01:04 21 Agosto 2017
Roma+ 26°C
Mosca+ 18°C
    Un fotografo

    La fotografia ai tempi del selfie

    © Foto: Sebastien Wiertz
    Mondo
    URL abbreviato
    Tatiana Santi
    2146640

    Nell’epoca degli smartphone e dei social network le persone hanno iniziato a fotografare ininterrottamente intorno a sé. Ora, rispetto a qualche anno fa, il tutto è immediato. Ma com’è cambiata la fotografia ai tempi del selfie?

    Una volta scattare e stampare una fotografia richiedeva più tempo, si usava la macchina a pellicola in occasioni speciali, un matrimonio, una festa, un viaggio. Oggi non è più così, con le tecnologie moderne si scattano foto in tempo reale e tutti si sentono fotografi. Forse è cambiato anche il modo di vedere la fotografia, un mezzo oggi molto più accessibile che non usiamo solo per immortalare momenti importanti, ma anche per esprimerci.

    Graziano Arici
    © Foto: fornita da Graziano Arici
    Graziano Arici
    Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Graziano Arici, uno dei più importanti fotografi e archivisti d'Italia, da poco rientrato da Mosca, dove alla Fotobiennale 2016 ha inaugurato una mostra con i propri lavori, esposti fino al 17 marzo al Manège.

    — Sei di ritorno dalla Foto biennale di Mosca. Com'è andata?

    — È andata in maniera splendida. Tutto è accaduto per caso: Olga Sviblova, direttore del Museo della fotografia di Mosca, aveva visto ad Arles una mia mostra e ne rimase colpita. Olga mi disse che mi avrebbe portato a Mosca a mostrare le mie fotografie. Dopo quattro mesi ho esposto a al Manège 190 mie fotagrafie! La mia fotografia è stata usata come banner per tutta la Biennale moscovita. È andata molto bene, ho avuto più di 20 interviste. Una troupe è venuta addirittura da Baku espressamente per la mia mostra.

    • Una foto di Graziano Arici
      Una foto di Graziano Arici
      © Foto: fornita da Graziano Arici
    • Una foto di Graziano Arici
      Una foto di Graziano Arici
      © Foto: fornita da Graziano Arici
    • Una foto di Graziano Arici
      Una foto di Graziano Arici
      © Foto: fornita da Graziano Arici
    1 / 3
    © Foto: fornita da Graziano Arici
    Una foto di Graziano Arici

    — Oggi nell'epoca dei social network e dei selfie, con gli smartphone tutti si sentono fotografi. Com'è evoluta la fotografia fino ad oggi?

    — La fotografia è cambiata come cambia tutto. La tecnologia ha cambiato molte cose. Io ho fondato con un altro fotografo un'agenzia nel 1997 che era la prima agenzia fotografica la quale vendeva foto in internet, ancora prima di Bill Gates. Io sono molto amico di Josef Koudelka, un grande fotografo di Magnum. Lui disse che io ero uno dei pochi che aveva capito come sarebbe andata. Le nuove tecnologie hanno cambiato tutto. Prima per mandare una fotografia, bisognava sviluppare il negativo, stampare la foto, impacchettare tutto e mandarla a Milano con un corriere. Il minimo che si impiegava era di 4 giorni. Adesso le foto si possono avere in tempo reale. Oggi puoi accedere ad archivi enormi che stanno in America o in un qualsiasi altro posto.

    È come con le scarpe, a me piace quest'esempio. In ogni paese c'erano uno che faceva le scarpe, oggi abbiamo Bata che fa miliardi di scarpe, brutte, ma scarpe.

    — Oggi viviamo nell' "iperfotografia". Forse è cambiata non solo la tecnologia, ma anche l'approccio stesso alle fotografie?

    — Io valuto in maniera estremamente positiva il fatto che ci sia quella che tu chiami "iperfotografia". Una volta uno aveva la macchinetta, la usava per fotografare in viaggio, in gita, alle comunioni e ai compleanni. Pochissimi usavano la macchina, erano i dilettanti evoluti, per esprimere qualcosa. C'erano i famosi cineclub e i fotoclub.

    Selfie pericolosi
    © AFP 2017/ Andrew Harnik

    Oggi ognuno ha uno smartphone e lo usa non più solo per i compleanni, ma lo usa spessissimo per esprimere qualcosa. Può esprimere delle cose banali, ovvie e inutili. L'importante è che c'è sempre un piccolo sforzo creativo. Questo dà alla nostra epoca una cosa positiva. C'è interesse a esprimersi attraverso le immagini.

    Se pensiamo a Benjamin che negli anni '30 diceva che la fotografia dava in mano a milioni di persone l'illusione di fare arte, adesso questa cosa si è centuplicata!

    — La gente si esprime di più indubbiamente. Non credi che ci si dimentichi però che la fotografia è un'arte?

    — Io per esempio non voglio essere chiamato artista. Molti storici usano questo termine per definirmi, ma io trovo questa cosa sbagliata. Io sono fotografo, uso un mezzo che si chiama fotografia che si possa fare attraverso uno smartphone, un apparecchio digitale o la pellicola. Non mi sento sminuito perché miliardi di persone lo fanno, anzi è meglio! Non deve essere un ambito chiuso per pochi eletti. Le cose si valutano sui risultati che si hanno.

    — Chi è un fotografo?

    — È un signore che usa determinati apparecchi, che possono essere delle scatole in cartone fatte da lui con un buco oppure degli apparecchi costosi per produrre delle immagini, le quali possono essere riprodotte a livello infinito. Questo lo diceva Benjamin. Siamo noi che abbiamo dovuto inserire la fotografia in un altro valore.

    — Tu ti fai i selfie quindi?

    — No, i selfie no, ho fatto però delle mostre di mie fotografie fatte con l'iphone. Posso farmi anche un selfie come una volta, cioè l'autoscatto. Potremmo dire che anche Velasquez e Van Gogh si sono fatti dei selfie, però è un po' bizzarro. Erano degli autoritratti. Il fatto che oggi il selfie sia diventato un prodotto di massa non fa del selfie una cosa ignobile. Possono essere brutti o belli, quello è un altro discorso.

    Correlati:

    Sputnik Images, 1 milione di nuove foto per Sputnik
    Tags:
    selfie, foto, selfie, foto, Mostra, Graziano Arici, Russia, Italia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik