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    Il petrolio va a picco

    © Sputnik. Iliya Pitalev
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    Il prezzo del barile solo nel mese in corso è scivolato del 24%. Per Goldman Sachs e Morgan Stanley il petrolio potrebbe continuare a scendere fino a toccare quota 20 dollari al barile.

    Wall Street ha aperto la seduta in rialzo grazie al rimbalzo del petrolio. A sostenere le quotazioni del greggio, che dai massimi del giugno 2014 ha perso oltre il 70% e che solo nel mese in corso è scivolato del 24%, sono i dati arrivati dalla Cina. Nella seconda economia al mondo il mese scorso le importazioni della materia prima hanno raggiunto livelli record.

    Il Brent ieri è sceso fino a 30,82 dollari, mentre il West Texas Intermediate ha toccato i 29,93 dollari per la prima volta dal dicembre 2003.

    Per Goldman Sachs e Morgan Stanley il petrolio potrebbe continuare a scendere fino a toccare quota 20 dollari al barile.

    Colpiti anche gli Stati uniti. Secondo il Wall Street Journal, un terzo dei produttori di petrolio potrebbe finire in bancarotta o passare attraverso una ristrutturazione entro la metà del 2017. Il livello di "sopravvivenza" sarebbe garantito dal petrolio a 50 dollari.

    I principali "sorvegliati speciali" restano tuttavia gli stati dell'Organizzazione dei paesi produttori di petrolio (Opec). Il cartello che per decenni ha di fatto guidato gli andamenti dei prezzi del greggio si trova oggi profondamente diviso sulla strategia da adottare. I membri più deboli, come Venezuela e Algeria, le cui economie stanno collassando a causa delle basse quotazioni, chiedono da mesi ai maggiori produttori di ridurre le proprie quote di produzione al fine di aumentare il valore dei prezzi.

    Ma gli effetti provocati dal calo dei prezzi nel 2015 hanno colpito anche economie solide come Arabia Saudita, Emirati, Kuwait e Bahrein, costringendole a mutare radicalmente le strategie di politica economica. Tuttavia, nel rapporto mensile pubblicato a dicembre, l'Opec ha sottolineato che i prezzi del greggio potranno raggiungere cifre intorno ai 95 dollari al barile non prima del 2040.

    Secondo il Fondo monetario internazionale, la monarchia saudita potrà reggere in futuro grazie alle riserve in valuta estera stimate intorno ai 647 miliardi di dollari, che potrebbero consentire di sostenere l'attuale deficit per altri quattro anni. 

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