22:22 16 Luglio 2018
Esercito di Assad

“Nei pressi di Aleppo divampa una mini guerra mondiale” per il Washington Post

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La posta in gioco dietro la battaglia per Aleppo non è solo il risultato della guerra in Siria. Gli esperti ritengono che cambierà la configurazione geopolitica nella regione, ovvero la posizione della Russia in Medio Oriente, l'espansione dell'asse sciita dell'Iran e la creazione di uno Stato curdo ai confini della Turchia.

La battaglia nella provincia siriana di Aleppo rischia di diventare un conflitto militare più ampio, scrive il "Washington Post".

La direttrice dell'ufficio del giornale americano in Libano Liz Sly riporta un elenco delle parti nel conflitto siriano: l'Aviazione russa che compie raid aerei, le milizie libanesi e irachene sciite sotto la direzione sul campo dei consiglieri militari dell'Iran, diversi gruppi ribelli siriani sostenuti da Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, i curdi filo-Mosca e filo-Washington, così come i terroristi del Daesh (ISIS).

La giornalista dubita che le condizioni degli accordi di Monaco sul cessate il fuoco in Siria vengano implementate, ma al contrario la guerra civile si allargherà fino ad un conflitto su larga scala, in cui si affrontano le potenze mondiali. Una posizione simile è condivisa da Salman Shaikh, consulente politico del "Shaikh Group" (l'organizzazione ha partecipato al processo di negoziazione nel corso della crisi siriana).

"C'è una spirale di instabilità che sta andando fuori controllo <…> Vediamo un classico esempio di lotta, in cui è estremamente difficile determinare i rapporti di forza: può essere molto pericoloso," — il "Washington Post" riporta le parole di Salman Shaikh.

Il centro di questa lotta diventa Aleppo: la posta in gioco non è solo il risultato della guerra in Siria, ma le implicazioni geopolitiche per la regione, aggiunge l'editorialista del giornale.

Il successo dell'offensiva dell'esercito siriano su Aleppo, a suo avviso, rafforzerà lo status della Russia come potenza leader in Medio Oriente. Inoltre l'avanzamento dei gruppi armati sciiti libanesi e iracheni espanderà la sfera di influenza iraniana ben al di là del tradizionale "asse sciita", fino alle zone sunnite del nord della Siria.

Per la Turchia il problema principale sarà l'arrivo dei curdi al confine turco-siriano: i loro sogni per creare uno Stato indipendente acquisiscono realtà sullo sfondo dell'avanzata a nord della Siria, dove c'è un vuoto politico. Riempiendolo i curdi otterranno un notevole impulso nella loro lotta.

"I gruppi armati curdi hanno sfruttato gli attacchi aerei americani nella parte orientale della Siria, dove hanno consolidato la loro enclave. Ora grazie ai raid russi nei pressi di Aleppo i curdi hanno ampliato il territorio di un'altra enclave: Afrin. Il loro obiettivo è collegare le due enclave, la cui lunghezza è pari a più della metà del confine tra Siria e Turchia,"- rileva Liz Sly.

L'esperto del Consiglio Atlantico Faysal Itani ritiene che la Turchia non voglia la guerra, tuttavia la minaccia di escalation del conflitto è reale.

"La Turchia è sotto una forte pressione. Nei suoi confini, dove sono stati distrutti i suoi baluardi, si è quasi formato uno Stato curdo," — il giornale riporta le parole dell'analista.

Parlano dell'invio di truppe in Siria anche in Arabia Saudita, fatto che dà origine ai ragionamenti sul possibile sostegno di Riyadh all'invasione turca, conclude Liz Sly. Allo stesso tempo il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir ha fatto sapere che la decisione sull'invio delle forze speciali in Siria sarà presa solo se gli Stati Uniti lo riterranno opportuno per combattere i terroristi del Daesh.

Gli analisti politici Kenneth Pollack e Barbara Walter ritengono che da Washington non ci si debba aspettare soluzioni razionali ai problemi regionali, dal momento che nessuno sa cosa voglia veramente la Casa Bianca.

"Cercando di convincere tutti gli altri a seguire la linea americana, abbiamo sottoscritto il fallimento. Per fare un confronto: ai cittadini del Medio Oriente è chiaro quello che fanno i russi: sono dalla parte degli sciiti, hanno sostenuto Assad, dietro cui ci sono l'Iran ed "Hezbollah". Questo non vuol dire che siano felici i tradizionali alleati degli Stati Uniti, i Paesi sunniti, ma almeno capiscono la scelta della Russia. Quello che non capiscono sono le strategie spaventose perseguite dai loro difensori di lungo termine a Washington," — scrivono gli esperti sul "Wall Street Journal".

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ISIS, Curdi, Terrorismo, Geopolitica, Politica Internazionale, Guerra, Sunniti, Sciiti, Aleppo, Medio Oriente, Arabia Saudita, Iran, Siria, Turchia, USA, Russia
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