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    Vladimir Putin e Barack Obama

    Obama segue la legge del Far West, Putin quella della libertà

    © AFP 2017/ Jewel Samad
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    Marco Fontana
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    Sarebbe interessante sapere da quando la politica da saloon possa essere considerata autorevole.

    Sinceramente non può che essere definita come tale quella sintetizzata nella frase pronunicata davanti all'Assemblea dell'ONU dal presidente americano Obama: Conduco l'esercito più forte che il mondo abbia mai conosciuto e non esiterò mai a proteggere il mio Paese o i nostri alleati unilateralmente e con la forza se necessario.

    In queste parole troviamo un'arroganza che non può caratterizzare un premio Nobel per la pace o il leader di una superpotenza, ma che è degna di un pugile suonato che cerca di ottenere il rispetto perduto degli altri. Magari gli USA avranno ancora l'avvallo più o meno spontaneo dei governanti dell'UE, ma non certo quello dei cittadini europei, i quali grazie a internet aprono finalmente gli occhi e capiscono che "le pecore temono il lupo, ma alla fine è il pastore che le porta al macello". La storia degli ultimi vent'anni mostra come il pastore americano abbia inesorabilmente condotto l'Occidente al mattatoio morale e il Medioriente a quello materiale, per mano degli islamisti radicali.

    Lo aveva già espresso efficacemente il presidente russo Putin quando l'anno scorso al "Club Valdai" disse che un meccanismo di controbilanciamenti non può essere distrutto senza creare qualcosa in cambio, altrimenti rimarremmo senza altri strumenti se non la forza bruta (…). Tuttavia gli Stati Uniti, dichiarandosi i vincitori della «Guerra fredda», hanno pensato — e credo che l'abbiano fatto con presunzione — che di tutto questo non v'è alcun bisogno. Dunque, invece di raggiungere un nuovo bilanciamento delle forze, che rappresenta una condizione indispensabile per l'ordine e la stabilità, hanno intrapreso, al contrario, i passi che hanno portato a un peggioramento repentino dello squilibrio.

    Di punto in bianco, col cessare della Guerra Fredda, gli USA non hanno più riconosciuto alcun interlocutore alla loro altezza e il discorso sprezzante di Obama ne è l'esemplificazione più drammatica: il risultato è impoverimento generale del concetto di democrazia nel mondo.

    Putin ha ripetuto questo concetto in modo ancor più preciso durante il recente discorso alle Nazioni Unite: un'aggressiva interferenza esterna ha prodotto come risultato, al posto delle riforme delle entità statali, una sfacciata distruzione della vita stessa. Invece del trionfo della democrazia e del progresso abbiamo ottenuto violenza, povertà e catastrofe sociale. E a nessuno importa nulla dei diritti umani, incluso il diritto alla vita. Non posso che chiedere a coloro che hanno causato questa situazione: vi rendete conto adesso di ciò che avete fatto? Ho tuttavia il timore che non mi risponderanno, perché non hanno abbandonato la loro politica basata sulla presunzione e sul ritenersi eccezionali e impunibili. E' ovvio, ormai, che il vuoto di potere generatosi in una serie di Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa ha portato all'emergere di aree in cui vige l'anarchia, che si sono velocemente riempite di estremisti e terroristi

    Di fronte ai bombardamenti unilaterali decisi nei giorni scorsi dalla Francia, nessuno Stato europeo ha avuto una reazione di condanna appellandosi al principio di sovranità: ci inquieta come i nostri politici non capiscano che ciò succede oggi ad Assad (e non molti anni fa alla Serbia), domani potrebbe succedere a loro. E invece ieri il pastore a stelle e strisce ha incolpato il lupo affermando di non poter stare a guardare mentre la Russia viola la sovranità dell'Ucraina: se ciò avviene oggi senza conseguenze in Ucraina, allora potrebbe accadere a qualunque altro Paese di quelli radunati qui oggi

    Basterebbe che gli Stati Uniti rispondessero ad una semplice domanda: se in Ucraina oggi non c'è una dittatura, come mai i dati dell'ONU dicono che quattro profughi su cinque chiedono asilo alla Russia? Sono forse dei masochisti?

    Ancora una volta Obama ha dimostrato di non essere in grado in alcun modo di guidare l'eventuale coalizione internazionale auspicata da Putin contro l'ISIS. Bel suo mostrare ossessivamente i muscoli, il presidente americano ha esaltato ancora di più il discorso del premier russo, il quale ha invece tratteggiato da vero statista i possibili scenari che ci attendono. Bisogna convincersi che le guerre civili non si ricompongono a tavolino, che la lotta per la libertà costa vite umane e che le tragedie non riguardano soltanto le vittime che i giornalisti "orientati" scelgono di mostrarci, ma colpiscono anche quelle fatte dagli interventi militari di "pace" e di "liberazione" contro quei dittatori coi quali non conveniva più fare business.

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    Tags:
    raid, crisi in Siria, guerra fredda, ISIS, Bashar al-Assad, Barack Obama, Vladimir Putin, Francia, Medio Oriente, UE, Siria, USA
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