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    A view shows vehicles queueing in the highway from Paris to Brussels as Belgian and French police officers control the crossing of vehicles on the border between the two countries, following the deadly Paris attacks, in Crespin, France, November 14, 2015

    Addio a Shengen per distinguere chi spara da chi prega

    © REUTERS/ Eric Vidal
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    Marina Tantushyan
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    Dopo gli attentanti di Parigi l'Europa ha capito che il terrorismo è una minaccia seria con la quale bisogna essere molto attenti e determinati. A causa di questi eventi tragici i 27 Paesi membri dell'Unione Europea hanno deciso di cominciare a chiudere le porte del Vecchio Continente e riprendere i controlli alle frontiere.

    Per esempio, la Francia insiste per la modifica degli accordi di Schengen e l'Italia, condividendo questo parere, ha proposto di creare una banca dati centrale sui passeggeri degli aerei.

    L'ha annunciato il ministro degli interni italiano Angelino Alfano.

    «Dobbiamo considerare che occorrono alcune revisioni e modifiche. Ci sarà un immagazzinamento dati che comprimerà un po' la nostra privacy su alcuni aspetti ma è indispensabile in questo momento: da Roma a Berlino, ad esempio, i controlli saranno intensificati. Non verranno controllati solo i passaporti ma sarà inviato tutto a una banca dati centrale. Anche il dettaglio del posto dove ci siamo seduti in aereo", — ha sottolineato il Ministro durante un'intervista a Sky Tg 24.

    Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes — Istituto di Studi Politici Economici e Sociali — ha raccontato a Sputnik-Italia le sue previsioni del destino degli accordi di Schengen che fino ad oggi sono stati considerati una delle più importanti conquiste dell'Europa comunitaria. 

    -In Europa ci sono voci che propongono di modificare il trattato di Schengen e in particolare l'iniziativa espressa dal Ministro Alfano di creare una banca dati centrale?

    - "Io spero che la questione del terrorismo e quello che è successo in Francia non sia il pretesto per una ulteriore restrizione della libertà di cittadini. Schengen è stato una grande conquista, ritornare indietro, secondo me, significherebbe ammettere una sconfitta".

    - Secondo Lei i cittadini europei saranno pronti a "collaborare" e cedere la loro privacy come gli chiedono oggi i leader europei?

    - "Alla fine i cittadini collaboreranno e cederanno anche una parte della loro privacy perché si sentiranno in qualche maniera minacciati".

    — Da gennaio Europol lancerà l'Ectc (Centro europeo antiterrorismo) nel quale gli Stati potranno aumentare lo scambio di informazioni ed il coordinamento operativo sul monitoraggio antiterrorismo. Potrebbe essere uno strumento efficace che aiuterà a separare, usando sempre le parole di Alfano, chi prega da chi spara?

    -«Sicuramente un maggior coordinamento tra i servizi di intelligence è auspicabile anche se, a mio parere, questo collegamento già esiste e le informazioni vengono condivise. Però io ci vedo una forte contraddizione: da una parte la limitazione degli spazi di libertà che Schengen aveva garantito, dall'atra — la centralizzazione della gestione delle informazioni. Sono due idee che vanno in direzione opposta".

    Schengen
    © Sputnik. Vitaly Podvitski
    Quale futuro per il trattato di Schengen?

    — Una discussione su Schengen è prevista il 4 dicembre. La Commissione europea dovrà presentare rapidamente una sua proposta. A Suo avviso, questa volta l'Ue riuscirà finalmente a dare una «risposta comune» alla minaccia terroristica?

    - "Francamente non lo so e sono abbastanza scettico perché tutta la recente esperienza dimostra che gli interessi nazionali dominano su quelli comunitari. Gli egoismi dei singoli paesi continuano a manifestarsi e questo è uno dei motivi principali del ritardo nella costruzione dell' Europa politica. Noi ci siamo limitati alla costruzione dell'Europa della moneta unica ma l'Europa politica ha fatto pochi passi in avanti. Come si vede anche in questi giorni che in Europa stanno circolando posizioni e visioni diverse, soprattutto sulla politica di sicurezza e sulla politica estera".

    - Cambierà lo spazio Schengen nei prossimi mesi?

    - "Se si tratta di essere più attenti e più severi nella difesa dei confini europei con controlli più severi sono completamente d'accordo. Per il resto, se saranno messe delle restrizioni alle frontiere esterne, questo potrebbe provocare anche meccanismi di restrizione nella circolazione interna. E questo sarebbe veramente un passo indietro rispetto alle conquiste fatte recentemente".

    - L'Europa sacrificherà il trattato di Schengen sull'altare della lotta contro l'ISIS?

    —  "Spero di no, anche se c'è chi lavora in questa direzione. Mi auguro che i singoli stati non si lascino condizionare e piegare dall'attività dei terroristi. Noi in Italia abbiamo avuto l'esperienza delle Brigate Rosse. Sono stati anni molto difficili però siamo riusciti a sconfiggere questo nemico senza rinunciare alla nostra libertà. I governi non devono assumere decisioni a caldo, sull'onda dell'emozione di fatti dolorosi, non devono  ragionare con la pancia come qualsiasi cittadino, ma con la testa".

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    Tags:
    profughi, Trattato di Schengen, terrorismo, Centro europeo antiterrorismo (Ectc), Europa
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