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    Distruzione nel Donbass

    Nel Donbass sofferenza senza fine: la storia di Anna Tuv

    © Foto: Eliseo Bertolasi
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    Eliseo Bertolasi
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    Anna Tuv è un’abitante della città di Gorlovka nella regione di Donetsk. La sua storia, emblema di dolore, è solo una delle tante della sanguinosa guerra nel Donbass.

    Va raccontata per non dimenticare. Una bomba caduta sulla sua casa le ha distrutto la sua famiglia, lei è sopravissuta, ma porterà sempre sul corpo e nell'anima stigma indelebili di profonda sofferenza.

    — Era una bella giornata, eravamo fuori a irrigare l'orto, c'era la tregua. Abbiamo sentito dei sibili e subito ci siamo precipitati verso casa, i figli e mio marito sono corsi dentro casa, io sono rimasta in cortile, per mettere in salvo i pulcini.

    Era il pomeriggio del 26 maggio. Ho sentito il fischio, sono riuscita ad arrivare fino alla soglia di casa, ho incrociato lo sguardo di mio marito, era sul divano, è riuscito a dirmi solo: "Questo è tutto!". Si è sentito un sibilo atroce, mi sono resa conto che era diretto sulla casa. Ho avuto solo il tempo di sbattere la porta, mio marito si è buttato su di me e mi ha coperto col suo corpo. In quel momento, sulla nostra casa, si è abbattuta una bomba da 152 millimetri.

    Katya
    © Foto: fornita da Anna Tuv
    Katya
    Sopra di noi, un'ora prima di colpirci, abbiamo visto volare un drone ucraino, ci ha sorvolato, hanno visto i bambini che correvano nel cortile. Poi ci hanno colpito, uccidendo mio marito e la mia figlia Katya. Il 21 maggio, avevamo appena festeggiato il suo compleanno, aveva 11 anni e il 26 maggio è stata uccisa.

    Katya credeva nella vita, sognava la vita, voleva un vita come quella che avevamo noi in famiglia: in campagna, con i polli, le anatre, l'orto.. Mi diceva sempre: "Mamma, noi siamo i figli della guerra, avremo sempre qualcosa da raccontare ai nostri nipotini".

    Anna Tuv
    © Foto: fornita da Eliseo Bertolasi
    Anna Tuv
    Quando la bomba ha centrato la casa e mi ha ucciso la figlia e il marito, dall'esplosione sono stata sobbalzata in strada ricoperta di calcinacci, il telaio della porta mi ha stritolato il braccio. Mi ha tranciato il braccio fino quasi alla spalla, ho ripreso conoscenza dalle urla di mio figlio Zakhar, che stridevano nelle mie orecchie nonostante i timpani squarciati, avevo una forte contusione. Sentivo da qualche parte le sue grida lancinanti. Un vicino di casa mi ha tolto da dosso gli infissi della porta, mi sono precipitata in casa per dissotterrare dalle macerie Zakhar, e li è arrivata la seconda bomba. Eravamo in casa in quel momento, ci trovavamo nella stanza sul retro. La casa è crollata completamente. I soccorsi non sono riusciti a toglierci subito da sotto le macerie. E poi, la terza bomba, caduta sotto la finestra; ha distrutto il garage, l'esplosione ha sfondato la casa fino alle fondamenta lungo le pareti.

    • La casa di Anna dopo il bombardamento
      La casa di Anna dopo il bombardamento
      © Foto: fornita da Anna Tuv
    • La casa di Anna dopo il bombardamento
      La casa di Anna dopo il bombardamento
      © Foto: fornita da Anna Tuv
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    © Foto: fornita da Anna Tuv
    La casa di Anna dopo il bombardamento

    Infine siamo stati tratti in salvo dal personale del Ministero delle Situazioni di Emergenza, ma non immediatamente, poiché eravamo ancora sotto il fuoco delle posizioni dell'Esercito ucraino.

    Il personale di soccorso è riuscito poi a riportare alla luce il corpo della mia Katya per metà in brandelli, e poi il corpo di Yura, mio marito, senza braccia, senza gambe, tutto a pezzi, con ferite mortali, con tutti gli organi interni distrutti. Mio figlio Zakhar di 2 anni e mezzo è diventato disabile, ha subito estese bruciature agli occhi, non ha potuto  aprire gli occhi per una settimana. Anche figlia Milana ha subito dei traumi. Io ho perso un braccio, con la clavicola e la scapola danneggiate, ho ancora cinque frammenti metallici di scheggia piantati nell'articolazione della spalla. Ho subito anche una commozione cerebrale.

    — Da parte dell'Ucraina non ho mai ricevuto nessun aiuto. Ricevo aiuti dall'estero e dalla Russia: persone comuni,  che trasferiscono dei soldi sul mio conto, per raccogliere i fondi necessari per la protesi. Ognuno contribuisce come può. Anche da Israele mi aiutano costantemente: chi lo può fare, chi può mandarmi qualcosa.

    Mi hanno trasportata, sotto il fuoco, da Gorlovka a Donetsk, non mi è rimasto nulla. La gente di Donetsk mi ha rifornito di piatti e indumenti, ha vestito i miei figli.

    Mi ha aiutato molto Ennio Bordato, dell'Associazione italiana "Aiutateci a salvare i bambini", mi ha mandato dei soldi sul mio conto, mi chiama spesso. Bordato mi ha aiutato tanto, me e la mia famiglia, si preoccupa molto, mi chiama, ci scriviamo su Facebook. Sono molto grata a lui, mi ha sostenuto finanziariamente e moralmente.

    Per me, ora, l'obiettivo principale è quello di raccogliere fondi per una protesi biomeccanica. Senza una protesi non riesco a immaginare come potrei continuare a vivere. Mi hanno ucciso un marito, ora il futuro dei miei figli dipende solo da me.

    Per aiutarci a donare ad Anna Tuv una protesi del braccio e della mano, grazie all'Associazione "Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus".

    Donazioni: causale Anna

    UniCredit  IT 44 S 02008 20800 000101660007

    SWIFT CODE UNCRITM10FV

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    Tags:
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