23:45 20 Giugno 2019
Il pulsante del reset tra USA e Russia

Hillary Clinton ha nostalgia del reset con la Russia

© AFP 2019 / ALEXANDER NEMENOV
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Il candidato alla presidenza degli Stati Uniti per i democratici, Hillary Clinton ha dichiarato che in caso di sua vittoria alle elezioni per la Casa Bianca non esclude un nuovo “reset” con la Russia, ma solo se intuirà di poter ottenere qualcosa in cambio.

L'approccio di Hillary Clinton senza dubbio è realista e viene apprezzato dal Cremlino, ma nessuno si fa illusioni: da qui al voto di novembre la retorica della candidata presidente è destinato a cambiare ancora.

Del resto la Clinton lo ha dichiarato ai dibattiti dei Democratici, dove ha si aperto ad un "Reset-2", ma ha lasciato intuire di essere pronta a passare ai fatti solo se anche la Russia da parte sua farà qualche concessione.

"Tutto dipende da quello che potrei ricevere in cambio" — ha detto chiaro e tondo la Clinton rispondendo ad una domanda sulla possibilità che si vada ad un nuovo "Reset" delle relazioni diplomatiche con la Russia.

La Clinton ha ricordato che nel periodo del suo incarico il "reset" ha portato agli USA un nuovo accordo sulla riduzione degli armamenti nucleari, l'apertura al transito dei mezzi di rifornimento USA e dei paesi NATO verso l'Afghanistan ed anche il sostegno alle sanzioni americane contro l'Iran.

"In diplomazia è sempre importante fare i conti con gli interessi della controparte e capire fino a che punto si possono portare avanti i propri interessi in materia di sicurezza ed i propri valori." — ha aggiunto la Clinton.

Da Segretario di Stato Hillary Clinton si è spesa attivamente per una politica di reset con la Russia, insieme al vicepresidente Joe Biden. L'idea del "Reset" apparve nel 2008 dopo il conflitto tra Georgia e Russia:

"Allora venne interrotta ogni forma di dialogo e sembrava si fosse arrivati al punto più basso. Ora invece ci stiamo rendendo conto di essere andati ancora più in basso" — rileva il politologo — americanista Igor Zevelev.

Sergej Lavrov ed Hillary Clinton durante i negoziati del reset a San Pietroburgo nel 2012
© Sputnik .
Sergej Lavrov ed Hillary Clinton durante i negoziati del "reset" a San Pietroburgo nel 2012

L'ideatore del "Reset" fu un consigliere di Barack Obama, Michael McFaul che venne in seguito nominato ambasciatore USA in Russia, dove impostò la sua attività sulla cooperazione con la società civile russa e con l'opposizione politica. L' avvio del "Reset" venne dato in pompa magna dal segretario di stato USA Hillary Clinton e dal ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, che schiacciarono insieme il pulsante del "Reset" nel marzo del 2009. Coincidenza, oppure no, la traduzione in russo di "Reset", perezagruzka, venne scritta sbagliata sul pulsante, divenendo peregruzka, vale a dire "sovraccarico". Un sinistro presentimento?

Nei primi tempi la politica del "Reset" rimase in piedi anche grazie alla figura dell'allora presidente russo Dmitriy Medvedev, la cui retorica era di gran lunga più morbida rispetto a quella del presidente Putin. Un altro punto a favore fu rappresentato dalle buone relazioni personali che si instaurarono fra Medvedev stesso e Barack Obama.

24 giugno 2010, colazione di lavoro informale tra Obama e Medvedev
POOL
24 giugno 2010, colazione di lavoro informale tra Obama e Medvedev a Washington

Dal "reset", come si accenava sopra, gli USA ottennero in primo luogo l'apertura al transito dei mezzi di rifornimento USA e dei paesi NATO verso l'Afghanistan ed il si alle sanzioni contro l'Iran.

Alcuni esperti americani ritengono inoltre che grazie ai segnali positivi percepiti da Washington la Russia nel 2011 si sia rifiutata di porre il veto alla risoluzione ONU sulla Libia, che di fatto diede il via libera all'operazione militare di USA e NATO contro Gheddafi. In verità questo gesto provocò una certa incomprensione tra Medvedev e l'allora primo ministro Putin, che vi si oppose. Quali concessioni fecero invece gli USA alla Russia durante il "Reset"? Col senno di poi, (quasi) nessuna.

Il presidente Obama acconsentì a ridurre i piani del suo predecessore Bush riguardanti l'ampliamento del sistema di difesa antimissile in Europa e mise da parte i piani per l'accoglimento nella NATO di Ucraina e Georgia. Lo stesso ambasciatore McFaul disse ai media russi che la questione dell'allargamento della NATO "sembrava chiusa".

L'idea del "Reset" è venuta meno già con la fine della presidenza di Medvedev. Da entrambe le parti iniziavano ad accumularsi segnali di irritazione reciproca. Non riuscendo a ottenere le garanzie degli Stati Uniti che il sistema di difesa europeo non fosse diretto contro la Russia, Medvedev minacciò la dislocazione di complessi missilistici "Iskander" nella regione di Kaliningrad.

Lanciarazzi Iskander
© Sputnik . Alexei Danichev
Una batteria missilistica mobile "Iskander"

L'uscita della Clinton sul tema "Reset" si presenta come un desiderio di ricordare agli elettori il suo ruolo nella politica estera statunitense. Hillary Clinton è infatti l'unico dei candidati alla presidenza ad avere maturato esperienza in un alto ufficio della Casa Bianca, e questo lo distingue da altri candidati. La stessa Clinton non ha nascosto di avere rapporti "cordiali" con il presidente russo Vladimir Putin, ma ha osservato che tra i due si sono talvolta verificati "duri momenti di discussione".

​Secondo il politologo Victor Mizin, specialista in relazioni russo-americane, la Clinton ha bisogno di ricordare i meriti della sua politica estera verso la Russia, e sta cercando di guadagnare consensi, mostrando una flessibilità che non le è propria." In precedenza, ha ricordato l'esperto, la Clinton aveva espresso pareri piuttosto duri sulla Russia ed ora le le dichiarazioni su un possibile "Reset" sono una reazione alla popolarità del rivale repubblicano Donald Trump, che di recente si era detto disposto a migliorare le relazioni con il presidente russo Putin.

No matter who you are, what you look like, or where you come from—you deserve a president who will fight for you.

Опубликовано Hillary Clinton 27 января 2016 г.

Tuttavia, nonostante la sua grande popolarità nel partito e la sua grande esperienza per la Clinton convincere gli elettori del fatto che lei se la cava bene in politica estera sarà dura. L'opinione pubblica ancora non le ha perdonato la storia della Libia, dove nel 2012 l'ambasciatore Usa venne ucciso a causa di una certa superficialità nel trattare i problemi di sicurezza dell'ambasciata. Inoltre, pesa anche lo scandalo che vide protagonista la Clinton per l'uso della casella di posta personale per motivi di lavoro.

Articolo pubblicato dal sito What they Say about USA

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