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    Economist: USA temono crescente influenza di Russia in Iraq

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    Il setimanale britannico The Economist scrive che gli USA sono terrorizzati dalla crescente influenza della Russia in Iraq. C’è chi sta addirittura cerando un nuovo candidato per sostituire l’attuale premier iracheno Haider al-Abadi.

    Washington è seriamente preocupata dal fatto che le autorità ufficiali dell'Iraq abbiano accolto con entusiasmo l'operazione della Russia contro lo "Stato islamico", osserva il settimanale.

    "Gli USA sono rimasti scioccati, quando hanno capito che nonostante il prezzo pagato dagli americani — migliaia di morti e centinaia di miliardi di dollari — Russia può riavere l'influenza su Iraq che aveva ai tempi della guerra fredda", — scrive The Economist.

    Alla luce di ciò, nonché a seguito del fallimento degli sforzi intrapresi da Haider al-Abadi per combattere la corruzione nel paese, in Occidente c'è già chi sta cercando candidati per sostituire il premier.

    I funzionari del governo al-Abadi commentano, dicendo che "il richiedente non può scegliere". L'Iraq sta spendendo per la lotta all'ISIS un quarto del suo budget, nonostante il deficit, diventato ancora più grave a causa del crollo dei prezzi petroliferi. Baghdad non crede agli USA, quando dicono che stanno operando per annientare lo "Stato islamico", e sospetta che in realtà Washington voglia soltanto controllare il "califfato", piuttosto che farlo indietreggiare. Ciò significherebbe una divisione eterna dell'Iraq.

    Gli sciiti credono che la Russia li stia aiutando — aiuto che non hanno mai ricevuto da Washington, Vladimir Putin è il loro eroe. Al-Abadi ha dichiarato che un'operazione dell'aeronautica russa in Iraq sarebbe gradita, alcuni funzionari del suo governo hanno proposto persino di dare alla Russia una base aerea nel paese. Ora, a quanto pare, la crescente influenza della Russia ha spinto gli USA a bombardare le città di Baiji e Ramadi, supportando l'offensiva dell'esercito iracheno contro lo "Stato islamico".

    Al tempo stesso The Economist rileva che la situazione in Iraq non è univoca, in quanto ci sono troppi gruppi in lotta tra di loro.    

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