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    Propaganda antirussa: insistente e odiosa, ma inefficace

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    Marco Fontana
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    La NATO e la Turchia continuano a provocare la Russia, cercando di portarla verso un conflitto che potrebbe degenerare nella Terza Guerra Mondiale.

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    © AFP 2017/ GEORGES GOBET
    Ogni giorno, la macchina mediatica del fango sforna notizie più o meno verosimili al fine di orientare gli europei in maniera negativa rispetto all'operato dell'esercito russo in Siria. Eppure, tutti i sondaggi continuano a testimoniare che l'opinione pubblica occidentale è saldamente dalla parte di Putin e del governo russo. Lo storico Enrico Galoppini, redattore della rivista Eurasia, ricercatore ed esperto delle tematiche del mondo islamico, si è espresso a Sputnik Italia a questo proposito.

    — La rivista Eurasia ha parlato varie volte di assetti geopolitici e di attacchi alla Russia. Qual è la Sua opinione in merito?

    — La Russia sta subendo una costante aggressione propagandistica da parte dell'Occidente. Il conflitto è lo specchio di un problema più profondo, perchè i media sono soltanto uno strumento di scelte effettuate da altri poteri. E pensare che la Russia potrebbe fare molto per l'Europa e per il mondo, molto di più di quanto possa fare la stessa Europa, visti i problemi oggettivi che ha con il concetto di sovranità. 

    — Quanto pesa, a Suo avviso, la propaganda anti-Russia sulle decisioni di Putin?

    — Ben poco. Rileggendo quanto ho scritto in materia, mi sono reso conto che di fatto tutto il cancan messo in piedi dai media occidentali non è servito a far cambiare posizione a Putin: pensiamo alle Pussy Riot, alle Femen, ai presunti omicidio di Stato, alla ridicola sindrome anafettiva diagnosticata a Putin da un dossier della Cia: tutte queste notizie confezionate ad arte non hanno provocato alcun cambio di rotta, anzi. La Russia è andata dritta come un treno verso una serie di successi che l'opinione pubblica internazionale le riconosce in pieno, a dispetto degli opinion makers e delle quotidiane punture di spillo dei mass media. 

    — Lei in alcuni articoli ha parlato di una Seconda Guerra Fredda…

    — Sì, si tratta di una guerra non guerreggiata — se mi si permette il gioco di parole. Una guerra fatta non con i tradizionali eserciti, ma solo a livello economico. E pensare che le economie di Russia ed Europa si integrerebbero alla perfezione, sicuramente in modo più logico e proficuo rispetto a quel mostro che è il Trattato Transatlantico (TTIP). Però, per avere un mercato unico UE-Russia ci vorrebbe un arretramento dell'influenza statunitense su Bruxelles.  

    — Quale possibile scenario vedrebbe l'UE allontanarsi dagli USA?

    — Una disfatta su tutta la linea in Medio Oriente, con la fine delle "Primavere Arabe" e una "Stalingrado siriana" potrebbe portare a un netto ridimensionamento degli Stati Uniti come potenza dominante in Europa. 

    — Da esperto del mondo arabo, come vede l'avvicinamento della Turchia all'Europa?

    — Il passato ci insegna che gli Occidentali hanno sempre fatto leva sul conflitto russo-turco. Ci sono varie proiezioni escatologiche che ci dicono che in un futuro prossimo venturo ci sarà una devastante guerra proprio tra Russia e Turchia.

    In effetti, se si guarda ad alcuni fatti avvenuti negli ultimi mesi, come l'abbattimento del Su-24 o gli ostacoli posti alla Russia negli stretti del Bosforo, sembra ci sia tutta una manovra per esasperare i rapporti e far avverare queste "profezie". Certamente, la disinformazione prodotta da Turchia e Occidente sulla presenza russa in Siria è incomprensibile: fino a prova contraria gli eserciti di Putin e di Rouhani sono gli unici la cui attività è giustificata da un invito del legittimo governo di Assad, mentre tutti gli altri eserciti e le loro operazioni sono abusive. La sensazione è che oggi la Turchia voglia prendersi tutto il territorio, non bastando più il solo parlare di cantonizzazione della Siria.  

    — Proprio sulla Siria la NATO ha parlato di uccisioni tra i civili.

    — Dove volano razzi e missili la precisione chirurgica è molto difficile. Francamente stona che la predica arrivi da chi per anni ha fatto morti tra i civili durante le guerre del Golfo. Così come stona addebitare colpe sugli sfollati che stanno premendo sul confine turco. In una guerra è normale che ci siano, al massimo bisogna accertarsi che terminato il conflitto i profughi rientreranno. Un conto sono gli sfollati temporanei, un altro i profughi a vita. Quelli che scappavano dal Daesh (Isis) appartenevano sicuramente alla seconda categoria. A prescindere che le fiumane di gente che ci propinano i giornali occidentali potrebbero anche essere immagini di repertorio: non sarebbe la prima volta che utilizzano fotografie e filmati a fini propagandistici.

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    ISIS, propaganda, Schianto Su-24, NATO, Vladimir Putin, Siria, Turchia, UE, Europa, Russia
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