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    Alla Defence and security Equipment International exhibition

    L’Europa va alla guerra. Al Dsei 2015 risposte belliche per la difesa dei confini

    © AFP 2017/ Ben Stansall
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    Presentato a Londra il nuovo mercato degli armamenti mondiali. Le grandi aziende nazionali britanniche e francesi sono ancora le vedette dei saloni europei, ma un nuovo fermento provenie dal nord Europa. Le aziende dei Paesi baltici e scandinavi sono mediamente più piccole, ma molto agguerrite.

    Mentre l'Europa osserva la crisi ucraina che infuoca il cuore del continente, l'emergenza dei migranti, che fuggono da guerre e devastazione, non si placa e le istituzioni non trovano risposte adeguate, strangolate da una burocrazia chiusa tra confini e regolamenti.

    "La globalizzazione impedisce che una società moderna possa crollare in isolamento. […] Un qualsiasi Paese, non importa quanto remoto e in preda a disordini interni, può causare problemi alle società più prospere situate in altri continenti, ed è a sua volta soggetto alla loro influenza (sia essa benefica o destabilizzante). Per la prima volta nella storia ci troviamo difronte a un declino globale". Già nel 2005 il biologo e ricercatore Jared Diamond nel suo saggio intitolato "Collasso" bene anticipava l'odierno vivere.

    In questo contesto, a Londra si svolge il Dsei 2015, Defence and security Equipment International exhibition. La rassegna dell'industria della difesa è stata un buon trampolino di lancio per alcuni nuovi progetti legati alla sicurezza dei confini, ma anche all'intervento di tipo umanitario. Dai Paesi del nord Europa — l'area scandinava, ma anche i Baltici e la Polonia — emerge la preoccupazione legata al pericolo di un'eventuale aggressione russa, mentre i Paesi mediterranei, fra cui anche l'Italia, hanno espresso, con le soluzioni presentate, i timori derivanti dalle ondate migratorie che hanno colpito per prima la zona meridionale dell'Europa.

    La svedese Saab, la norvegese Kongsberg e la finlandese Patria hanno presentato cannoni, missili da crociera, aerei e sistemi di difesa, tecnologie volte a mostrare le capacità dei tre Paesi nordici di rispondere a un'eventuale offensiva bellica.

    Diverso il trend della francese Thales e dell'italiana Finmeccanica, che hanno concentrato gli spazi espositivi a loro disposizione su tecnologie da applicare per la sicurezza dei confini, sul pattugliamento aereo e marittimo e su mezzi di duplice utilizzo, civile e militare, come i radar aviotrasportati e di terra. Thales, in particolare, ha presentato il nuovo drone Watchkeeper X. Originariamente progettato per le Forze armate britanniche, questo nuovo modello di aereo senza pilota è in grado di svolgere missioni di ricognizione aerea e di sorveglianza, in tutte le tipologie geografiche e in ogni condizione atmosferica, come confermato dal capo progetto della compagnia, Matt Moore.

    Selex Es, società della filiera di Finmeccanica, al Dsei 2015 ha invece svelato il Falcon Shield, un nuovo modello di drone che fornisce una capacità multi spettrale e, attraverso l'integrazione di un eventuale attacco elettronico, una risposta alle minacce multistrato. Tale novità tecnologica introduce la possibilità di ottenere il controllo di droni pilotati da remoto e farli atterrare in modo sicuro riducendo gli eventuali effetti collaterali. Selex ha individuato chiaramente nella proliferazione dei droni, anche nel caso di quelli di piccole dimensioni, una tra le minaccie più evolute da un punto di vista tecnologico sia negli ambienti civili che militari. In effetti, gli aerei senza pilota sono facili da costruire, economici da acquistare, semplici da far volare e difficili da intercettare. Il Falcon Shield contrasta questa minaccia fornendo agli utilizzatori un sistema velocemente dispiegabile, scalabile e in grado di trovare, fissare, tracciare, identificare e sconfiggere minacce differenti.

    Anche la britannica Chess Dynamics, in collaborazione con la connazionale Blighter Surveillance Systems and Enterprise Control Systems, ha sviluppato, inizialmente per la Corea del Sud, un progetto anti-Uav chiamato Auds. Un'altra compagnia britannica, Kelvin Hughes, ha incentrato la sua attività sulla sicurezza delle frontiere. La compagnia ha fornito, così, al Kenya, radar di sorveglianza terrestre, mentre è presente nella laguna di Goro, nel Mare Adriatico, con radar SharpEye SXV che contrastano la pesca illegale. Di rilevanza il contratto che si è aggiudicata per fornire radar SharpEye e piattaforme di sicurezza mobile all'Arabia Saudita.

    Molto interesse ha suscitato il progetto del cavo laser della società britannica QinetiQ. Si tratta di un sistema che sfrutta i cavi della fibra ottica, che vengono passati da un raggio laser in grado di misurare la dispersione del suono come un sonar. "Ogni cosa lascia la sua firma: si può quindi determinare se si tratta di un animale, di un uomo, di una macchina o di qualcuno che sta scavando", ha detto Hay-Campbell, capo dell'ufficio comunicazione della compagnia, confermando che il sistema è stato già testato lungo alcuni confini.

    Quali siano questi confini non lo  sappiamo ancora. Di certo, l'uomo non ha ancora trovato risposte diverse dalla guerra e dalla difesa dei confini alle emergenze umanitarie, per la felicità dei fatturati dell'industria bellica.

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