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    Quale futuro per il trattato di Schengen?

    Schengen in bilico, Europa privata del valore fondamentale, la libertà

    © Sputnik. Vitaly Podvitski
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    Atteso oggi un vertice ristretto a Bruxelles per valutare le decisioni di Svezia e Danimarca. L’Italia, critica con i Paesi del Nord Europa, non sospende Schengen, ma rafforza i controlli al confine con la Slovenia.

    La decisione dei governi svedese e danese di reintrodurre i controlli alle frontiere in deroga temporanea a Schengen ha spinto il commissario agli Affari interni e all'immigrazione, Dimitris Avramopoulos, a convocare oggi un vertice ristretto a Bruxelles.

    Alla riunione sono stati invitati i ministri svedese e danese all'Immigrazione, Morgan Johansson e Inger Stojberg, e il segretario di Stato agli Affari interni del governo tedesco, Ole Schroeder. L'obiettivo del commissario Avramopoulos è di "migliorare il coordinamento fra i Paesi per assicurare una migliore gestione della pressione migratoria".

    Nel frattempo, la Commissione ha avviato "un esame approfondito" sull'introduzione di "controlli obbligatori dell'identità" di coloro che entrano in Svezia attraverso "tutti i mezzi di trasporto". A una prima valutazione sembrano esserci le condizioni di una "minaccia grave alla sicurezza interna" per l'afflusso "senza precedenti" di migranti e richiedenti asilo. Dunque ci potrebbero essere le basi per derogare al principio della libera circolazione, secondo quanto previsto dall'articolo 23 del Trattato di Schengen.

    Oltre a Svezia e Danimarca, analoghe decisioni sono state prese dalla Norvegia, che non fa parte dell'Unione europea ma aderisce allo spazio Schengen, dall'Austria, dalla Germania e dalla Francia. Malta, che aveva reintrodotto i controlli, è invece tornata alla normalità dal primo gennaio 2016.

    Dopo le stragi del 13 novembre, la Francia ha disposto controlli alle frontiere fino al 26 febbraio 2016. In Germania la stessa decisione è stata presa il 14 novembre, per controllare il flusso di migranti provenienti dalla rotta balcanica attraverso l'Austria. A Vienna i controlli sono stati reintrodotti due giorni dopo, il 16 novembre, con una particolare attenzione per la frontiera con la Slovenia. La Norvegia è intervenuta a breve distanza, decidendo di controllare chi arriva nei porti lo scorso 26 novembre. Durante l'autunno del 2015, inoltre, i controlli sono stati temporaneamente reintrodotti in diversi altri Paesi, tra cui Ungheria e Slovenia. Il governo di Budapest, com'è noto, ha ultimato la costruzione del suo muro al confine con la Serbia a settembre 2015.

    La posizione dell'Italia, che ha chiesto agli ambasciatori di Svezia e Danimarca di venire a riferire sulla situazione in Parlamento, è di non sospendere Schengen ma di rafforzare i controlli a nord est, dove sbocca la rotta balcanica usata dai foreign fighters. Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, ha dunque smentito le indiscrezioni che filtravano ieri su un imminente ripristino dei controlli di frontiera ai confini con la Slovenia.

    Ma l'anno nasce sotto il segno della polemica. Per il sottosegretario agli Affari Esteri, Sandro Gozi, "Tutta l'Europa ha preso una direzione sbagliata. Arrivare alla fine di Schengen è un rischio potenzialmente gravissimo perché dietro questa parola, che poi è il nome di un piccolo villaggio lussemburghese, c'è il valore fondamentale dell'Europa che è la libertà. Tornare all'Europa delle frontiere vorrebbe dire togliere agli europei il più grande beneficio che l'Europa ha portato: la libertà, appunto".

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    Tags:
    foreign fighters, Trattato di Schengen, Commissione Europea, Il Ministro degli Interni Angelino Alfano, Dimitris Avramopoulos, Ole Schroeder, Inger Stojberg, Morgan Johansson, Austria, Danimarca, Svezia, Italia
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