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    "La Turchia non è più in grado di invadere la Siria, ma continuerà a sostenere islamisti"

    © AFP 2017/ OZAN KOSE
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    Con l'invasione della Siria, la Turchia voleva assicurarsi il diritto di avere voce in capitolo per il futuro della Siria, tuttavia tutto quello che può fare ora è continuare a bombardare a distanza il territorio dello Stato confinante, scrive “Al-Monitor”.

    Il coinvolgimento della Russia nel conflitto siriano non ha lasciato spazio alla Turchia per ulteriori azioni in Siria, scrive l'editorialista della rivista "Al-Monitor" Kadri Gursel.

    Ai primi di febbraio l'esercito siriano con l'appoggio dell'Aviazione russa ha tagliato la strada che collega Aleppo con la Turchia, che veniva sfruttata dai fondamentalisti per ricevere rifornimenti di uomini ed armi. Per il presidente Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro Ahmet Davutoglu è stata la scossa che ha fatto prendere in considerazione l'opzione dell'invasione militare della Siria.

    Secondo l'autore dell'articolo, dopo aver iniziato a pensare l'intervento militare, Erdogan e Davutoglu non perseguivano più l'obiettivo di rovesciare Bashar Assad: erano stati costretti ad accantonare questo piano dal momento stesso in cui è intervenuta la Russia nel conflitto siriano.

    "Dopo aver perso la strada per Aleppo e di fronte al rischio di un potenziale assedio della città da parte delle forze del regime siriano, l'obiettivo di Erdogan è cambiato, — scrive Gursel. — Da questo momento ha cercato di non far perdere peso politico ad Ankara e di garantire alla Turchia il diritto di avere voce in capitolo sul futuro di questo Paese."

    L'invio di truppe turche in Siria gli sembrava l'ultima occasione per far sedere Ankara al tavolo dei negoziati, sottolinea l'autore.

    Tuttavia Erdogan e Davutoglu non sono stati in grado di ottenere alcun sostegno da parte degli Stati Uniti per questo piano. Anche l'esercito turco ha fatto capire tramite i media di non essere entusiasta di un possibile intervento.

    Inoltre Ankara ha capito che agendo unilateralmente e senza l'approvazione di nessuno dell'invasione sarebbe stato possibile un confronto militare diretto con la Russia.

    L'esercito siriano insieme con l'Aviazione russa e i curdi siriani ha strappato le posizioni conquistate dai jihadisti e dagli islamisti radicali, sostenuti dalle autorità turche, ricorda l'editorialista.

    Davutoglu ha dichiarato in un'intervista con "Al-Jazeera" che "la Russia controlla i cieli, ma il cuore del popolo siriano è con la Turchia".

    Secondo Gursel in questa stessa intervista Davutoglu ha fatto una storica ammissione. Grazie alla Turchia ed alcuni altri Paesi il regime siriano non controlla l'intero territorio e grazie alla Turchia il popolo siriano può "difendersi" contro il regime e Ankara continuerà a sostenerlo, ha affermato il primo ministro turco.

    Secondo il giornalista di "Al-Monitor", con le sue affermazioni Davutoglu ha ammesso che la Turchia ha la responsabilità storica per la conquista di parte dei territori siriani dei vari gruppi islamici radicali.

    Le sue parole, riguardo al fatto che Ankara continuerà a sostenere "il popolo siriano", dimostrano che la Turchia prevede di continuare a rifornire di armi i jihadisti in Siria, conclude l'editorialista.

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    Curdi, Guerra, Geopolitica, Esercito della Siria, Bashar al-Assad, Ahmet Davutoglu, Recep Erdogan, Aleppo, Medio Oriente, Siria, Russia, Turchia
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