15:11 30 Ottobre 2020
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Ancora mistero sulle ultime ore di vita del ricercatore italiano, scomparso al Cairo la sera del 25 gennaio e trovato morto a Giza pochi giorni dopo.

Negli ambienti investigativi italiani si starebbe facendo largo in queste ore la convinzione che Giulio Regeni, lo studente italiano trovato morto a Giza pochi giorni fa, fosse per i servizi di intelligence egiziani una spia e per questo tenuto sotto strettissima sorveglianza. La notizia tuttavia, già circolata in Italia negli ultimi giorni, è stata sentita categoricamente dalle autorità egiziane, che continuano a parlare di un tragico incidente, i cui contorni però, sono coperti da una coltre fittissima di incongruenze e silenzi.

Se infatti il quotidiano filo governativo egiziano Al Ahram ha imprudentemente parlato di scomparsa seguita all'incontro avuto con degli amici la sera del 25 gennaio, al termine del quale si sarebbero perse le sue tracce, sono stati proprio alcuni conoscenti e chi doveva incontrarlo quella sera a smentire categoricamente di averlo visto all'appuntamento, fissato per le ore 20 in piazza Tahrir e a cui Regeni non si è mai presentato.

"L'Egitto è un nostro partner strategico, con un ruolo fondamentale per la stabilizzazione della regione. L'Italia ha però il dovere di difendere i suoi cittadini".

Così Paolo Gentiloni questa mattina al quotidiano la Repubblica, in un'intervista in cui ha sottolineato con forza che l'Italia vuole la verità sulle ultime ore di vita di Regeni. Il ministro degli Esteri italiano ha inoltre confermato di avere chiesto e ottenuto che funzionari del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri possano partecipare alle indagini in corso di svolgimento in Egitto. 

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Investigazione, Morte, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Italia, Egitto
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