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03:18 17 Luglio 2019
Proteste contro islam a Colonia, Germania, il 5 gennaio, 2016.Le proteste di Pegida a Colonia, Germania, il 9 gennaio, 2016. Scritta sul cartello Stranieri clandestini fuori!.Le proteste di Pegida a Colonia, Germania, il 9 gennaio, 2016.

Dopo gli avvenimenti a Colonia l'Europa non è più la stessa

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Mario Sommossa
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“La notte si è svolta normalmente… A parte qualche eccesso e intemperanza, i festeggiamenti sono stati nell’insieme pacifici … Non ci sono stati scontri … anche grazie al fatto che la polizia era presente e posizionata in luoghi nevralgici”.

Questo è un estratto dal rapporto rilasciato la mattina del 1 Gennaio dalla polizia di Colonia. Nonostante i social network stessero da subito diffondendo quel che era accaduto nella notte a Colonia, Amburgo, Dusseldorf e Stoccarda, nessuna testata tedesca di una qualche importanza, con l'esclusione della Frankfurter Allgemeine (più o meno equivalente al nostro Il Sole 24 ore), ha osato parlarne né il 2, il 3, né  il 4 Gennaio. Solo nel tardo pomeriggio del giorno 4 la televisione pubblica ZDF ne ha accennato per pochi secondi e il giorno successivo la stessa rete ha ospitato uno speciale con quattro commentatori di cui tre erano "buoni" e solo uno svolgeva il ruolo del "cattivo"e cioè accusava gli immigrati e la politica della cosiddetta accoglienza.

Contemporaneamente, a Milano la giunta Pisapia ha stanziato 400 euro al mese per le famiglie che si offriranno di ospitare almeno un "profugo". Naturalmente, deve trattarsi di uno straniero, possibilmente arabo e musulmano, meglio ancora se negro. Nulla è invece previsto per uomini o donne "soltanto" italiani cui un destino avverso o una semplice separazione familiare hanno fatto perdere la casa e vivono all'addiaccio o che, come quel pensionato settantaduenne morto di freddo, passano in auto le loro notti.

Sembra un mondo alla rovescia ma è la realtà cui politici incapaci, ciechi o, semplicemente, ignoranti di alcuna nozione sociologica ci hanno portati. Se vi aggiungiamo neo — terzomondisti d'accatto, vescovi dalle pance satolle ma dalle lacrime facili, magistrati dal "cuore generoso", il quadro si completa.

Il "buonismo" impera ovunque: chiunque, nell'Europa "civile", osi enunciare analisi realistiche sul futuro che aspetta le nostre società davanti all'invasione cui siamo oggetti viene immediatamente definito razzista, xenofobo e magari anche anti-islamico.

D'altra parte, è vero che qualche Paese ha cominciato finalmente a rendersi conto cosa significhi trovarsi in breve tempo una forte concentrazione di stranieri nelle proprie città. Dopo il muro eretto da Ungheria, lo hanno fatto anche la Bulgaria, la Macedonia e, ultimamente, perfino Svezia e Danimarca hanno deciso di presidiare i propri confini sospendendo il trattato di Schengen. La Slovacchia è arrivata addirittura a proibire l'ingresso a persone di religione musulmana. Le voci contro il trattato di Dublino, quello che obbliga i Paesi di prima accoglienza a registrare, esaminare i casi e ospitare fino all'esito finale tutti gli arrivati senza regolare visto, sono in aumento e il nostro Gentiloni ha affermato: "Sull'altare d Dublino si sta rischiando di sacrificare Schengen". Avrebbe potuto anche aggiungere che se morisse Schengen cio' significherebbe un altro passo verso la fine dell'Europa.

Eppure il problema non è solo Dublino e nemmeno, per quanto un suo ruolo ce l'abbia, la religione musulmana.

La realtà è quella che il semplice buonsenso, suffragato magari da qualche elementare regola di psicologia sociale, mostra con evidenza: sempre e ovunque, un elevato numero di "diversi" che entra in una qualunque società in tempi e spazi ristretti non potrà mai integrarsi se non nell'arco di centinaia d'anni. Costoro costruiranno, al contrario, una "loro" società, cercheranno di imporre i loro valori e diventeranno portatori di conflitti e di disintegrazione della cultura autoctona.

La Germania ha accolto, in pochi mesi, un milione e centomila immigrati provenienti, in ordine, da Siria, Afghanistan, Iraq, Albania, nord Africa e altro. L'Italia, senza contare gli immigrati clandestini arrivati con altri mezzi, ha "salvato" solo negli ultimi mesi più di duecentomila profughi partiti dalla Libia.

La loro "diversità" non sta solamente nella religione, va identificata anche nelle loro precedenti abitudini di vita, nel fatto che si tratti, la maggior parte di loro, di single giovani e nel pieno delle loro pulsioni sessuali. E' gente che spesso vede l'Europa come il Paese del Bengodi, un luogo dove è più facile vivere e dove tutto è garantito. Se anche fossero ospitati e nutriti decentemente durante l'anno o l'anno e mezzo necessario per la verifica sul loro diritto o non diritto all'asilo politico, come si può immaginare che passino questo tempo in attesa della sentenza? Staranno tutti buoni e tranquilli nei centri di accoglienza? Sogneranno tutti d'imparare presto le nostre abitudini, la nostra lingua, le nostre leggi per diventare dei bravi cittadini? O, piuttosto, molti di loro pretenderanno si realizzino, presto e subito, i sogni che li hanno spinti fin qui? Quanti vorranno imparare i doveri di un cittadino oltre a pretenderne i diritti?

Tralasciamo, per ora, il fatto che quasi nessuno di chi oggi arriva in Europa correva veramente il rischio di morte nel Paese da cui è partito. Non possiamo, tuttavia, far finta di non vedere che, in Italia come altrove, l'eventuale espulsione degli irregolari consiste semplicemente in un invito scritto a lasciare il Paese entro quarantotto ore. Invito che, naturalmente, nessuno rispetta. Mettiamo da parte per un momento anche la tranquillizzante ipocrisia di chi predica l'accoglienza indiscriminata e ascoltiamo quello che i cosiddetti profughi pensano di noi e delle nostre leggi.

Quanta verità c'è in quella frase lanciata da uno dei fermati in Germania dopo che, finalmente, la polizia si è decisa ad agire: "Tanto non potete farci niente, io questo documento (temporaneo permesso di soggiorno — ndr) lo strappo e me ne emettono un altro!" Simili sono le confessioni fatte, in stretta confidenza, da qualche conoscente rumeno o albanese giunto in Italia con l'intento di dedicarsi ad attività malavitose: "Perche qui da voi e non in un altro Paese? Perché qui, se anche ci arrestano, ci lasciano andare subito dopo e non ci succede nulla".

Non essendo giurista, non sono in grado di affermare se è più efficiente applicare il codice penale o quello civile per combattere gli arrivi e le permanenze illegali. Quel che conta è che si scoraggino concretamente i nuovi arrivi e si smetta di essere più garantisti con gli stranieri che con i nostri stessi concittadini.

Perché, mentre un clandestino svolge i propri commerci liberamente sui marciapiedi di tutta Italia, solo il negoziante nostrano che non emette uno scontrino deve subire procedure legali tributarie con multe che mettono a rischio la sua stessa attività? Perché i clandestini che ingolfano i nostri Pronto Soccorso hanno lo stesso trattamento (se non più urgente) di chi paga le tasse per tutta una vita? Perché agli sbarcati si garantiscono anche le cure odontoiatriche gratuite e gli italiani devono svenarsi per andare da un dentista?

Se davvero non vogliamo che aumentino sentimenti razzisti e se, almeno un poco, desideriamo una società la più possibile sicura e pacifica, occorrerebbe che intellettuali e politici abbiano il coraggio di prendere la situazione di petto. Le espulsioni devono essere eseguite tutte e immediatamente. La clandestinità non deve più essere tollerata. Le leggi, oggi troppo permissive, devono essere immediatamente modificate e quelli che giocano a fare i "buoni" devono essere socialmente emarginati.

E' inutile che il Governo tedesco, per non favorire i sentimenti di rigetto, nei mesi scorsi abbia invitato le proprie forze di polizia a non dare troppa pubblicità ai piccoli crimini commessi da stranieri. Ed è una colpevole e codarda autocensura quella dei giornali tedeschi che han taciuto fin quando possibile gli avvenimenti della notte di San Silvestro. Questi atteggiamenti non faranno che allargare lo stacco crescente tra la vita di tutti i giorni della popolazione e i suoi politici.

Se non vi si pone rimedio in maniera decisa, con sano realismo e senza "buonismi", non solo l'Europa ma l'esistenza stessa dei nostri valori corre il grave rischio di scomparire. 

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rifugiati, Migranti, profughi, clandestini, Trattato di Schengen, Violenza di massa a Colonia, Controlli alle frontiere, Crisi dei migranti, Colonia, Germania, Europa
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