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    La politica russa “Pivot to Asia” rende marginale l'area europea attanagliata da una grave crisi economica a vantaggio del più dinamico estremo oriente

    Il “Pivot to Asia” della Russia

    © Sputnik. Alexey Filippov
    Mondo
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    Giuseppe Masala
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    Appare sempre più chiaro che la risposta della Russia alle sanzioni occidentali si sta rivelando non come una strategia di contenimento del danno ma come un`occasione di sviluppo delle regioni del profondo est della Russia e del partenariato con le nazioni asiatiche.

    Questa politica può essere definita come una strategia multilivello che coinvolge vari settori:

    Gasdotto Power of Siberia
    © Sputnik. Aleksey Nikolskyi
    Gasdotto "Power of Siberia"

    1)      Politica energetica con la costruzione di gasdotti e oleodotti che orienteranno il flusso delle materie prime energetiche dai paesi europei ai paesi asiatici. L'ultimo step di questa politica è stata la firma — avvenuta a Pechino il 17 dicembre durante la visita di stato del primo ministro Dmitrij Medvedev —  per la costruzione dell'anello di congiunzione tra il tratto in territorio russo e quello in territorio cinese del gasdotto "Power of Siberia";

    2)      Politica monetaria tendente a favorire l'abbandono del dollaro come mezzo di pagamento degli scambi commerciali tra Russia e paesi asiatici;

    3)      Adesione in qualità di fondatore alla Asian Infrastructure Investment Bank, istituzione finanziaria nata per sostituire il FMI come finanziatore di progetti di sviluppo nell'aerea asiatica;

    4)      Politica economica tesa a favorire lo sviluppo economico delle regioni orientali.

    Eastern Economic Forum a Vladivostok
    © Sputnik. Mikhail Voskresenskiy
    Eastern Economic Forum a Vladivostok

     Il quarto punto di questa strategia è quasi del tutto sconosciuto in occidente sebbene sia di assoluta importanza. Uno dei passi più importanti del governo russo per favorire lo sviluppo delle regioni dell'estremo oriente è stato quello della creazione dell'Eastern Economic Forum al quale hanno partecipato circa 800 imprese straniere e oltre 20 governi asiatici al fine di studiare progetti di sviluppo. Nella prima edizione del Forum — avvenuta a maggio di quest'anno — sono stati chiusi accordi per 1,3 miliardi di rubli di investimenti esteri nella regione.

     Notevole anche la strategia di infrastrutturizzazione dell'area che parte dalla riqualificazione a livello "mondiale" dell'aeroporto di Khabarovsk, passa per l'ammodernamento della ferrovia Transiberiana e di quella Baikal-Amur e finisce con la creazione di una rete di "free port" (porto franco) tra Vladivostok, Nakhodka e Zarubino per attrarre le grandi navi portacontainer. Molto importante è anche la costruzione del colossale cosmodromo di Vostochny nella zona meridionale dell'Amur, ai confini con la Cina che sarà terminato entro il 2016. Non si contano infine i progetti legati al turismo e all'industria che hanno l'obbiettivo di riportare in questa regione almeno una parte della popolazione emigrata.

     Dal punto di vista occidentale l'implementazione di questa politica, che abbiamo definito "Pivot to Asia", è dannosa strategicamente perchè rende sempre di più marginale l'area europea attanagliata da una grave crisi economica a vantaggio del più dinamico estremo oriente. Non solo: può essere considerato come danno diretto il fatto che nell'imponente opera di infrastrutturizzazione dell'estremo oriente russo le imprese europee siano state — ovviamente — escluse, così come allo stesso modo sono state escluse le istituzioni finanziarie occidentali come finanziatrici dell'iniziativa.

     Da qualunque punto di vista si voglia guardare la miope politica delle sanzioni occidentali contro la Russia si sta dimostrando un vero e proprio vicolo cieco.

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    Tags:
    gas, visita, Eastern Economic Forum, forniture di gas, Power of Siberia, Dmitry Medvedev, UE
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