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    Scontri in Montenegro

    Montenegro, Podgorica a ferro e a fuoco

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    I manifestanti chiedono da 21 giorni le dimissioni del governo e del premier Milo Djukanovic, al potere dal 1991. Cariche delle forze della polizia contro le forze d'opposizione. Si segnalano feriti e arresti.

    Podgorica, la piccola capitale del Montenegro, sta vivendo momenti di alta tensione, sfociati nel sangue e nella repressione sabato scorso. Dopo ventuno giorni di manifestazioni pacifiche, che hanno visto scendere in piazza centinaia di cittadini, giornalisti e membri dell'opposizione, sabato scorso, cariche della polizia, in assetto anti sommossa, hanno aggredito i manifestanti con idranti e gas lacrimogeni, trasformando i quartieri centrali della città in campo di battaglia.

    I manifestanti — che accusano il governo di corruzione, scarsa trasparenza e metodi autoritari — chiedono le dimissioni del governo guidato dal premier Milo Djukanovic, al potere dal 1991, e la formazione di un "governo di passaggio" per garantire "l'onestà delle prossime elezioni parlamentari".

    "Se non si dimetterà entro sabato tutto il Montenegro si riverserà a Podgorica", è l'appello di Andrija Mandic, leader del Fronte democratico (Df), principale forza di opposizione.

    Il Consiglio per la sicurezza e la difesa del Montenegro attende una "risposta istituzionale" dalla procura montenegrina il prima possibile per fare luce sugli scontri avvenuti nella capitale.

    Dai dimostranti vengono segnalate torture e arresti da parte delle forze dell'ordine presenti. Negli scontri sono rimasti feriti giornalisti, cittadini, docenti universitari e membri dell'opposizione parlamentare, tra cui Branko Radulovic, vice presidente del parlamento, Nebojsa Medojevic, Predrag Bulatovic, Milan Knezevic, Koca Pavlovic, Milutin Dukanovic, Slaven Radunovoc, Vladislav Bojoric.

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    Proteste, Milo Djukanovic, Montenegro
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