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    20 nuove bombe atomiche USA in Germania, la guerra fredda continua

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    Tatiana Santi
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    Dislocare 20 nuove bombe atomiche in Germania. Gli Stati Uniti non potevano prendere una decisione migliore per aumentare ancora la tensione nei rapporti con la Russia e gli equilibri geopolitici mondiali.

    L'accordo sul nucleare iraniano aveva fatto sperare in meglio e pareva uno spiraglio di luce in quella che oramai è chiamata "nuova guerra fredda". La Siria inoltre sarebbe quel campo dove poter collaborare con Mosca e unirsi contro l'Isis, nemico comune per tutti. È tutto da vedere ancora però, gli Stati Uniti non sembrano così convinti di voler combattere lo Stato Islamico, in effetti per Washington, la minaccia principale per il mondo intero è rappresentata dalla Russia.

    Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
    © Foto: fornita da Mirko Molteni
    Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
    Perché gli Stati Uniti cercano a tutti i costi uno scontro con Mosca? Attendendo gli esiti dell'incontro previsto tra Obama e Putin ai margini dell'Assemblea Generale dell'Onu, Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari, collaboratore di "Analisi Difesa" e del quotidiano "Libero".

    — Come possiamo interpretare la decisione degli Stati Uniti di dislocare 20 nuove bombe atomiche B61-12 nella base tedesca di Büchel?

    — È una decisione che ha sollevato le proteste della Russia, come abbiamo visto questi ultimi giorni. Gli americani presentano questa operazione come un ammodernamento del loro arsenale nucleare schierato in Europa. La Russia sostiene però che si tratta di una violazione del trattato di non proliferazione. 

    Questa nuova versione della bomba B61 è particolarmente studiata per attacchi tattici, per essere trasportata da aerei da caccia. È una bomba studiata per essere adatta al nuovo F-35 di cui saranno dotati la maggior parte degli alleati degli Stati Uniti, per attaccare obiettivi come basi, bunker particolarmente protetti, anche con una certa precisione, nonostante sia una bomba senza motore. Viene sganciata ed è a caduta libera, ha delle alette mobili però, che le permettono un certo grado di guida terminale che la porta agli obiettivi con precisione.

    È un'arma che secondo i russi rappresenta un modo di aggirare il trattato INF, che vieterebbe dall'87 le armi nucleari a raggio intermedio, principalmente i missili. La Russia ha già fatto capire che a questa misura potrebbe contrapporre l'installazione di testate nucleari sui missili tattici Iskander, che già sono schierati nella zona di Kaliningrad, a poca distanza dagli avamposti della Nato in Polonia.

    La mossa degli Stati Uniti aumenta la tensione, già aggravata dalla crisi ucraina. È un tentativo degli Stati Uniti di rinserrare le fila dell'Alleanza, che in questo periodo è come non mai divisa dietro le apparenze, perché i Paesi dell'Est sono sempre stati antirussi, nonostante da più di 20 anni la Russia abbia abbandonato il regime comunista. Il blocco storico della Nato invece, soprattutto Germania, Francia e Italia, pur a parole allineato a Washington, mal sopporta la contrapposizione con la Russia. In particolare questi Paesi soffrono per le sanzioni antirusse.

    — Abbiamo visto che la Nato si espande sempre più verso i confini con la Russia, senza parlare delle bombe atomiche americane già presenti un po' ovunque, ce ne sono 90 solo in Italia. Secondo te perché gli Stati Uniti cercano sempre di aggravare la situazione e gli equilibri mondiali?

    — Gli Stati Uniti vogliono mantenere la loro sfera d'influenza sulla maggior parte dell'Europa, perché comunque l'America occupa il vertice della potenza mondiale da quando dopo la seconda guerra mondiale si è installata in Europa con le sue truppe e basi. È anche comprensibile nell'ottica dei 40 anni di guerra fredda in cui lo scopo principale era quello di evitare una possibile invasione sovietica dell'Europa Occidentale. Nonostante nei primi anni 2000 la collaborazione con la Russia sia stata molto importante, anche con la presenza della Russia come osservatore ai consigli della NATO, negli ultimi anni si è guastata, soprattutto con la crisi ucraina e la questione della difesa antimissile. Entro la fine di quest'anno dovrebbe essere operativa la base antimissile a Deveselu in Romania. La Russia ha sempre osteggiato la difesa antimissile, perché gli Stati Uniti uscirono unilateralmente nel 2002 dal trattato ABM, che limitava le difese antimissile di entrambi gli schieramenti, salvando il principio della deterrenza nucleare.

    I motivi di attrito si sono moltiplicati ai quali si è aggiunta la sempre maggiore interdipendenza economica e strutturale fra la Russia e l'Europa occidentale.

    — Nonostante l'accordo sull'Iran andato a buon fine, la possibilità di collaborare oggi con Mosca per lottare contro l'Isis in Siria, gli Stati Uniti pare cerchino uno scontro con la Russia a tutti i costi. Perché?

    — La Siria potrebbe essere veramente il banco di prova per il riavvio di una nuova intesa fra Russia e Stati Uniti, però è ancora tutto da vedere. La Russia più che sostenere il governo di Assad e ribadire la propria disponibilità a una coalizione allargata con gli Stati Uniti, l'Iran e altri attori regionali contro l'Isis, non può fare altro. Sta agli Stati Uniti questi giorni decidere definitivamente cosa fare in Siria: se considerare finalmente l'Isis come il comune nemico oppure no. Lo vedremo questi giorni a margine dell'Assemblea Generale dell'ONU.

    — Quali scenari possiamo aspettarci per i rapporti tra Stati Uniti e Russia, in vista anche dell'incontro previsto tra Putin e Obama a margine dell'Assemblea ONU?

    — Difficile da prevedere, l'incontro potrebbe essere un punto di svolta, paragonabile a quando dopo la guerra in Georgia nel 2008, si fece il cosiddetto "restart" delle relazioni russo-americane. In queste ore i vari consiglieri della sicurezza nazionale che attorniano Obama staranno discutendo tra loro sul da farsi. La Russia aumentando il suo sostegno polito militare ad Assad ha messo gli Stati Uniti di fronte al fatto compiuto, per cui devono decidere e anche in fretta cosa fare di quest'occasione. È come un'ultima chiamata di Putin a Washington: "state con me contro l'Isis oppure no?".

    — I  più allarmisti parlano spesso di una possibile terza guerra mondiale. Possiamo dire che comunque il contenimento della Russia da parte degli Stati Uniti continuerà ancora a lungo in ogni caso, no?

    — Sicuramente le pressioni e il contenimento continueranno, perché la questione dell'Ucraina non si risolverà ancora a lungo, è un problema congelato, che continuerà a dividere Mosca e Washington. Il fatto che però questa crisi evolva lentamente, potrebbe portare col tempo a ponderare bene le decisioni di entrambi. Spesso le decisioni peggiori sono quelle prese troppo in fretta.

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    Tags:
    Relazioni Internazionali, F-35, bomba, bomba atomica, B61-12, crisi in Siria, guerra fredda, NATO, ISIS, ONU, Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Bashar al-Assad, Vladimir Putin, Barack Obama, Siria, Russia, USA
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