15:37 29 Novembre 2020
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Il timore, infondato secondo le autorità irachene, è che l'imponente opera ingegneristica che regola il flusso del Tigri possa crollare o, quanto meno, non reggere ad un aumento della portata idrica del fiume. Il rischio esondazioni sarebbe dunque elevato e il tempo per agire stringe. A lavoro sarà la società italiana Trevi.

Non ci sono pericoli immediati né per la popolazione né, tanto meno, per la stessa diga che non è in procinto di crollare o di cedere. Questo, in estrema sintesi, è quanto ripetono come un mantra le autorità di Baghdad, in relazione allo stato di salute della diga sita nel nord del paese, vicinissima ai confini con Turchia e Siria e, soprattutto, occupata nel recente passato dalle forze del Califfato islamico guidate dal leader jihadista Abu Bakr al Baghdadi (l'area è stata poi liberata ad agosto del 2014 dai pashmerga kurdi).

La struttura — costruita nel 1980, operativa dal 1986 e considerata l'opera ingegneristica più rilevante costruita sotto la dittatura del Raìs Saddam Hussein —, è ritenuta d'importanza vitale per la popolazione, non solo perché gestisce i flussi del fiume Tigri, sbarrandone l'ingresso nell'area della vera e propria Mesopotamia, ma anche per la produzione di energia idroelettrica fondamentale per il sostentamento di migliaia di persone. Il governo iracheno sì è impegnato a promuovere i lavori di ristrutturazione e la messa in sicurezza della zona, per evitare che lo stato di deterioramento della struttura possa accelerare, andando a compromettere il futuro della diga e la sicurezza della popolazione.

I lavori sono stati affidati alla ditta cesenate Trevi che ha vinto l'appalto internazionale (sovvenzionato dalla Banca Mondiale). A causa della situazione di estrema instabilità dell'area, il governo di Matteo Renzi ha annunciato l'intenzione di inviare in Iraq 450 militari che dovranno non solo proseguire l'opera di addestramento del personale iracheno, ma anche proteggere il sito interessato dai lavori. Al momento, ha reso noto nei giorni scorsi il ministro della Difesa Roberta Pinotti, l'Esecutivo di Baghdad non ha ancora autorizzato la presenza sul territorio di Mosul dei militari italiani, punto chiave per l'inizio dei lavori che, secondo la Trevi, potrebbero durare anche solo poche settimane e che riguarderanno la parte sommersa della struttura.

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Tags:
Curdi, Abu Akr al-Baghdadi, Saddam Hussein, Kurdistan, Iraq
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