22:39 22 Luglio 2018
Bare della famiglia siriana Kurdi

Padre del bambino morto sulle spiagge della Turchia: “mondo deve fermare questa tragedia”

© AP Photo / Emrah Gurel
Mondo
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Il padre del bambino morto Aylan Kurdi, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, è stato intervistato da “Sputnik”.

Ieri le foto del corpo senza vita di un bimbo siriano rinvenuto sulla spiaggia della località turistica turca di Bodrum sono state riprese da tutti i media del mondo.

Il piccolo di 3 anni Aylan con i suoi genitori e il fratello Galip si trovava in un barcone con a bordo i profughi diretti dalla Turchia verso la Grecia. Di tutta la famiglia è rimasto in vita solo il padre Abdullah Kurdi.

Ha accettato di parlare con il corrispondente dell'edizione turca di Sputnik su quanto accaduto quella terribile notte.

La famiglia Kurdi aveva vissuto a Damasco fino al 2012, con l'inizio della guerra civile si era trasferita a Kobani. Dopo poco Abdullah era partito per andare a lavorare in Turchia, dove faceva il muratore. Quando i militanti di ISIS hanno attaccato Kobani aveva fatto venire tutta la famiglia.

Alcuni parenti di Abdullah vivono in Europa e in Canada: per questo aveva deciso di muoversi. Era consapevole dei pericoli del viaggio, ma aveva letto molte storie su come i rifugiati potevano viaggiare in modo sicuro per l'Europa, per questo sperava che la sorte fosse dalla parte della sua famiglia.

"Ho trovato un uomo che si occupa del trasporto dei rifugiati. Ci ha mandato a Bodrum da uno scafista. Ha chiesto 1.200 dollari a persona. Verso la mezzanotte siamo saliti su una barca ed abbiamo preso il largo. Insieme a noi sulla barca c'erano altre 13 persone. Dopo un po' si sono ingrossate le onde. La nostra guida si è gettata in mare ed è fuggita a nuoto. Le onde si sono ingrandite, dopodichè una di loro ha fatto ribaltare la nostra barca. Abbiamo iniziato a urlare in preda al panico. Ho cercato di calmare i miei figli, gridando di non paura e che tutto sarebbe andato bene. In qualche modo per mezz'ora sono riuscito a tenerli a galla, evitando che affogassero. Ma ad un certo punto mi sono mancate le forze, e sono sprofondati. Quando sono stato in grado di riprenderli, entrambi erano già morti.

Ora sto cercando di stanare lo scafista che ci aveva proposto di portarci in Grecia. Voglio che risponda della morte della mia famiglia."

Ora Abdullah Kurdi tornerà a Kobani per seppellire i suoi cari in patria:

"Ora non mi è rimasto nulla della mia vita, salvo rimpianti e 3 bare. Starò a Kobani, ogni giorno pregherò davanti la tomba di mia moglie e dei miei figli. I miei bambini erano tutto per me. Li amavo più della mia stessa vita. Avevo deciso di intraprendere questo viaggio affinchè avessero un futuro migliore in Europa. Ora non riesco a guardare il mare, davanti ai miei occhi si presentano quelle orribili scene di quella tragica notte…"

Secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, 2636 persone sono morte nel Mar Mediterraneo solo nel 2015, nel tentativo di raggiungere le coste dell'Europa.

"Tutto quello che chiedo al mondo — dice Abdullah Kurdi, — è di trovare un modo per fermare questo disastro e porre fine alla morte di persone innocenti. I miei figli sono morti, nelle altre famiglie ci sono bambini che non devono morire. Il mondo deve fermare questa tragedia."

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migranti, profughi, Bambini, naufragio, Morte, Sputnik, Siria, Turchia, Grecia
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