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04:26 23 Ottobre 2019
Brexit

Brexit, tutti i voti sono uguali, ma quelli inglesi di più

© AFP 2019 / EMMANUEL DUNAND
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Entro la fine del 2017 si terrà in Gran Bretagna un referendum ove si chiederà ai cittadini se vogliono restare nell'Unione Europea oppure se preferiscono lasciarla.

Apparentemente per rinforzare gli argomenti con cui il Governo suggerirà di votare per il mantenimento dell'adesione, il Primo Ministro David Cameron ha intanto presentato al Consiglio Europeo una serie di condizioni che, se accolte, renderebbero i rapporti tra il Regno Unito e il resto dell'Unione ridotti a poco più che una zona di libero scambio.

Approfondirò in un'altra occasione il perché, a questo punto, a me sembra meglio pagare l'alto prezzo di un distacco che acconsentire a quanto richiesto.  Mi limiterò, per ora, a una riflessione su un provvedimento già preso dal Parlamento britannico che sembra essere passato inosservato a molti osservatori e ai politici europei ma che mi sembra avere potenziali effetti dirompenti.

Si tratta della legge approvata con il nome EVEL e cioè:

Voti Inglesi Per Leggi Inglesi. Il nome potrebbe suonare inoffensivo e il suo contenuto quasi ovvio. Al contrario, questa legge rivoluzionerà, e di molto, gli equilibri politici del Regno Unito.

Tutto discende dal referendum tenuto in Scozia nel Settembre 2014 per decidere se quella parte di Gran Bretagna dovesse secedere dal resto oppure rimanere nel Regno. Gli elettori si espressero allora con una lieve maggioranza a favore del mantenimento dello status quo e, probabilmente, furono importanti in quella decisione le promesse di Cameron che garantiva, in caso di successo del no, una ancor maggiore autonomia alla Scozia. In altre parole, tutte le leggi con conseguenze su quella sola regione sarebbero state esclusiva del locale Parlamento. Per rassicurare, nel frattempo, i cittadini dell'Inghilterra, Cameron annunciò che la stessa procedura sarebbe stata seguita per quanto concerneva le leggi che avrebbero riguardato solo la parte inglese del Regno. La differenza, non irrilevante, è che, mentre esiste un Parlamento scozzese, non c'e' un Parlamento inglese. Come fare, dunque, per mettere in pratica quelle promesse?

La risposta è contenuta nella legge EVEL del 22 Ottobre che stabilisce che il Presidente della Camera dei Comuni dovrà decidere, volta per volta, se una nuova legge da discutere sarà considerata "inglese" oppure no. Nell'ipotesi che sia considerata puramente "inglese", gli scozzesi, i gallesi e i nord irlandesi, pur se membri del Parlamento nazionale, dovranno lasciare l'aula. Occorre tuttavia aggiungere che la stessa EVEL si è auto-considerata provvisoria e potrebbe essere rivista dopo un anno. Nel frattempo è entrata in vigore.

​Se la Gran Bretagna fosse uno stato federale come la Germania, gli Stati Uniti o la Svizzera, probabilmente ciò non creerebbe problemi. Purtroppo però, gli abitanti della Gran Bretagna sono circa sessantacinque milioni, ma di questi ben 54 milioni appartengono a quell'area chiamata Inghilterra. Gli scozzesi sono poco più di 5 milioni, i gallesi circa 3 e i nord irlandesi solo 1 milione e 800 mila.  Naturalmente, la stessa proporzione si ripercuote nel numero dei rispettivi parlamentari poiché i collegi elettorali inglesi sono ben 529 su un totale di 646. Queste cifre fanno una differenza abissale con altri Stati federali del mondo, molto più omogenei nella distribuzione di abitanti ed eletti.

Quali le conseguenze?

Innanzitutto il Presidente della House of Commons assume un ruolo politico decisivo non previsto in precedenza. In secondo luogo, i Parlamentari non inglesi non potranno avere alcuna voce in capitolo su leggi che riguarderanno l'ottanta per cento del territorio dello Stato. La terza conseguenza sarà che difficilmente un non inglese potrebbe diventare primo ministro poiché, visto che probabilmente gran parte delle leggi che saranno votate riguarderanno proprio l'Inghilterra, sarebbe ridicolo avere un Primo Ministro che verrebbe "esiliato" con una certa frequenza dal Parlamento nazionale.  Se anche, cosa improbabile, fosse eletto a quel posto un parlamentare scozzese o gallese o irlandese, quale autorità gli riconoscerebbero gli interlocutori stranieri? E costoro dovranno avanzare le loro istanze soltanto a lui o magari anche ai vari capigruppo "inglesi" del Parlamento?

Infine, è ovvio che, divenendo l'appartenenza alla regione d'origine sempre più importante all'interno della stessa Camera dei Comuni, lo spirito sovra-regionale tenderà col tempo a diluirsi, ridando così fiato a spinte secessioniste che il referendum scozzese sembrava aver accantonato.

 

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Referendum, Gran Bretagna
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