11:29 09 Agosto 2020
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Dopo la seconda guerra Mondiale gli USA sono diventati una superpotenza globale ed hanno esercitato un ruolo egemonico. Alla fine del secolo scorso, dopo il collasso dell'Unione Sovietica, gli USA sono rimasti l'unica superpotenza. Oggi gli USA stanno vivendo un periodo di debolezza.

Il paese è diviso in segmenti sociali diversi per valori, religione, lingua, razza, cultura, etnicità: è un paradosso se si pensa che gli Stati Uniti sono fondati sull'idea dell'unità di tutte queste differenze sotto una sola bandiera e sul concetto di libertà. Tutto questo però ha finito per portare alla mancanza di identità che è alla base dell'esistenza di uno stato sano. Oltre alla recessione perdurante negli USA, la maggior parte dei paesi nel mondo è contro le politiche imperialiste e razziste degli Stati Uniti e questo è un altro serio fattore da tenere in considerazione se lo cose andassero fuori controllo. Non dimentichiamoci di superpotenze come Russia e Cina e del loro potenziale militare, nucleare ed economico.

Infografica sugli omicidi a sfondo razziale compiuti dalla polizia USA
© Sputnik .
Infografica sugli omicidi a sfondo razziale compiuti dalla polizia USA

​In questi giorni molti americani sono preoccupati per il futuro dell'integrità della loro società. Gli USA sono sempre stati orgogliosi di essere un "melting pot" in cui persone aventi un background economico, sociale e culturale diverso potessero coesistere sotto un unico tetto americano. Oggi il concetto di "melting pot" sta venendo meno e sembra più quello di un'insalata mista che alla fine non ha nessun sapore, dove i neri devono essere chiamati afro-americani per enfatizzare l'origine storica ed etnica della popolazione nera negli USA, che ammonta al 15% del totale.

Questa nuova descrizione si applica anche agli arabi, ai latino-americani ed ai nativi americani stessi: l'effetto cumulativo crea l'impressione che non ci sia un'identità comune negli USA e che gli Stati Uniti di fatto siano una torre di Babilonia dove tutti i gruppi etnici possono coesistere senza realmente mescolarsi fra di loro. Nuovi indicatori mostrano che un quarto degli americani non conosce l'inglese, oppure lo sa pochissimo. In alcune parti del paese, come California e Florida, lo spagnolo è la lingua più parlata.

Quelle che negli anni '70 e '80 erano delle piccole comunità si sono prima diffuse e poi integrate all'ennesima potenza. Ad esempio sono state aperte scuole in 120 lingue diverse. Oggi un bambino nato negli Stati Uniti può iniziare l'asilo e discutere la sua tesi di laurea all'università senza nessun bisogno di sapere bene la lingua inglese. Le statistiche parlano chiaro: lo spagnolo entro il 2050 potrebbe diventare la lingua più parlata negli USA. Il business è per lo più bilingue e le ammnistrazioni locali stanno iniziando ad usare un'ampio spettro di lingue straniere.

​In alcune città gli africani stanno iniziando ad introdurre l'uso di lingue diverse, specialmente lo swahili, mentre immigrati di origine europea non sono così desiderosi di tuffarsi dentro il "meltin pot" inglese parlante. Quelli che una volta erano i concetti ideali dell'unità nella diversità, l' "e pluribus unum" scritto nella prima bandiera degli Stati Uniti d'America, ora sta lasciando il posto a dubbi, odi, scontri sociali e sta creando un'assenza di identità.

E' questo il collasso del sogno americano?

Articolo pubblicato dal sito What they say about USA

Tags:
immigrazione, USA
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