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    In Russia creato supercomputer per controllo dei droni

    © AP Photo/ Mark Lennihan
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    Postazioni di lavoro per 5 operatori e possibilità di controllare contemporaneamente fino a 10 velivoli senza pilota o robot per terra – tali sono le caratteristiche del nuovo sistema di controllo “Vologda”.

    In Russia è stato creato un supercomputer mobile, raffreddato a silicone, per il controllo di droni e robot che vengono usati in terra. Lo ha comunicato all'agenzia RIA Novosti il rappresentante della società russa UIMC (United Instrument Manufacturing Corporation) alla Fiera delle innovazioni, svolta dal ministero della Difesa.

    Il nuovo sistema per il controllo dei droni è montanto su un autotelaio off-road e ha l'autonomia fino a 7 giorni. Comprende stazioni di lavoro per 5 operatori ed è in grado di controllare contemporeaneamente fino a 10 droni e robot. Il computer riceve i dati della ricognizione aerea, che vengono elaborati e trasmessi ai centri di comando o alle unità d'attacco attraverso canali protetti di comunicazioni satellitari, in modalità microonde o senza fili. La distanza di trasmissione non è limitata. Il sistema "Vologda" è in grado di gestire droni di vari tipi e costruttori, sia da fermo che in movimento.

    "Per ricevere e elaborare a bordo del veicolo grandi quantità di dati (video trasmessi dai droni, ecc.) i nostri specialisti hanno creato una piattaforma mobile con velocità superiore a 1 teraflops. La velocità di un notebook medio è di 0,4 teraflops, quindi nel nostro server ce n'è una trentina", — ha detto l'interlocutore.

    Il nuovo supercomputer può usare processori di vari tipi, compresi i processori russi "Elbrus" con un alto grado di protezione.

    "Non è un server comune, non è raffreddato ad aria, bensì a liquido. È un liquido speciale a base di silicone, da noi brevettato, che esclude corti circuiti", — ha spiegato l'interlocutore dell'agenzia.

    La temperatura di solidificazione del nuovo fluido refrigerante è di —80°C, il che rende possibile l'uso del computer in Artico, mentre la temperatura di ebollizione è intorno a 200°C.    

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