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    Aperta in Italia un’inchiesta contro i traffici illeciti del figlio di Erdogan

    © AFP 2017/ Filippo Monteforte
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    Ufficialmente indagato per riciclaggio a Bologna, dove risiede dall’estate 2015, Bilal Erdogan è proprietario di compagnie marittime che contrabbanderebbero l’oro nero di Daesh.

    La procura di Bologna ha aperto un'indagine per riciclaggio su Bilal Erdogan, figlio del presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, in seguito all'esposto presentato da un oppositore politico rifugiatosi in Francia, l'imprenditore Murat Hakan Huzan.

    Nell'esposto si chiede d'indagare su ingenti somme di denaro che sarebbero state portate in Italia da Bilal nel mese di settembre, al suo arrivo nella città emiliana con moglie e figli. Il fascicolo è affidato al pubblico ministero Manuela Cavallo.

    Bilal Erdogan
    © AP Photo/ Ozan Kose
    Bilal Erdogan

    Bilal Erdogan, ufficialmente a Bologna per concludere il dottorato della Johns Hopkins in Relazioni internazionali, avviato a Washington, secondo il ministero della Difesa russo — che in dicembre aveva fornito foto e filmati — sarebbe la pedina di collegamento tra l'oro nero del Califfato e gli Stati acquirenti. Proprio le compagnie di trasporti marittimi di proprietà del terzogenito del presidente turco Edogan, tra cui la Bmz Ltd, rivenderebbe il greggio insanguinato dei tagliagole alle compagnie straniere, acquistato a circa 15 dollari al barile e venduto a quasi il triplo.

    Per Alessandro De Pascale, giornalista che scrive per Il Manifesto e Left, già osservatore internazionale delle elezioni turche del giugno 2015, raggiunto da Sputnik Italia, "per la procura di Bologna si tratterebbe di un atto dovuto".

    La denuncia dell'oppositore politico, per il giornalista esperto di geopolitica internazionale, non sarebbe altro che "un ulteriore tassello d'apportare a un quadro già denso d'indizi e anomalie".

    "Alla tangentopoli del Bosforo — inchiesta esplosa nel dicembre 2013 che ha fatto tremare il governo coinvolgendo numerose personalità vicine al partito Akp di Erdogan, il quale ha provveduto a rimuovere migliaia di funzionari e dirigenti della polizia e di magistrati — da cui sono emerse telefonate in cui il presidente Erdogan chiedeva al figlio Bilal di mettere al sicuro del denaro, si deve aggiungere l'urgenza con cui sono stati richiesti i passaporti diplomatici per Bilal e famiglia. Se l'arrivo di Bilal in Italia sia motivato esclusivamente da questioni di studio oppure anche da altre ragioni, è certamente un fatto che la Procura di Bologna si appresterà a indagare. Indubbiamente le circostanze politiche ci raccontano di un quadro politico nuovo — il risultato delle elezioni del giugno 2015 — che avrebbe potuto divenire problematico per Erdogan e il suo partito, ma anche per i suoi figli che rappresentano il braccio imprenditoriale dell'Erdogan politico, ininterrottamente al potere in Turchia dal 2003. E' quindi verosimile la tesi degli oppositori politici turchi che con l'arrivo di Bilal in Italia, Erdogan cercasse di gettare le basi per un'eventuale ulteriore disfatta elettorale, che non si è poi verificata nel novembre 2015."

    Secondo F. William Engdahl, consulente di rischio strategico e autore di best-seller su petrolio e geopolitica, le compagnie marittime di Bilal Erdogan hanno moli speciali nei porti di Beirut e Ceyhan da cui partirebbe il contrabbando dell'oro nero su petroliere dirette in Giappone.

    Gursel Tekin, vicepresidente del Partito Popolare Repubblicano turco ha dichiarato, in una recente intervista ai media turchi, che "secondo il presidente Erdogan per le convenzioni internazionali non c'è infrazione legale nelle attività illecite di Bilal, e suo figlio fa affari ordinari con società giapponesi, ma in realtà Bilal Erdogan è complice fino al collo del terrorismo, ma, fino a quando suo padre resterà in carica, sarà immune da ogni inchiesta giudiziaria". Tekin ha aggiunto che la Bmz Ltd è "un affare di famiglia e parenti stretti del presidente di Erdogan, che ne detengono le azioni, abusano di fondi pubblici e ricevono prestiti illeciti da banche turche".

    Oltre al redditizio contrabbando di petrolio di Bilal, Sumeyye Erdogan, altra figlia del presidente turco, gestisce un ospedale da campo segreto in Turchia, appena oltre il confine con la Siria, dove i camion dell'esercito turco ogni giorno trasportano decine di jihadisti feriti di Daesh, e ne inviano altri per la sanguinosa jihad in Siria, secondo la testimonianza di un'infermiera, anche se ora l'intervento dell'aviazione russa ha neutralizzato in parte questi viaggi della morte.

    L'analista geopolitico francese Thierry Meyssan è ancora più audace nella sua analisi e descrive, per Voltairenet, Recep Erdogan come "l'organizzatore principale del saccheggio della Siria, avvenuto anche attraverso lo smantellamento delle fabbriche di Aleppo, capitale economica, il furto dei macchinari e dei tesori archeologici."

    Bilal Erdogan, per ora, continua la sua vita bolognese tra casa, studio e una super scorta, composta da agenti turchi ma anche dalla polizia italiana.    

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    riciclaggio, Indagine, Bilal Erdogan, Italia
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