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    Un combattente dell'ISIS distrugge una statua storica di fronte a una folla, Palmira

    ISIS, “terrorismo culturale” è solo un business

    Twitter / Julie Lenarz
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    Allarme UNESCO: patrimonio culturale della Siria viene distrutto e saccheggiato su scala industriale. Quello che i terroristi rubano nei musei viene trafugato all’estero e sparisce nell’oscurità delle collezioni private.

    I combattenti islamici vivono con l'arte, nel senso proprio della parola. Vendono artefatti inestimabili, da loro rubati, guadagnando una barca di soldi. Hanno dimostrato di essere dei veri esperti di storia e archeologia, ma ancora meglio sanno a chi possono vendere queste opere d'arte. Negli USA, Gran Bretagna, Francia e Svizzera i collezionisti di mettono in fila per comprare statuette, ceramiche e altro.

    È chiaro che non facciano i loro acquisti alle aste pubbliche, il tutto avviene a porte chiuse. Dopo aver esaminato l'oggetto, gli "appassionati dell'arte" sborsano cifre da capogiro: da decine di migliaia a milioni di dollari. Tuttavia le cose più rare e preziose non si fanno neanche vedere in giro — vengono subito spedite a clienti concreti. Questa "attività" permette ai terroristi di arrotondare gli introiti, assicurati dalla vendita di petrolio e armi, e di continare ad essere la più ricca e influente organizzazione terroristica del mondo.

    Ai collezionisti, che bramano sempre nuovi "capolavori", probabilmente non viene neanche in mente che stiano sponsorizzando la distruzione e il saccheggio dei monumenti e delle opere d'arte. I collezionisti di questo tipo sanno molto bene che cosa stia accadendo nel Medio Oriente, ma ci chiudono un occhio. A che serve pensare a cose tristi? L'istinto è più forte della morale.

    Porre fine a questo processo di saccheggio delle antichità, che si trovavano nei musei di Siria e Iraq, adesso è praticamente impossibile. Nel futuro prevedibile i collezionisti difficilmente saranno dispostti ad esporre in pubblico quello che comprano. Cioè, in questo momento l'umanità sta perdendo una grandissima parte del suo patrimonio culturale. Certo, possiamo sperare che in futuro i clienti di questo mercato nero possano ravvedersi e decidere di restituire le cose hanno comprato. Tuttavia, considerando il tipo delle persone, sperarci è difficile. Ma poi non saprebbero neanche a quale stato restituire i loro acquisti. Possibile che sia "Stato islamico" che, nonostante le minacce verbali da parte degli USA, continua a prosperare anche economicamente?    

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    Tags:
    Terrorismo culturale, Stato Islamico
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