, Flynn indica il calo della produzione di petrolio da parte dei produttori statunitensi. L'analista osserva che la quantità della produzione USA questa estate potrebbe ridursi da nove a otto milioni di barili al giorno.

    Egli sottolinea che, quando i prezzi saliranno nei prossimi mesi, le aziende americane non potranno «semplicemente tornare indietro ai giacimenti petroliferi ed estrarre da nuovi pozzi».

    Queste aziende hanno dovuto tagliare i costi di sviluppo di questi progetti e sprofondate nei debiti. Molti di loro hanno dichiarato fallimento.

    Seconda prova. Flynn sostiene che i membri dell'OPEC e gli altri paesi sono disposti a congelare la loro produzione. L'analista ha citato il ministro dell'Energia russo Alexander Novak che ha dichiarato la disponibilità a fare una tale mossa è stata palesata da un paese che produce il 73 per cento di tutto il petrolio del mondo.

    Non tutti i paesi produttori di petrolio sono in buoni rapporti diplomatici, ma il petrolio, secondo Flynn, adesso è la cosa più importante. «Tutti adesso sono sotto attacco. Nessuno può più permettersi di giocare da solo a questi giochi».

    La terza prova è il fatto che il petrolio iraniano non ha un forte impatto sullo sviluppo della situazione nel settore petrolifero.

    Il senso della revoca delle sanzioni a Teheran e il ritorno Paese sul mercato hanno spinto molti paesi a pompare quantità record di petrolio, in modo da non perdere i profitti. Ma adesso che il petrolio iraniano è comparso finalmente sul mercato, evidenzia Flynn, si è manifestato un altro problema: le società non sono disposte a investire denaro in esso. «L'aumento della produzione di petrolio in Iran sarà più lenta del previsto».

    L'ultima prova, secondo Flynn, è collegata alla Cina. «Il rallentamento della crescita economica del più grande importatore mondiale di petrolio, non sta attualmente causando danni al settore petrolifero come qualcuno si aspettava», spiega l'analista.

    Dalla Cina ci aspettiamo la riduzione della domanda di carburante e il crollo dei mercati, tuttavia anche nei mercati la situazione si è più o meno stabilizzata, e le importazioni di petrolio restano a livelli record. Però, la probabilità che la situazione economica in Cina possa «precipitare nella depressione» esiste ancora.

    «Se l'economia cinese precipita, tutte le scommesse sono perse», ha aggiunto Flynn.

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    Crollo prezzo del petrolio, estrazione petrolio, prezzi petrolio, Petrolio, Prezzi petroliferi, OPEC, Iran, USA, Cina, Russia
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