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07:10 20 Luglio 2019
Una manifestazione di protesta contro il TPP

TPP, il diktat di Wall Street sul Pacifico

© AFP 2019 / SAUL LOEB
Mondo
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Siglato il Trattato Trans Pacifico. A rischio la sovranità nazionale dei popoli.

Il 4 febbraio scorso è stato firmato l'accordo trans-pacifico di libero scambio tra Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam, dodici Paesi che rappresentano il 40% del PIL mondiale e in cui vivono 800 milioni di persone. La Cina non aderisce. 

L'accordo, trattato a porte chiuse, è un'erosione della sovranità nazionale, oltre che un attacco ai lavoratori, messi in competizione per abbassare i salari. Il trattato si focalizza sulla limitazione delle materie che i governi disciplinano e consente alle multinazionali di contestare leggi e ordinamenti davanti a un tribunale internazionale, che potrà non solo invalidare gli standard legali di una nazione ma imporre anche sanzioni economiche alla stessa.

A rischio di essere non rispettate sono anche le norme per la salvaguardia dell'ambiente contro le emissioni inquinanti e quelle per la protezione dei consumatori da prodotti non considerati sicuri. L'intesa garantisce all'industria farmaceutica una maggiore protezione sui brevetti, ritardando l'arrivo sul mercato delle versioni generiche e meno care dei farmaci.

In Perù, Paese il cui mercato rischia un ulteriore flessione per la saturazione di merci estere maggiormente convenienti, gli insediamenti delle comunità aborigene dovrebbero lasciare il posto alla deforestazione e alle trivellazioni di shale gas. 

Migliaia di manifestanti, subito dopo la firma del trattato, hanno marciato lungo le vie della capitale, Lima, prima di tentare di entrare nel Congresso della Repubblica dove sono stati bloccati dalla polizia.

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Accordo TPP, Partenariato Trans-Pacifico - TPP, Giappone, Canada, Australia, USA
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