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06:15 24 Luglio 2019
Eurogruppo a Bruxelles

Impegno Ue per 120mila profughi, nel dissenso con i Paesi dell'est Europa

© AP Photo / Virginia Mayo
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Approvata la seconda fase della missione Eunavfor Med. Dichiarazione congiunta d'Italia, Francia, Germania, Lussemburgo per una maggiore integrazione in Europa.

"Riteniamo che sia necessaria più e non meno Europa per far fronte alle sfide che incombono internamente ed esternamente". Perciò occorre approfittare del "momento attuale", che "offre l'opportunità di progredire sulla strada dell'integrazione politica europea, che potrebbe condurre a una unione federale di Stati".

È quanto si legge in una dichiarazione firmata dai presidenti della Camera dei deputati italiana, Laura Boldrini, dell'Assemblée nationale francese, Claude Bartolone, del Bundestag tedesco, Norbert Lammert e della Chambre des députés del Lussemburgo, Mars Di Bartolomeo. Nella lettera i presidenti dei quattro parlamenti europei si dicono "convinti della necessità di dare nuovo slancio all'integrazione europea" e s'impegnano "a contribuire a questo processo e a valorizzare l'imprescindibile ruolo dei parlamenti". Una dichiarazione aperta alle altre assemblee parlamentari, al confronto e al dibattito "a cominciare dalla prossima Conferenza dei presidenti dei Parlamenti dell'Unione europea, che si terrà a Lussemburgo nel maggio 2016".

Per i quattro Parlamenti Ue, l'Unione europea "si trova oggi ad affrontare sfide straordinarie: la più grave crisi che coinvolga rifugiati e migranti dalla Seconda guerra mondiale, la minaccia di un cambiamento climatico irreversibile, una crescita insufficiente e alti tassi di disoccupazione, disuguaglianze in aumento con povertà e privazioni materiali in molti Stati membri, crisi economica e finanziaria, criminalità e terrorismo internazionali, sullo sfondo di una percepita incapacità di rispondere alle preoccupazioni e ai bisogni dei cittadini".

"Ciò — proseguono — concorre alla crescente disaffezione degli elettori, all'intolleranza verso migranti e altre minoranze e al risentimento nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee, mettendo a repentaglio la coesione sociale". "Malgrado le significative riforme attuate negli ultimi cinque anni, tali problematiche hanno fatto emergere alcune criticità nella costruzione e nel funzionamento dell'Unione economica e monetaria — aggiungono quindi i presidenti dei parlamenti — evidenziando la necessità di avanzare risolutamente sulla strada dell'integrazione politica europea. Saranno necessari coraggio e pragmatismo per procedere verso una condivisione di sovranità a livello europeo".

Per i quattro presidenti "agendo da solo nessun Paese europeo può tutelare efficacemente i propri interessi in un mondo globalizzato e far fronte alle sfide in Europa e nel resto del mondo". Serve quindi "un'Europa più forte".

"La nostra priorità per l'immediato futuro deve essere dare risposte ai bisogni dei cittadini, formulando politiche efficaci a livello nazionale e dell'Ue, al fine di stimolare la crescita, la competitività e l'occupazione, in particolare dei giovani, combattendo, allo stesso tempo, l'esclusione sociale e la discriminazione e promuovendo la giustizia e la protezione sociali", aggiungono.

Per riuscirci però "è necessaria una maggiore integrazione politica, in linea con il principio di sussidiarietà, per superare i punti di intrinseca debolezza in seno all'Unione europea e all'Unione economica e monetaria e dotare l'Europa della visione e progettualità necessarie per evitare di procedere a tentoni da un'emergenza ad un'altra".

"Il processo di integrazione attualmente in corso non dovrebbe essere limitato alla sfera della politica economica e finanziaria, al mercato interno e alla politica agricola — sottolineano i quattro parlamenti Ue — Al contrario, dovrebbe includere tutte le materie attinenti all'ideale europeo, la dimensione sociale e culturale, nonché la politica estera, di sicurezza e difesa". Maggiore integrazione, dunque, a partire dal "rafforzamento dell'Unione economica e monetaria e della sua dimensione sociale". I quattro presidenti accolgono dunque "con favore, come base per una futura discussione, l'iniziativa congiunta dei presidenti della Commissione europea, del Consiglio europeo, del Parlamento europeo, dell'Eurogruppo e della Banca Centrale europea avente ad oggetto la riforma dell'Uem".

Intanto, il Consiglio dei ministri dell'Interno dei Paesi dell'Ue ha adottato la decisione dello schema di ricollocamento per 40mila profughi da Italia (24mila) e Grecia (16mila) in due anni. Riguarda i richiedenti asilo arrivati o che arriveranno tra il 15 agosto 2015 ed il 16 settembre 2017. Ma Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia si oppongono, insieme alla Polonia, alle quote obbligatorie. La bozza circolata finora contempla flessibilità nella distribuzione e un numero di 120mila profughi e non 160mila come in un primo tempo ipotizzato, proprio per convincere gli Stati contrari ad ammorbidire le proprie posizioni.

L'Unione europea ha inoltre dato oggi il via libera alla seconda fase della missione Eunavfor Med, che prevede l'uso della forza militare in acque internazionali contro i "passatori" di migranti che operano a partire dalla Libia, sequestrando e — se necessario — distruggendo barconi per smantellare le organizzazioni dedite al traffico di esseri umani. Potranno così essere effettuati abbordaggi, perquisizioni, sequestri e dirottamenti di navi sospettate di essere impiegate per il traffico di esseri umani, nel quadro del diritto internazionale applicabile, inclusa la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare.

Nel caso in cui dovessero trovarsi migranti a bordo, saranno salvati e trasportati in Italia, dove verranno eventualmente esaminate le loro richieste di asilo.

A loro volta, i barconi saranno distrutti o resi inutilizzabili. Il personale a bordo delle navi da guerra europee, allo stesso tempo, potrà procedere ad arresti di "passatori" e "trafficanti", ma a condizione di non entrare in acque territoriali libiche.

La terza fase invece non ha ancora ricevuto il semaforo verde dell'Unione perché necessita di due condizioni imprescindibili: la formazione di un governo di unità nazionale in Libia e la richiesta da parte di quest'ultimo di un intervento dell'Onu, che deve autorizzare la missione attraverso una risoluzione del Consiglio di sicurezza. L'accordo tra le fazioni libiche per un governo unitario sembra ormai ad un passo. Secondo l'inviato Onu Bernardino Leon l'intesa tra le autorità di Tripoli e di Tobruk potrebbe essere firmata entro il prossimo 20 settembre. Intanto, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-moon ha previsto di organizzare "una riunione di alto livello" il 30 settembre prossimo, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. In quella occasione, con il via libera del Paese costiero interessato, l'Onu potrebbe avviare il processo di legittimazione internazionale necessaria per l'operatività della terza fase. 

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profughi, rifugiati, Immigrazione, Migranti, quote, Consiglio di Sicurezza ONU, ONU, Consiglio dei ministri dell'Interno dei Paesi dell'UE, BCE, Eurogruppo, Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Commissione Europea, Bernardino Leon, Mars Di Bartolomeo, Claude Bartolone, Norbert Lammert, Laura Boldrini, Siria, Libia, Grecia, Italia, UE, Europa
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