11:48 22 Ottobre 2017
Roma+ 18°C
Mosca-2°C
    Argentina flag

    Attacco all’informazione in Argentina

    © Foto: pixabay
    Mondo
    URL abbreviato
    744219

    Licenziati numerosi giornalisti e chiuso un programma culturale della televisione pubblica dopo nemmeno un mese dall’arrivo di Macri.

    In Argentina il primo mese di governo di Mauricio Macri è stato segnato dal licenziamento di numerosi giornalisti, tra cui il noto conduttore di Radio Continental, Victor Hugo Morales.

    Il programma culturale 6-7-8 della Televisione Pubblica Argentina è stato chiuso in dicembre, dopo quasi 6 anni di grande successo.

    In conseguenza a ciò, il 12 gennaio a Buenos Aires si è tenuta una grande manifestazione popolare a sostegno di Morales.

    La stretta sui media, racconta Morales all'emittente televisiva RT spagnola, va letta nell'ambito della guerra che Clarín, il maggior gruppo di comunicazione dell'Argentina, appoggiato dal presidente Macri, sta conducendo contro la Ley de Medios, approvata nel 2009 ed esempio di democrazia nella comunicazione.

    Tale legge, tanto avversata dai padroni dell'informazione privata, ha seguito un cammino iniziato nel 2004 con la fondazione della Coalición por una Radiodifusión Democrática che vide insieme molti soggetti sociali, tra cui università, organizzazioni politiche, movimenti sociali e sindacati. Questa coalizione presentò nel 2004 ben 21 proposte per democratizzare la comunicazione nel Paese. La scelta del numero 21 ha un particolare significato simbolico: era il numero di anni trascorsi dalla fine della dittatura militare.

    Intervistato da RT, Morales denuncia le politiche neo liberiste di Macri che starebbe per spazzare via i valori della repubblica e della democrazia, 32 anni dopo la fine della dittatura.

    Correlati:

    Argentina, il nuovo governo vuole battersi per le Isole Falkland (Malvine)
    Argentina, il liberale Macri è il nuovo presidente
    Tags:
    chiusura, Mauricio Macri, Victor Hugo Morales, Argentina
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik