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    L’Unione (europea) fa la forza?

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    Tatiana Santi
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    L’unione fa la forza, o almeno così dovrebbe essere. Di fronte all’emergenza immigrazione invece l’Unione Europea ha iniziato a dividersi al suo interno, sollevando muri e alzando i toni.

    Da Bruxelles arriva l'allarme: l'Europa ha due mesi per salvare gli accordi Schengen. Massicci flussi di immigrati, un mancato sistema di accoglienza e suddivisione tra i Paesi membri, interessi nazionali frantumati: l'Europa è messa a dura prova. Il 2016, iniziato non nel migliore dei modi, sarà forse l'anno decisivo per l'Unione europea, il momento di mettere i puntini sulle "i".

    Tiberio Graziani, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista Geopolitica.
    © Foto: fornita da Tiberio Graziani
    Tiberio Graziani, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista "Geopolitica".
    Lo Schengen si potrà pure salvare, ma il vero problema è l'UE, che andrebbe ripensata e riformulata, vista la situazione in cui versa oggi. Che ne sarebbe dell'Europa senza l'UE? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Tiberio Graziani, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista "Geopolitica".

    — Il presidente del Consiglio Europeo Tusk ha annunciato che ci sono 2 mesi di tempo per salvare lo Schengen. All'UE sale l'allarme. Come commenteresti questa situazione?

    — Non credo che in 2 mesi le regole di Schengen salteranno. C'è da tenere conto del fatto che ci saranno i contributi alla Turchia, i quali dovrebbero ridurre la pressione dei migranti verso l'Europa continentale.

    Io credo che i commenti sul problema dello Schengen vengano principalmente da esponenti di governo di vari Paesi europei. Questi esponenti vorrebbero togliere l'arma che rende vincenti i vari partiti populisti e antieuropeisti.

    — Tra massicci flussi migratori e minacce terroristiche, l'Unione Europea è in crisi. Che cosa ne sarebbe dell'Europa senza l'UE, se dovessimo immaginare uno scenario simile?

    — Nella complessità dei rapporti internazionali, i scenari futuri si stanno consolidando verso aggregazioni di tipo continentale o sovranazionale, per cui anche l'Europa dovrà far fronte a questo. Non possono le singole nazioni europee contrastare o competere con organizzazioni statuali molto importanti come possono essere la Cina, la Federazione Russa, gli Stati Uniti, o anche Paesi come il Brasile, che hanno un'influenza continentale.

    Anche i Paesi europei hanno bisogno di aggregarsi. Il problema è proprio l'Unione Europea, perché ha disatteso gli interessi nazionali dei Paesi membri. L'Unione Europea va riformulata su una base completamente diversa. Un esempio su tutti è la Banca Centrale Europea, che è una banca sostanzialmente privata, ma così non può essere. Deve essere una banca il cui scopo sia di tipo sociale a favore dei singoli cittadini europei.

    Un'Europa senza Unione Europea aumenterebbe la già esistente competizione tra l'Europa del nord molto potente, che fa leva sulla Germania, e d'altra parte l'Europa del mediterraneo molto debole. Questa debolezza potrebbe aggravare ancora di più la questione del Mediterraneo e i rapporti con i Paesi del Nord Africa.

    — Questo 2016 non è iniziato benissimo per l'UE, sarà anche un anno decisivo per certi versi. Su che cosa si giocherà tutto l'Europa quest'anno, quali saranno le sfide principali?

    — Sicuramente la questione fondamentale è quella legata all'immigrazione. L'Unione Europea dovrà tener conto di queste ondate, per far fronte a questo fenomeno dovrà attuare delle riforme di tipo sociale. Dovrà trovare una soluzione tale che non renda ancora più drammatica la situazione economico sociale dei cittadini europei, in particolare del Mediterraneo, in Italia e Grecia.

    — Fa parlare molto in questi giorni lo scontro tra Renzi e Juncker. Quale sarà il ruolo dell'Italia all'interno dell'Unione Europea secondo te?

    — Il ruolo dell'Italia dovrà essere sempre più importante, l'Italia deve far sentire la sua voce in ambito europeo e in relazione ai rapporti internazionali. Mi riferisco in primo luogo ai rapporti con gli Stati Uniti. Per fare ciò, l'Italia deve aumentare la propria sfera di influenza, che è quella del Mediterraneo e dei suoi rapporti con il Nord Africa, in particolare con la Libia.

    L'Italia deve far fronte al problema della Libia, perché l'Europa si è tirata indietro, anzi l'Europa ha creato questo problema, mi riferisco alla Francia e alla Gran Bretagna. L'Italia dovrà insistere con una sua presenza sempre più qualificata e assertiva.

    — Speriamo che nel 2016 i rapporti tra l'Europa e la Russia migliorino.

    — I rapporti con la Russia dovranno migliorare, perché questo lo vogliono alcune parti sociali, imprenditoriali dell'Italia in particolare e di altri Paesi.

    I rapporti dovrebbe migliorare sul piano economico e commerciale anche con l'Iran. Penso che nel 2016, in virtù dell'annullamento delle sanzioni all'Iran, sia possibile per l'economia italiana riprendere un po'di fiato.

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    Trattato di Schengen, crisi in Libia, Crisi dei migranti, Crisi dell'UE, BCE, Consiglio Europeo, Jean-Claude Juncker, Matteo Renzi, Donald Tusk, Italia, UE, Europa
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