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    Il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni durante la conferenza stampa con il Segretario di Stato USA John Kerry e l'inviato speciale ONU Martin Kobler il 13 dicembre a Roma.

    A Roma in corso la conferenza internazionale sulla Libia

    © AP Photo/ Riccardo De Luca
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    Marina Tantushyan
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    Il 13 dicembre, esattamente a un mese dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, Roma ha ospitato la prima conferenza internazionale sulla Libia dove si sono riuniti non solo i grandi player globali, ma anche i paesi più importanti della regione.

    L'obiettivo principale dell'incontro era di avviare sulla Libia un percorso simile a quello iniziato a Vienna per la Siria.

    Alla vigilia della conferenza sulla crisi libica Prof. Alfonso Giordano, docente di Sviluppo sostenibile e flussi migratori presso LUISS Guido Carli di Roma ha parlato a Sputnik-Italia dell'importanza di questo evento internazionale.

    — Prof. Giordano questo incontro riuscirà a indicare una direzione di marcia?

    — La Libia è il punto fondamentale almeno per quello che riguarda gli interessi italiani. Renzi e anche Gentiloni hanno più volte ribadito che non ci devono essere più i percorsi di guerra che hanno portato ai resultati che tutti sappiamo. Oggi Libia è diventata un buco nero sia per i flussi migratori che per quanto riguarda il passaggio di possibili foreign fighters. Quindi la questione della Libia si riferisce necessariamente a questo idea del riordino del Mediterraneo.

    Pare che le condizioni ci siano perché le personalità coinvolte sono del certo rilievo e anche l'idea è di ampio respiro. Dopo questo conferenza possono accadere due cose. Potrebbe rimanere carta bianca — si fa un'altra grande incontro sulla Libia ma le cose purtroppo non si miglioreranno tanto perché dalle dichiarazioni bisognerà poi passare agli impegni. E la maggiore sicurezza costa sia nei termini economici e potrebbe costatare anche nei termini umani. Visto che l'economia europea non brilla in questo momento, è molto difficile convincere l'opinione pubblica di fare gli ulteriori sacrifici. Allo stesso tempo però è probabile che i partecipanti di questo incontro riusciranno a stabilire le alleanze tra le paesi più importanti, gli Stati Uniti e la Russia dopodiché potrebbe entrare in gioco anche la partita sul Daesh. Comunque, per quanto riguarda la Libia l'obiettivo degli europei è di ricostruire un minimo controllo formale che serve soprattutto a controllare i flussi irregolari degli immigrati che in questo periodo si stanno spostando per varie ragioni verso la Turchia, Grecia e Balcani. 

    — A suo avviso, la pace in Libia deve essere frutto di decisioni delle parti libiche oppure per forza deve intervenire la comunità internazionale per dare una spinta decisiva?

    — Questa è una domanda molto complicata perché in realtà in Libia ci sono due governi semiufficiali che si arrogano entrambi la legittimità di essere governo principale. Tutto questo però si basa su una serie di conflitti che possiamo definire quasi tribali. Io sinceramente vedo molto difficile che ci sia un accordo tra di loro. Probabilmente ci vorrà qualche intervento esterno però non si capisce bene quale potrebbe essere questo intervento. Uno degli scopi di questa conferenza è provare a individuarlo.

    — Alla vigilia del suo viaggio a Roma il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha confermato che la Russia è pronta a prestare il suo aiuto all'Italia sul dossier libico. Che contributo potrebbe fare Mosca alla risoluzione della crisi libica?

    — E' evidente che negli ultimi mesi la Russia sta giocando un ruolo importante. Lo sta facendo nella questione Daesh, Iraq e Siria. Credo che comunque anche se la Libia non è l'interesse prioritario per la Russia però se si fanno gli accordi sulla Libia e la Russia sarà coinvolta in questi accordi speriamo che anche gli altri paesi relativi al quadrante mediorientale ci entreranno.

    — A gennaio sempre a Roma si svolgerà il vertice del coordinamento della coalizione anti-Daesh che con il Forum Med e conferenza sulla Libia sarà già il terzo incontro importante organizzato su iniziativa italiana.  Si può quindi concludere che l'Italia sta rivendicando un ruolo di primo piano nella regione Mediterranea?

    Combattenti dell'ISIS
    © AP Photo/ Raqqa Media Center of the Islamic State group

    — Sarebbe ora. Tutti questi eventi fanno parte di un unico mosaico. Il Daesh sta in questo momento provando ad allargarsi anche sul territorio libico per cui bisognerà avere un accordo internazionale su questo tipo di problema. L'Italia sta cercando di fare la sua parte. Credo che è un fatto positivo che l'Italia non essendo una grande potenza abbia un ruolo del facilitatore grazie alla sua posizione geografica e il suo rapporto coloniale con la Libia. Penso che sia importante che l'Italia finalmente prenda questa iniziativa quantomeno per facilitare un dialogo tra le parti in causa.

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    Tags:
    jihadista, jihad, Terrorismo, Lotta al terrorismo, Coalizione anti-Daesh, Daesh, Sergej Lavrov, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Russia, Italia, Libia
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