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    Portogallo felix, nessun partito "anti-sistema"

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    Mario Sommossa
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    Domenica 4 Ottobre si sono tenute in Portogallo le elezioni politiche e la coalizione al governo conferma una vittoria di misura. Indipendentemente dal risultato, la cosa importante di questo voto è che il Portogallo rappresenta l'unico Paese dell'Europa occidentale in cui non sono nati veri partiti anti euro e /o anti immigrazione.

    In tutti gli altri Paesi, seppur con diverse caratteristiche, la crisi economica e l'enorme flusso migratorio hanno fatto nascere gruppi politici che minano il consenso e il potere dei partiti storici e cioè di quelli che, a torto o a ragione, sono vissuti come responsabili della situazione drammatica in cui si trovano i loro popoli.

    Vediamoli: in Spagna, Podemos è terzo con circa il 16% dei consensi; In Grecia Syriza si conferma primo con più del 35%; in Gran Bretagna l'UKIP è terzo; in Italia i 5 Stelle e la Lega Nord sono rispettivamente secondo e terzo partito, in Germania il Partito dell'Alternativa Tedesca (AFD) è quinto; in Olanda il Partito per la Libertà ha il terzo posto, così come in Austria, dove il Partito della Libertà di Austria raggiunge addirittura il 32%. Anche in Scandinavia i partiti anti euro sono al secondo posto in Danimarca e Finlandia e al terzo in Svezia e Norvegia. Fino ad arrivare in Francia dove gli ultimi sondaggi danno il Fronte Nazionale vicino al 27 % e cioè primo.

    Jean Marie Le Pen e`dichiarato pronto a sacrificarsi per il futuro del movimento
    © Sputnik. Collage
    Jean Marie Le Pen e`dichiarato pronto a sacrificarsi per il futuro del movimento

    Come mai in Portogallo, che pure ha un debito pubblico pari al 129% del PIL e un tasso di disoccupazione superiore al 12%, il malcontento non ha causato la nascita di partiti anti sistema?  

    La risposta potrebbe essere duplice: una politica e una demografica. Quella politica: il primo partito di opposizione al governo è il Partito Socialista che, pur non essendo anti-riforme, si è tenuto distinto dalle misure di austerità intraprese dalla coalizione centrista (popolari più socialdemocratici) e non è toccato così negativamente nell'immagine come l'attuale maggioranza. L'altra spiegazione possibile sta nel fatto che su 10 milioni e mezzo di abitanti, ben 500 mila portoghesi sono emigrati negli ultimi tre anni verso Paesi che erano stati colonie dell'ex Regno di Portogallo e che vivono una qualche crescita economica. Tra chi ha lasciato il Paese, moltissimi giovani che, se rimasti in patria, sarebbero potuti diventare la base di un movimento antisistema, altresì inesistente. Tra chi è rimasto, la sfiducia spinge l'astensionismo.

    Solo il partito comunista portoghese può oggi rappresentare l'unica vera opposizione alla politica pro europea dei governi, ma, seppur in crescita, la sua poca credibilità e la sua storia locale non sono sufficienti a farlo giudicare una vera alternativa.

    Il problema del dopo elezioni sarà che, molto probabilmente, non si avrà in Parlamento una maggioranza forte e stabile e qualunque nuovo governo non potrà che continuare nella politica seguita fino ad ora con un debito sempre crescente, un'alta disoccupazione e un'emigrazione massiccia. Occorrerà, allora, vedere se non si manifesterà, anche in Portogallo, il fenomeno gia' in atto negli altri Paesi dell'Unione e cioè la presenza di una forza anti-politica, anti euro e anti europea.

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    Elezioni, Portogallo
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