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    Il Pil del migranti salva l'Europa, e la Merkel

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    Secondo Bloomberg il Vecchio Continente avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020, e di 250 milioni in più di cittadini entro il 2060 per tenere in equilibrio il sistema pensionistico.

    Maurizio Ricci su Repubblica illustra oggi le previsioni per l'Europa dell'agenzia Bloomberg, secondo cui il Vecchio Continente avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020, e di 250 milioni in più di cittadini entro il 2060.

    Беженцы с Ближнего Востока на вокзале Келети в Будапеште
    © Sputnik. Dmitriy Vinogradov

    I 42 milioni di persone servono per tenere in equilibrio il sistema pensionistico del continente. Oggi in Europa in media ci sono quattro persone in età di lavoro per ogni pensionato, nel 2050 ce ne saranno due. In Germania ci sono 24 milioni di pensionati contro 41 milioni di adulti, in Spagna 15 milioni di over 65 sono a carico di 24,4 milioni di lavoratori mentre in Italia 38 milioni sono in età da lavoro e 20 milioni aspettano l'assegno dell'INPS. La percentuale di italiani al lavoro è pari al 67% della popolazione, mentre gli stranieri al lavoro sono il 72%.

    Ecco perché, spiega Ricci, a dispetto di quello che dicono alcuni politici, l'immigrazione conviene. Chi arriva e paga le tasse dà un contributo decisivo all'economia del Paese, che sarà ancora più decisivo negli anni a venire. In Italia, senza il contributo degli stranieri, nel 2015, il governo sarebbe a caccia di 7 miliardi per le coperture della legge di stabilità: mezzo punto di PIL da cacciare con nuove tasse o tagli di spesa equivalenti.

    Secondo l'Ocse, circa il 15% dei posti di lavoro nei settori ad alto sviluppo è stato occupato da un immigrato. In altre parole, dove la concorrenza per il posto è forte, c'è un immigrato ogni 6-7 lavoratori. Nei settori in declino, invece, incontrare un immigrato è quasi due volte più facile: oltre un addetto su quattro non è nato in Italia. Gli immigrati quindi occupano i posti di lavoro che chi è nato in Occidente preferisce abbandonare. E su quei lavori, pagano le tasse.

    Gli stranieri hanno pagato, infatti, circa 6,8 miliardi di euro di Irpef nel 2014, su redditi dichiarati per oltre 45 miliardi di euro l'anno. La Fondazione Leone Moressa ha calcolato che il rapporto costi benefici dell'immigrazione è, per l'Italia, largamente positivo. Le tasse pagate dagli stranieri, fisco e contributi previdenziali, superano i benefici che ricevono dal welfare nazionale per quasi 4 miliardi di euro.

    Le cose non sono diverse per l'Europa. In media, l'apporto netto all'economia, da parte di chi è giunto nell'Unione in questi anni, vale, sempre secondo l'Ocse, lo 0,3% del Pil.

    Anche le spese, nonostante le polemiche, sono ridotte. In media gli immigrati assorbono il 2% dei fondi per l'assistenza sociale, l'1,3% dei sussidi di disoccupazione, lo 0,8% delle pensioni.

    Piano a dire, dunque, che la Merkel è stata accecata dalla generosità. Gli 800mila rifugiati che è pronta ad accogliere sono meno del milione di polacchi che ha assorbito l'Inghilterra di Blair e non creeranno, probabilmente, più sconquassi.    

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    Tags:
    Migranti, PIL, Angela Merkel, Europa
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