14:59 21 Novembre 2017
Roma+ 15°C
Mosca+ 0°C
    Un fotografo scruta il cielo col suo obiettivo alla ricerca di un caccia russo

    Raid russi in Siria, la guerra è sul web

    © Sputnik. Ramil Sitdikov
    Mondo
    URL abbreviato
    Riccardo Pessarossi
    206344732

    L'aviazione Russa ha effettuato i primi raid sulle postazioni dell'ISIS il 30 settembre. Dopo la richiesta di aiuto militare del presidente Assad e l'ok del Senato russo, nel pomeriggio sono iniziati i primi voli dei caccia, ma ancor prima si era già messa in moto la macchina della controinformazione.

    L'organizzazione sponsorizzata da George Soros "White Helmets" è una delle maggiori ONG operanti sul territorio siriano, ma al posto di proteggere i diritti umani pensa a fabbricare menzogne.

    I "caschi bianchi" giocano sporco in Siria e nelle ultime 24 ore si sono fatti beccare nel produrre "prove" del disastroso intervento russo in Siria. Sull'account twitter dei White Helmets si vede la foto di una ragazza sanguinante che afferma che il bambino con lei è stato ferito insieme ad altri civili dai raid aerei russi il 30 settembre.

    "La Russia bombarda Homs — 33 civili morti di cui 3 bambini ed 1 cooperante"si legge sul tweet:

    Eppure il falso messaggio è stato subito smascherato: alcuni followers hanno scoperto che la fotografia della ragazza ferita è stata scattata il 25 settembre, cinque giorni fa.

    I White Helmets di Soros, 27° uomo più ricco al mondo, nel loro intent astioso volto a puntare il ditto contro  la Russia sono addirittura riusciti a postare I loro tweet ancora prima che alle forze armate russe arrivasse l'autorizzazione ad agire.

    Ibrahim Taleb, direttore del centro di studi internazionali e strategici della Siria, in esclusiva per Sputnik ha fatto chiarezza sulle ragioni della guerra d'informazione che si è subito scatenata nelle ultime ore:

    Tutti questi reportage sui civili uccisi dalla Russia sono pure bugie. In seguito agli attacchi aerei dell'aviazione russa non è morto nessun civile. Qualche mese fa sono stato nelle zone interessate dai raid e vi posso dire che lì da tempo non è rimasto nessun civile: soltanto gruppi di combattenti. La popolazione civile lì non c'è. I media occidentali cercano di disinformare la gente: non parlano tutti i giorni dei civili uccisi in Yemen, Iraq ed Afghanistan; non parlano dei loro errori commessi nella formazione dell'opposizione cossidetta "moderata". Tutto questo è rozza propaganda.

    Taleb ha anche sottolineato che l'aviazione russa si sta comportando in maniera altamente professionale e colpisce solo obiettivi la cui posizione è conclamata dall'impiego di satelliti, riprese aeree e droni.

    Insomma, siamo solo all'inizio di una guerra d'informazione, che  fa tante vittime —per fortuna- tra i followers dei social network, i cui cinquettii servono all'Occidente per sciaquarsi la bocca sul suo fiasco in Siria — ed ancor prima in Libia, Afghanistan, e così via.

     


     

     

    Correlati:

    Facebook, dopo l'arcobaleno arriva la foto profilo con i colori della bandiera russa
    Tags:
    social network, raid della Russia in Siria, Siria
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik