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    Il panorama di Santa Fé de Bogotá.

    Con la fine della guerra civile la Colombia diventa il crack del sud America

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    Mario Sommossa
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    Incontrai Manuel Marulanda (detto Tirofijo - colpo preciso), capo indiscusso delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC) nel 2002 a San Vicente del Caguan, un villaggio sperduto della foresta amazzonica nel sud-est della Colombia.

    In quel momento erano in corso trattative di pace tra il Governo e i guerriglieri nel tentativo di porre fine a una guerra civile che durava da almeno cinquanta anni e aveva fatto migliaia di morti e di persone sequestrate e costituiva la base per la coltivazione e il traffico di cocaina. Proprio per favorire un processo pacificatore e durante i mesi delle trattative, l'allora Presidente Pastrana aveva loro consentito di gestire, smilitarizzandola, un'intera regione del Paese e San Vicente ne era una specie di capitale. Purtroppo, esattamente due giorni dopo il nostro incontro, un gruppo di guerriglieri in un'altra località di quel vastissimo territorio sud americano, o perché non informato dei colloqui in corso o in disaccordo con il tentativo di dialogo, sequestrò un'ennesima persona. Si trattava di una semplice contadina e si domandava un riscatto di poche migliaia di dollari. Fu liberata con al collo una cintura di esplosivo che, nel tentativo di disinnesco, scoppiò uccidendo lei e gli artificieri.

    Quella morte segnò la fine dei colloqui di pace e la guerra ricominciò.

    Alvaro Uribe Velez, Presidente della Colombia in carica dal 2002 al 2010.
    Alvaro Uribe Velez, Presidente della Colombia in carica dal 2002 al 2010.
    A Pastrana succedette come Presidente Alvaro Uribe Velez che si pose come obiettivo l'eliminazione definitiva della guerriglia. Altre distruzioni, altri sequestri, altri morti e la continuazione (non si era mai interrotto) del traffico di droga. Nel 2008 fu ucciso in un bombardamento aereo, eseguito dall'esercito colombiano sconfinato in Ecuador, il numero due dell'organizzazione Raul Reyes e, pochi mesi dopo morì Marulanda, ormai anziano, per un attacco cardiaco. Pur subendo molte perdite, le FARC non furono tuttavia sconfitte. Nel frattempo era però diventato Presidente l'ex Ministro della Difesa, Juan Manuel Santos Calderón, che decise di riprendere il tentativo di pace.

    Con l'intermediazione dei fratelli Castro e un intervento (discreto) del Vaticano, i colloqui sono ripresi due anni orsono a Cuba e sembra che, pochi giorni fa, si sia finalmente arrivati alla firma di un accordo.

    In realtà restano ancora alcuni punti aperti da verificare e approfondire e, in modo particolare, occorrerà che il Parlamento colombiano approvi tre leggi per rendere effettivo il trattato di pace: la prima dovrà garantire la certezza che i guerriglieri che avranno confessato le loro responsabilità nel traffico di droga attuato per finanziarsi non saranno estradati verso alcun altro Paese e, in primis, verso gli Stati Uniti. La seconda legge dovrà riguardare un'amnistia generalizzata per tutti quelli che, da una parte e dall'altra, si sono resi colpevoli di crimini contro persone o proprietà. La terza legge che il Parlamento dovrà votare riguarderà invece le modalità con cui tenere un referendum popolare che dovrebbe accettare o rifiutare l'accordo stesso. Se tutto ciò arriverà a compimento, le FARC consegneranno le armi e si trasformeranno in un partito politico che concorrerà alle elezioni prossime venture.

    Il presidente della Colombia Juan Manuel Santos, il presidente della Cuba Raul Castro e il capo del FARC Timoleon Jimenez
    © AFP 2017/ Luis Acosta
    Il presidente della Colombia Juan Manuel Santos, il presidente della Cuba Raul Castro e il capo del FARC Timoleon Jimenez
    La forte maggioranza che il presidente Santos ha, sia al Senato sia al Congresso, dovrebbe garantire un voto positivo delle Camere e la stanchezza della popolazione nei confronti di questo perdurare del conflitto interno dovrebbe altresì garantire l'approvazione popolare. Dopo di ciò, diventerà molto probabile che anche il secondo gruppo guerrigliero, l'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), presente nel nord est e nel sud ovest del Paese seguirà la stessa strada.

    Sarà allora la vera fine di un calvario che ha angustiato intere generazioni e ha impedito loro di modernizzarsi e diventare tra le più ricche dell'America meridionale. La Colombia ha, infatti, tutte le caratteristiche per eccellere: grazie alla sua posizione tra i tropici e l'equatore, con una costa sull'Atlantico e una sul Pacifico, e le differenti altitudini che vanno dal mare ai 5000 metri, gode di un'enorme varietà di paesaggi e di flora costituendo il Paese con la maggior biodiversità' al mondo. Anche la capitale, Santa Fé de Bogotà, ha questi privilegi: sta a 2640 metri di altitudine e ha una temperatura media tutto l'anno tra i 14 e i 19 gradi. Senza una guerra civile così lunga e sanguinaria avrebbe potuto essere il centro d'innumerevoli attività agricole e industriali, alimentate dalle grandi riserve di gas e petrolio che giacciono, tuttora poco utilizzate, nel sottosuolo.

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    Il panorama di Santa Fé de Bogotá.

    L'alto livello d'istruzione (in sud America è il luogo con la maggior percentuale di laureati in proporzione alla popolazione), l'agricoltura dalle immense possibilità, gli idrocarburi presenti, le eccezionali attrattive turistiche e la posizione geografica vantaggiosa, faranno della Colombia un luogo di potenziale grande sviluppo economico che potrà facilmente attirare investimenti da tutto il mondo. Pochi lo sanno, ma la Colombia è già il più grande esportatore di fiori al mondo e famosi sono il suo caffè e i frutti tropicali di cui è ricca.

    È sicuro che il processo di reintroduzione nella normale vita civile dei circa 8000 guerriglieri armati non sarà sempre semplice poiché la maggior parte di loro, in tutta la vita, non ha conosciuto altro che l'attività di guerriglia, ma è altrettanto certo che, se veramente il processo di pace arrivasse alla desiderata conclusione, la storia economica del Paese cambierebbe totalmente.

    L'accordo appena firmato sembra segnare una svolta definitiva ma non ci si deve fare illusioni. Nella sua breve storia, altre volte si era arrivati a decidere congiuntamente la fine della guerra civile ma si trattò sempre di soluzioni destinate a svanire. Ad esempio, già nei primi anni '80 i combattenti furono convinti ad abbandonare le armi e riconvertirsi alla democrazia e nel 1986 gli ex guerriglieri, trasformatisi in uomini politici, riuscirono a far eleggere ben quattordici parlamentari. Tuttavia, in seguito a questa affermazione iniziò una vera e propria campagna di sterminio nei loro confronti e in pochi anni furono sterminati più di 5.000 membri e dirigenti del partito in tutta la Colombia, compresi due candidati alla presidenza del Paese, prima Jaime Pardo Leal e poi Bernardo Jaramillo. Questi eventi portarono le FARC a concludere che in Colombia non vi erano spazi per la lotta politica legale e a riprendere l'attività guerrigliera.

    Tutti sperano oggi che le cose siano cambiate e soprattutto lo sperano i milioni di colombiani che vorrebbero, finalmente, che anche il loro possa diventare un Paese "normale". Non ci resta che stare a vedere.

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    cocaina, droga, ELN, FARC, Juan Manuel Santos, Alvaro Uribe Velez, Raul Castro, Fidel Castro, Colombia
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