07:07 20 Settembre 2018
Il primo ministro di Libano Tammam Salam

Libano, manifestazioni contro il governo

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Nel fine settimana 402 feriti nelle manifestazioni contro la gestione dei rifiuti. Nelle strade di Beirut 450 tonnellate di spazzatura al giorno. Indetta oggi una marcia di protesta nel centro della città.

I vertici del movimento libanese You Stink hanno indetto per questo pomeriggio una marcia dal Palazzo di giustizia a piazza Riad al Solh, nel centro di Beirut, dopo aver inizialmente rimandato la terza giornata di proteste contro la classe politica, accusata di aver lasciato la popolazione in mezzo ai rifiuti.

Durante il fine settimana la polizia ha usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma e idranti sui manifestanti. Secondo il quotidiano libanese The Daily Star, 402 persone sono rimaste ferite negli scontri. Fonti della polizia riferiscono che il bilancio della sola giornata di ieri è di 32 manifestanti arrestati e 99 agenti feriti.

Durante il fine settimana la polizia ha usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma e idranti sui manifestanti.
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Durante il fine settimana la polizia ha usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma e idranti sui manifestanti.

Un appello a "tutte le parti" alla "massima moderazione" arriva anche dal coordinatore speciale dell'ONU per il Libano, Sigrid Kaag. In un comunicato, in cui si fa appello anche alla "responsabilità politica", si sottolinea "l'importanza di proteggere i diritti dei cittadini a manifestare pacificamente la propria volontà e a esprime le proprie richieste".

La spazzatura a Beirut non viene raccolta dal 17 luglio, dopo la chiusura della discarica di Naamè, dove venivano scaricate circa 2.800 tonnellate di rifiuti al giorno, e la fine del contratto con la Sukleen, l'impresa che da 18 anni gestiva in regime di monopolio la raccolta dei rifiuti nella capitale libanese, nelle periferie e nella regione del Monte Libano. In queste settimane il governo libanese aveva deciso di realizzare una discarica pubblica a Jiyeh, ma i camion della spazzatura che si sono diretti verso sud, lungo la strada che collega Beirut e Jiyeh, sono stati bloccati a 10 chilometri dall'area dalla protesta degli abitanti, contrari al progetto della discarica.

Intanto a Beirut si teme che la crisi dei rifiuti si trasformi in un'emergenza sanitaria a causa del traffico e chi vende mascherine sta facendo affari d'oro. Il governo libanese ha assicurato che farà tutto il possibile per risolvere il problema della gestione dei rifiuti, mentre secondo i quotidiani locali per le strade di Beirut si accumulano 450 tonnellate di rifiuti al giorno.

Diverse ong libanesi denunciano la presenza in Libano di ecomafie che lucrano sulle continue crisi dei rifiuti nel paese. Sotto accusa è proprio la società Sukleen, di proprietà del gruppo Averda, con forti agganci politici con ambienti vicinissimi all'influente famiglia di Saad Hariri, premier del Libano dal 2009 al 2011, e molto vicini alla famiglia reale saudita.

Intanto,  le autorità libanesi starebbero realizzando una barriera di cemento nella piazza antistante al palazzo del parlamento. Sui social networks sono state diffuse le immagini di camion carichi di blocchi di cemento nei luoghi teatro nei giorni scorsi di violenti scontri tra polizia e manifestanti.

Il primo ministro libanese, Tammam Salam, ha promesso punizioni esemplari per i responsabili delle violenze e misure speciali per risolvere la crisi e ha convocato per giovedì una sessione parlamentare straordinaria per discutere della crisi politica nel Paese.

Il Libano è senza un presidente della repubblica da oltre un anno e se l'emergenza rifiuti non sarà risolta il governo potrebbe dimettersi. La crisi dei rifiuti in Libano, infatti, sta mettendo a dura prova il fragile governo Salam, frutto di un compromesso tra formazioni sciite e sunnite, tanto che in queste ultime settimane il premier è stato più volte vicino a rassegnare le dimissioni.

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