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    Gentiloni e LavrovUn combattente del Daesh a Mosul

    Russia e Italia, dialogo per sconfiggere insieme il Daesh

    © Sputnik. © REUTERS/ Stringer/Files
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    Riccardo Pessarossi
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    Sconfiggere il Daesh è possibile solo insieme. Ma a chi e come? Solo con le bombe, oppure con armi politiche? Il centro stampa di MIA Rossiya Segondya ha ospitato la tavola rotonda "Le Strategie di Lotta all'Isis. Uno sguardo dagli esperti di Russia e Italia".

    Da un lato c'è la lotta all'ISIS sul campo, con i bombardamenti ed il possibile intervento in Libia, dall'altro la minaccia rappresentata dall'ISIS in Europa.

    Al dibattito hanno preso parte da Mosca Venyamin Popov, direttore del Centro di Dialogo delle Civilità presso l'Istituto internazionale di Indagine dell MGIMO di Mosca; Dmitriy Danilov, analista di sicurezza europea presso l'Accademia delle Scienze russa; Ali Mustafabeili, direttore del Centro Studi Euroasiatico presso l'Accademia Diplomatica del Ministero degli Esteri russo;

    In collegamento da Roma sono intervenuti: Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica Militare e della difesa; Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes; Germano Dottori, docente di studi strategici alla Luiss Guido Carli.

    Ecco il video integrale della discussione:

    Il ruolo dell'Italia nella coalizione anti-isis in Iraq

    L'Italia partecipa alla coalizione in Iraq su richesta del governo iracheno. La partecipazione avviene all'interno di una coalizione leggera. Le operazioni finora svolta sono state di natura simbolica, con 8/10 sortite al giorno mentre nella campagna del 1999 in Kosovo avevamo centinaia di sortite al giorno su un territorio molto più piccolo. — Generale Vincenzo Camporini.

    Se la minaccia è seria perchè l'intervento è simbolico?

    La minaccia dell'ISIS si sta propagando se un domani i tagliagola si approprieranno di un'arma batterica o della bomba atomica sporca, che cosa faremo? Mi sembra che in Europa siano un pò indietro con le loro valutazioni, salvo poi trovarsi di fronte ai fatti tristi. Grazie all'operazione russa in Siria, ora l'ISIS si è indebolito e sposterà il centro in Libia. Se non riusciamo a unirci sarà un danno per tutti. — Venjamin Popov direttore del Centro di Dialogo delle Civilità presso l'Istituto internazionale di Indagine dell MGIMO di Mosca.

    La dottrina dell'accoglienza acceca la percezione della minaccia dell'ISIS

    Secondo Venyamin Popov, direttore del Centro di Dialogo delle Civilità presso l'Istituto internazionale di Indagine dell MGIMO di Mosca, l'Europa non sa cosa fare di fronte alla minaccia dell'ISIS rappresentata dai migranti sul suo territorio. Il tema di piena attualità anche in relazione alla notizia dell'espulsione di un immigrato macedone vicino all'ISIS firmata dal ministro dell'Interno Alfano ed alle minaccie contro l'Italia da parte di Al Qaeda dalla Libia:

    Questo è un argomento molto strumentalizzato, affrontato senza i dovuti riferimenti concreti. Ed è un argomento controverso, perchè il rischio sul territorio è percepito in relazione al notevole afflusso di migranti, rispetto al quale diversi partiti politici e settori della società civile hanno un approccio ideologico, senza dimenticare la Santa Sede, che chiede l'accoglienza. Questo spiega perchè l'Italia abbia difficoltà a fare le espulsioni. Il governo guarda con paura al verificarsi di un attentato in Italia e sa che un'eventuale responsabilità di una persona entrata nel nostro paese negli ultimi 18 mesi aprirebbe una notevole crisi. L'Italia dovrebbe chiedere all'Europa non aiuto nel prendersi parte dei migranti che sbarcano, ma nel cercare di rendere meno permeabili le frontiere. — Germano Dottori, docente di studi strategici alla LUISS Guido Carli.

    No ad un nuovo intervento in Libia

    L'idea dell'intervento in Libia è assolutamente da evitare, perchè rovinerebbe ancora di più la situazione, andando a colpire un territorio già disastrato dai bombardamenti del 2011, aumentando il potenziale di rischio. Sbaglia chi pensa che l'ISIS sia un'organizzazione con un centro di comando centralizzato e varie ramificazioni nei diversi paesi. L'ISIS prima di tutto è un marchio, un marchio che annovera al suo interno più di cento nazionalità diverse e dove non mancano i problemi. Qualche settimana fa il ministro delle Finanze dello Stato Islamico è scappato con la cassa. — Giulio Caracciolo, direttore di Limes.

    Come annunciato dal ministro degli Esteri italiano Gentiloni, entro la fine di gennaio Roma ospiterà una riunione della coalizione internazionale anti ISIS. Oggi contro il Daesh combattono 3 coalizioni internazionali: dal 2014 quella guidata dagli USA che annovera 64 paesi, la Russia, che dal 30 settembre 2015 e su richiesta legittima del presidente Assad ha iniziato il suo intervento in Siria, e da metà dicembre quella guidata dall'Arabia Saudita con altri paesi islamici.

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