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    Hollywood, arma di intrattenimento di massa

    © flickr.com/ Tom Benson
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    Hollywood è leader nella produzione di film di intrattenimento. La popolarità e la distribuzione in tutto il mondo rendono la "fabbrica dei sogni" l'arma perfetta di forza leggera, che gli Stati Uniti stanno attivamente sfruttando.

    Se un film è un horror, una commedia o un melodramma è divertente, nei film d'azione, nei thriller e nei film storici l'immagine del nemico è necessaria nel conflitto. Qui è interessante osservare il lavoro di Hollywood per la promozione della visione americana del mondo.

    I nemici degli Stati Uniti in questo tipo di film sono la Russia, la Corea del Nord ed "estremisti radicali" di vario genere. Ad esempio nel film "Attacco al potere" (2013), "i terroristi nordcoreani", contro i quali si sono rivelate impotenti tutte le agenzie di intelligence e tutte le forze di sicurezza degli Stati Uniti, sotto le mentite spoglie di una delegazione sudcoreana cercano di impossessarsi della Casa Bianca.

    Se non ci sono i tradizionali nemici stranieri, la parte dei cattivi viene trovata tra gli stessi americani. Nel film "Sotto assedio — White House Down" (2013), una parte dell'establishmnt americana cerca di rovesciare il presidente, "per ostacolare le iniziative pacifiche degli Stati Uniti in Medio Oriente." Non avrebbero mai menzionato nessun altro Paese, senza considerare che le iniziative degli Stati Uniti in Medio Oriente non possono essere definite pacifiche.

    I terroristi in generale e i nazisti della Seconda Guerra Mondiale sono considerati il male assoluto, la loro immagine può essere utilizzata in qualsiasi film. Si tratta dei film "Salvate il soldato Ryan" (1998) con la scena iconica dello sbarco alleato in Normandia nel 1944, e "American Sniper" (2014), che racconta la storia del cecchino più letale nella storia dei militari USA.

    Naturalmente nei film di Hollywood non verranno mai mostrati i momenti più sfavorevoli e bui della storia degli Stati Uniti, non si parla dell'Iraq dove non sono state trovate le armi di distruzione di massa, usate come pretesto per invadere un Paese senza il mandato delle Nazioni Unite.

    Il cinema americano ha iniziato a demonizzare i russi, dipingendoli crudeli, senza scrupoli e selvaggi già negli anni '30. Nell'epoca della guerra fredda, si contavano a decine i film antirussi: "Alba rossa", "Rambo 3", "Caccia ad Ottobre Rosso" e molti altri.

    Mostrare la Russia come un nemico e una "minaccia per gli Stati Uniti e l'intera comunità internazionale" è ancora oggi la strategia vincente di Hollywood, che non cerca di romanzare, ma di distorcere direttamente fatti facilmente verificabili.

    Per esempio nel film di Steven Spielberg "Il ponte delle spie" (2015), dedicato al leggendario scambio di spie prigioniere tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti nel 1962 a Berlino. James Donovan, avvocato di Rudolf Abel, non era un "semplice avvocato d'ufficio", ma un ufficiale della Marina americana e assistente del procuratore degli Stati Uniti al processo di Norimberga nel 1945.

    Gary Powers non era una sorta di eroe-superman, che si era rifiutato di rivelare i segreti USA all'Urss. Questo pilota, per definizione, non era a conoscenza di informazioni particolarmente riservate, e attivamente aveva collaborato nelle indagini e al processo nel suo discorso conclusivo aveva definito il suo crimine "degno di punizione." Per la perdita di un aereo nuovo e per non aver scelto di suicidarsi con l'aiuto di un ago avvelenato dato dalla CIA prima della missione, Powers venne accolto negli Stati Uniti quasi come un traditore e la sua carriera di pilota nell'esercito dopo la prigionia sovietica finì, e venne premiato con le onorificenze del governo americano solo dopo la sua morte. La spia sovietica Rudolf Abel non è stata smascherata a seguito di un'operazione speciale dell'FBI, ma consegnato da un altro agente. William Fischer (il suo vero nome), senza aver dato alcuna informazione ai servizi segreti degli Stati Uniti, è tornato a lavorare nel Kgb come consulente e non è stato "dimenticato dal suo Paese."

    "Il ponte delle spie" ha portato ai suoi produttori 162 milioni di dollari ed ha ottenuto 6 nomination agli "Oscar". Lo hanno visto migliaia di persone in tutto il mondo.

    L'indicazione del film "basato su una storia vera" era di fatto un ribaltamento di fatti che, in contrasto con gli spazi rettilinei della visione americana del mondo, ha reso la pellicola almeno spettacolare.

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    Russofobia, Terrorismo, Occidente, Società, Propaganda, Cinema, Hollywood, mass media, Corea del Nord, Russia, USA
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