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    Profughi siriani dopo passaggio attraverso Mar Egeo (foto d'archivio)

    Irrealizzabile il piano della NATO nel Mar Egeo per il controllo dei flussi di profughi

    © REUTERS/ Yannis Behrakis
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    Nelle acque del Mar Egeo tra i due Paesi membri della NATO - Turchia e Grecia - permangono serie controversie sulla determinazione dei confini della piattaforma continentale e delle zone marittime. Non è nemmeno chiaro sotto la guida di quale Centro di comando della NATO le navi svolgeranno i loro compiti.

    Il secondo distaccamento navale della NATO è stato inviato nel Mar Egeo per monitorare i flussi migratori provenienti soprattutto dalla Turchia verso la Grecia, da dove i migranti cercano poi di raggiungere l'Europa. Ma in che modo le navi militari della NATO agiranno, dato che diverse isole dell'Egeo sono smilitarizzate e la presenza di mezzi militari per il pattugliamento nelle zone demilitarizzate è severamente vietato, così come nelle condizioni di sussitenza di varie divergenze tra due membri dell'Alleanza Atlantica — Grecia e Turchia — in merito ai confini delle zone marittime?

    Ha ragionato su questi punti con l'edizione turca di Sputnik Celalettin Yavuz, capitano in congedo della Marina turca, consigliere del presidente del Partito del Movimento Nazionalista (MHP) per la politica estera e la sicurezza nazionale, dottore in Scienze Politiche e professore:

    "Pochi giorni fa è venuto in Turchia il cancelliere tedesco Angela Merkel. Ha avuto degli incontri con il presidente e il premier ed ha discusso con loro le questioni della cooperazione nella prevenzione dei flussi illegali di migranti verso l'Europa.

    Per limitare i flussi migratori di clandestini verso l'Europa dal Mar Egeo, prima di tutto si dovrebbe impedire l'afflusso di nuove ondate di profughi provenienti dalla Siria verso la Turchia. In secondo luogo contrastare gli ingressi illegali dei rifugiati in Grecia dalla Turchia. Nel Mar Egeo osserviamo le tragedie e gli schemi fraudolenti degli scafisti.

    Per combattere questo problema le forze turche e greche non sono sufficienti. E' stato deciso di coinvolgere la NATO. E' importante, ma è realizzabile in pratica? Ad esempio l'Alleanza Atlantica ha inviato nel Mar Egeo le sue forze navali. Ma nelle acque del Mar Egeo tra i due Paesi membri della NATO — Turchia e Grecia — permangono serie controversie sulla determinazione dei confini della piattaforma continentale e delle zone marittime. Non è nemmeno chiaro sotto la guida di quale Centro di comando della NATO le navi svolgeranno i loro compiti: sotto la guida del comando turco a Smirne o di Atene?

    Un'altra questione riguarda le isole situate vicino la Turchia, come Rodi, Lesbo, etc. Proprio in queste isole arrivano i migranti e i profughi.

    Come le navi da guerra della NATO pattuglieranno le zone intorno a queste isole, se devono essere smilitarizzate secondo il trattato di pace di Losanna. E' rigorosamente proibita la presenza in queste zone demilitarizzate di navi militari, a prescindere dai loro obiettivi e compiti. Le navi della NATO non possono entrare nemmeno per le esercitazioni. Pertanto, a mio avviso, il piano frettoloso della NATO sul Mar Egeo è stato concepito male ed è inattuabile."

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    migranti, profughi, Immigrazione, Crisi dei migranti, Unione Europea, NATO, Mar Egeo, Siria, Turchia, UE, Grecia
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