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    Un soldato siriano sul tetto di un edificio destrutto durante i combattimenti a Homs, Siria

    Arabi, terroristi, esercito Assad, Russia, Iran e Ucraina: equilibri della guerra in Siria

    © Sputnik. Dmitriy Vinogradov
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    Secondo la rivista “The National Interest” in Siria gli aerei russi hanno raggiunto il numero massimo teorico di raid che possono effettuare 32 caccia.

    Mediamente in 24 ore i caccia “Su-34”, “Su-24M” e “Su-25SM” effettuano da 60 a 88 raid contro le infrastrutture dei terroristi nelle province di Raqqa, Hama, Idlib, Latakia e Aleppo, anche se i rappresentanti delle forze armate statunitensi fino a poco tempo sostenevano che il numero di missioni delle forze aeree russe doveva attestarsi a circa 20 al giorno.

    Questa alta frequenza di missioni di volo permette di trarre le seguenti conclusioni:

    Il personale tecnico nella base aerea Hmeimim in Siria dove si trovano gli aerei russi.
    © Sputnik. esclusiva, Dmitriy Vinogradov
    in primo luogo sulla preparazione eccellente dei piloti, capaci di adattarsi rapidamente all'ambiente siriano, di studiare la zona di attività e di intraprendere le missioni con la massima frequenza possibile, nonché sulla stima degli equipaggi. Con ogni probabilità sono arrivati in Siria da 1,5 a 2 equipaggi per ciascun velivolo d'attacco.

    In secondo luogo sull'elevato livello di funzionamento e di affidabilità tecnologica degli aerei russi, capaci di sopportare un così alto carico di lavoro. Il gruppo dell'Aviazione russa ha già effettuato più di 1000 sortite nel giro di 3 settimane, ovvero ogni giorno i caccia hanno effettuato da 2 a 3 missioni di volo al giorno.

    In terzo luogo sull'elevato livello di manutenzione degli aerei e sulla buona preparazione per le missioni di combattimento. Gli ingegneri e il personale tecnico lavorano sotto tensione, preparando gli aerei alle missioni, eseguendo l'intero ciclo di lavoro richiesto ed assicurando la manutenzione dei velivoli ad un livello non inferiore al 90%.

    In quarto luogo sull'ottimo funzionamento della logistica e del sistema di approvvigionamento, dal trasporto di carburante e componenti per gli aerei alla preparazione della base aerea, alle forniture di cibo e all'organizzazione dei turni di lavoro.

    In quinto luogo sulla gestione affidabile del comando militare, che coordina le azioni dei singoli aerei e dei vari gruppi e pianifica e controlla i raid contro i terroristi.

    Tutto questo testimonia il fatto che l'Aviazione russa è al top dal punto di vista della preparazione militare ed è pronta ad eseguire qualsiasi ordine del Cremlino. Ma nel corso delle operazioni militari sono emersi problemi piuttosto seri sui mezzi d'attacco.

    Particolarmente forte è il problema della carenza di moderni armamenti ad alta precisione. Le scorte disponibili si stanno esaurendo rapidamente e gli aerei devono volare con un carico di bombe non saturo, centellinando le munizioni contro gli obiettivi individuati. Il consumo giornaliero di bombe e missili ad oggi è compreso tra 100 e 180 tonnellate. Tutto questo ha portato ad un aumento della produzione di armamenti di precisione. Le fabbriche lavorano senza sosta per produrre nuove bombe e missili, ma questi lotti saranno a disposizione delle forze aeree in Siria non prima di 1 mese o 1 mese e mezzo.

    Il secondo problema è diventata la consegna delle apparecchiature tecniche in Siria. Il trasporto via mare ha richiesto l'organizzazione di una sorta di "Syrian Express", per la quale alla Russia non bastavano ovviamente le navi da trasporto presenti nel Mar Nero. Nelle prime settimane per la consegna dei materiali si sono dovute sfruttare le grandi navi da sbarco della Flotta del Mar Nero, opzione abbastanza costosa date le loro risorse limitate e il profilo completamente diverso di questi mezzi. Ora il problema è parzialmente risolto con la riallocazione delle navi da trasporto delle Flotte del Mar Baltico e del Nord, così come grazie all'acquisto di 5 navi cargo della Turchia per le rotte verso la Siria. E' probabile che gli acquisti di navi cargo per questa "Syrian Express" possano proseguire.

    Ma i successi delle nostre forze aeree non devono lasciar spazio ad un'eccessiva euforia.

    Occorre essere consapevoli del fatto che, sebbene i caccia russi abbiano compromesso le capacità offensive dei gruppi terroristici, il punto di svolta della guerra è ancora lontano. Oggi il fronte siriano è in realtà una torta a strati controllati alternativamente dai ribelli e dalle forze governative. Spesso grandi guarnigioni delle forze di Damasco sono costrette a combattere battaglie difensive, dopo aver perso il controllo delle linee di comunicazione e patendo la scarsità di munizioni, carburante e cibo, allo stesso tempo molte zone occupate dai jihadisti sono bloccate dall'esercito siriano e i ribelli, non essendo in grado di avanzare, di fatto si nascondono sottoterra per sfuggire al fuoco d'artiglieria e agli attacchi aerei.

    Tuttavia l'esercito siriano è provato da 3 anni di guerra ed ha subito pesanti perdite, il potenziale della mobilitazione è ormai compromesso e il comando dirige le operazioni militari non più con corpi e divisioni, ma con piccolo battaglioni e spostando queste piccole formazioni da un settore all'altro, mostrando così lacune nella difesa. In queste circostanze negli ultimi mesi l'iniziativa strategica lentamente era passata ai fondamentalisti islamici, che oggi stanno lottando per mantenere le loro posizioni, conducendo delle controffensive e cercando di fermare diverse incursioni da parte dell'esercito siriano e di trovare i punti deboli nella difesa delle forze governative.

    L'arrivo delle forze aeree russe ha drasticamente ridotto le capacità offensive dei terroristi. I fondamentalisti hanno subito perdite significative, soprattutto in termini di mezzi militari, armi pesanti, centri di comando e logistica, pur mantenendo un elevato potenziale di mobilitazione e una forte motivazione tra i suoi uomini, cercando così di compensare la perdita di attrezzature ed armamenti con il fanatismo dei propri combattenti.

    Descrivendo la situazione attuale, può essere definita critica per entrambe le parti del conflitto: sia per Damasco sia per il fronte radicale islamico.

    L'esercito siriano ha un disperato bisogno di un rafforzamento deciso del suo potenziale di combattimento, in particolare delle proprie forze terrestri per portarle ad un numero che assicuri la superiorità sui fondamentalisti in tutti e 3 i settori di combattimento.

    Analogamente per i fondamentalisti islamici è di vitale importanza rafforzare le sue unità con armi pesanti, veicoli blindati e l'artiglieria, così come mettere le mani sui moderni sistemi di difesa aerea, per eliminare la supremazia nemica nei cieli.

    Se Damasco ha ormai iniziato a ricostituire i contingenti terrestri con uomini provenienti da Iran, Libano e Palestina, sta ora ricevendo attrezzature ed armi moderne dalla Russia e dall'Iran, mentre i jihadisti non sono stati ancora in grado di trovare fonti di approvvigionamento di armi pesanti e di mezzi militari. I loro sponsor provenienti da Arabia Saudita e Qatar sono impantanati nella guerra nel nord dello Yemen contro le milizie sciite degli Huthi, che stanno creando parecchi problemi alle monarchie sunnite del Golfo. Anche la Turchia, altro alleato dei movimenti islamici siriani, è limitata nella sua capacità di sostenere ISIS e il "Fronte Al Nusra", temendo di essere direttamente accusata di sostenere il terrorismo, rovinando così le sue relazioni con la Russia, con cui ha bisogno di collaborare.

    In queste condizioni i leader islamici sono alla ricerca di canali "non tradizionali" per l'acquisto di armi, così nelle ultime settimane a Londra e in Turchia sono stati segnati contatti tra i fondamentalisti e i diplomatici e uomini d'affari ucraini. Fonti sostengono che i jihadisti stanno trattando l'acquisto di lanciarazzi antiaerei in dotazione all'esercito ucraino, in grado di colpire gli aerei russi, così come di mortai e munizioni.

    In queste circostanze l'esercito di Assad lentamente sta prendendo l'iniziativa e respingendo il nemico, anche se non è ancora riuscito ad ottenere la supremazia e a compiere la svolta decisiva nella guerra. L'obiettivo nel breve termine di Damasco è sradicare i ribelli dai sobborghi di Damasco, sbloccare le sue basi e le guarnigioni, sconfiggere i jihadisti a Daraa, Aleppo ed Homs, con la conseguente ripresa del controllo del confine turco dopo averlo ripulito dalle milizie di "Al Nusra" e la liberazione di Palmira e dei suoi giacimenti petroliferi circostanti. Ma è molto difficile da prevedere quanto tempo ci vorrà per raggiungere questi obiettivi.

    Le ultime settimane di combattimenti hanno dimostrato che gli islamici cercano a tutti i costi di difendere le zone occupate, elaborando piani dettagliati e ben studiati per la difesa: questo, insieme con la carenza di soldati addestrati dell'esercito siriano, manda alla ribalta il ruolo dell'artiglieria. L'esperienza di combattimento in Ucraina orientale e nell'agglomerato di Donetsk ha mostrato che è possibile strappare zone ben fortificate solo con una potente artiglieria, che a breve toccherà costituire al comando siriano.

    Gli analisti ritengono che con questa cadenza di attacchi aerei russi e col sostegno delle milizie iraniane di volontari, il comando di ISIS e di altre organizzazioni radicali riuscirà a resistere almeno 2-3 mesi.

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    jihadista, jihad, Terrorismo, Raid contro "Stato islamico", raid della Russia in Siria, Lotta al terrorismo, Esercito della Siria, Esercito siriano libero, Esercito russo, Al Nusra, Aviazione, ISIS, Bashar al-Assad, Siria
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