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    Il decadimento dell'Occidente visto da Papa Francesco

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    In soccorso al decadimento dei valori dell’Occidente cominciano a sollevarsi alcune voci autorevoli. La più alta e più autorevole quella del Papa. Ma altri, anche laici, gli rendono ragione, consapevoli delle radici della crisi.

    La visita del Papa negli USA ha colpito al cuore del mondo, commosso dalla semplicità e dalla fermezza con cui ha affrontato i problemi essenziali della vita e dell'attuale comunità umana: la povertà, la fame, la necessità di un tetto e di un lavoro per tutti, il diritto alla scuola, la dignità, il futuro d'assicurare ai figli, l'accoglienza ai migranti. 

    A Washington e a New York il Pontefice ha tuonato contro "l'irresponsabile malgoverno dell'economia mondiale guidato solo dal guadagno e dal potere", così ricorda oggi il Corriere della Sera. 

    E forse non è un caso che a due giorni di distanza, proprio da Londra, cuore della finanza globale, gli fa eco il nuovo leader del Labour, Jeremy Corbyn, annotando che "i laburisti sono la voce che dice: tu sei nato povero ma non devi restare povero, tu non devi vivere senza speranza…" facendo coraggiosamente suo un testo di un discorso rifiutato già da ben sette suoi predecessori. 

    Così ora Papa Francesco, rientrato nella Sede Pontificia, tornando a volgere l'attenzione all'emergenza migratoria, invoca una 'fase due' nell'approccio alla questione dei migranti. "I flussi migratori sono ormai una realtà strutturale" e si deve puntare al "superamento della fase di emergenza", afferma nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebrerà domenica 17 gennaio 2016.

    Chi resta a guardare è complice e Bergoglio invoca "programmi che tengano conto delle cause delle migrazioni, dei cambiamenti che si producono e delle conseguenze che imprimono volti nuovi alle società e ai popoli". E in questo senso formula richiami in due direzioni. Da una parte arriva a definire "complici" delle tragedie quanti assistono "come spettatori" nell'indifferenza e nel silenzio davanti a "morti per soffocamento, stenti, violenze e naufragi", ma anche davanti alle "nuove forme di schiavitù gestite da organizzazioni criminali" che, ricorda Francesco, "vendono e comprano uomini, donne e bambini come lavoratori forzati nell'edilizia, nell'agricoltura, nella pesca o in altri ambiti di mercato".

    Il secondo richiamo del Pontefice è invece focalizzato sul tema dell'integrazione: "La presenza dei migranti e dei rifugiati — scrive Papa Francesco nel messaggio — interpella seriamente le diverse società che li accolgono" e si deve prevenire "il rischio della discriminazione, del razzismo, del nazionalismo estremo o della xenofobia". La formula suggerita da Bergoglio è basata sul rispetto reciproco tra chi arriva e chi accoglie.

    "L'amore di Dio — è scritto in un altro passaggio — intende raggiungere tutti e ciascuno, trasformando coloro che accolgono l'abbraccio del Padre in altrettante braccia che si aprono e si stringono perché chiunque sappia".

    Certo parole di Chiesa, parole di un Papa, ma che vanno al cuore dell'attuale difficoltà a percepire la crisi da parte del pubblico occidentale, smarrito tra sempre maggiori paure e tentazione d'arrossamento a difesa di un presunto benessere. 

    Francesco suggerisce: cosa servono potenza e danari se nelle nostre vite muore l'Amore? Quel vincolo naturale che ci lega al nostro prossimo e ci fa sentire partecipi della comunità, cioè vivi.    

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    Profughi, trafficanti di persone, fame, Crisi dei migranti, crisi, Papa Francesco, Occidente
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