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    Climatologo canadese: USA il più grande “debitore climatico”

    © Sputnik. Alexander Liskin
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    Il più grande “debitore climatico”, con il 40% del debito mondile, oggi sono gli Stati Uniti. Questo risultato è dovuto alle emissioni pro capite degli ultimi 20 anni.

    Lo sostiene il climatologo canadese Damon Matthews in un articolo pubblicato dalla rivista Nature Climate Change.

    "Secondo le ultime stime del governo USA, ogni tonnellata di CO2 "costa" circa 40 dollari dal punto di vista sociale. Moltiplicando questa cifra per il debito climatico del 2013 — 13 miliardi di tonnellate (di gas serra) — si avranno 520 miliadi di dollari. Questo ci fa capire, quanto potremmo pagare ai paesi con livelli di emissione più bassi", — rileva Damon Matthews dell'Università Concordia di Montreal.

    Secondo il climatologo canadese, oltre agli Stati Uniti, la lista dei debitori climatici più grandi comprende anche Russia (10%), Brasile (9,8%), Canada (4%), Germania (3,4%), Australia (3,3%) e Indonesia (3%). Rispetto alla media mondiale, questi paesi producono una quantità molto più grande di gas serra, anche se non parabonabile a quella degli USA.

    Al tempo stesso, i creditori più grandi sono i paesi in via di sviluppo ad alta densità di popolazione — India (35%), Cina (26%), Bangladesh (5%), Pakistan (4,3%) e Nigeria (2,4%). Le emissioni pro capite di CO2 e di altri gas in questi paesi sono più basse della media, il che serve a compensare le emissioni spropositate dei paesi debitori.

    Il ricercatore canadese rileva che il debito climatico complessivo sta gradualmente crescendo: da 250 miliardi di tonnellate di CO2 nel 1990 è passato a 500 miliardi di tonnellate nel 2013. In questo periodo l'umanità ha prodotto complessivamente circa 630 miliardi di tonnellate di gas serra. Il 40% di questa cifra sono gli "eccessi" degli USA e di altri paesi debitori.

    Nei termini monetari, osserva Matthews, ciò significa che negli ultimi 20 anni i paesi debitori avrebbero dovuto pagare ai creditori circa 10 trilioni di dollari. Questa logica potrebbe indurre la Cina e alcuni altri Stati ad essere scettici nei confronti della trattativa climatica e della possiblità di contenere le emissioni.

    Si prevede che alla prossima conferenza climatica dell'ONU, che si terrà a Parigi nel mese di dicembre, tutti i paesi del mondo presenteranno le loro proposte per la riduzione volontaria delle emissioni, sottoscrivendo relativi impegni (Intended Nationally Determined Contributions).

    La Russia ha già dichiarato che nell'ambito del nuovo accordo sul clima è disposta a ridurre le emissioni entro il 2030 del 70-75% rispetto ai livelli del 1990. In ottobre 2014 anche l'UE ha formulato gli obiettivi della sua politica climatica ed energetica fino al 2030, dichiarando l'intenzione di ridurre l'emissione dei gas serra di almeno il 40%.

    Secondo Damon Matthews, ciò non sarà sufficiente per contenere il riscaldamento globale nei limiti del 2°C fino alla fine del secolo in corso.

    "La mia proposta di conteggiare i "debiti" e i "crediti" significherà certamente degli oneri per paesi con alti livelli di emissione. D'altra parte però queste differenze storiche vanno riconosciute, in quanto sono reali e molto serie. Spero che questa discussione possa portare a un accordo climatico più serio e più efficiente", — conclude il ricercatore.    

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    Debito climatico, Climatologo canadese
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