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    Prodi, l'Europa muore d'inedia

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    In un'intervista al quotidiano cattolico Avvenire, l'ex presidente della Commissione UE descrive un'Europa che non conta più nulla nello scacchiere internazionale.

    "Come trova l'Europa? In uno stato terribile". Inizia così l'intervista di Prodi pubblicata oggi dal cattolico Avvenire. Secondo l'analisi dell'ex premier, "nessuno dei grandi problemi è stato affrontato con spirito europeo. Né la Grecia, né l'immigrazione. Sono stati tutti lasciati esplodere".

    Nella lunga intervista, Romano Prodi lancia l'idea di un grande summit dove si ricominci a parlare di politica perchè "così l'Europa muore d'inedia". "Noi non siamo capaci nemmeno a decidere sulle cose che riguardano cosa nostra", rileva il professore, e per prima cita la situazione in Ucraina.

    "Che c'entravano gli americani con l'Ucraina? Qui è in gioco il rapporto Russia Europa e invece ho visto un ruolo dominante degli Stati Uniti. Non sono certo anti americano, ma un tempo sulle cose europee erano gli europei a decidere. Oggi no. Oggi nelle grandi cose del mondo non ci siamo più. Google, Apple, Alibaba, tutta roba americana o cinese: l'Europa dov'è? Non c'è una rete mondiale che ci vede protagonisti. Avevamo già dodici anni fa l'occasione di realizzare il collegamento satellitare mondiale. Poi i soliti veti, i soliti no: Gran Bretagna, Germania… Se vogliamo sparire dalla faccia della Terra, stiamo facendo benissimo".

    Il vero problema, che determina tutte le partite, per l'ex presidente della Commissione UE, è l'assenza di una visione politica coesa, abbiamo solamente

    "leader con visione corta, che si fanno guidare dai sondaggi, incapaci di progettare, di ragionare sul futuro. Leader ossessionati dai voti politici che si accavallano. Sono tutti così, non ci sono eccezioni. Già, in questo momento non ci sono eccezioni. Qualche tempo fa osservatori cinesi mi interrogavano: "Com'è possibile che problemi come scuola e pensioni qui da voi vengano affrontati con l'orizzonte di mesi e non di decenni?"

    Così, anche sulla Libia Prodi ha le idee chiare sulla strada da perseguire:

    "La via dell'invasione armata non ha nessuna prospettiva, né politica né militare. Che facciamo, mandiamo 200mila soldati? Vorrebbe dire una tragedia senza fine perché mandare soldati in un Paese con le divisioni interne che ha la Libia vuol dire rendere eterna la guerra. Io non voglio un altro Iraq o un'altra Afghanistan: laggiù abbiamo pagato duramente scelte miopi. Il problema lo devono risolvere i libici e noi dobbiamo obbligarli a mettersi attorno a un tavolo. Poi, per il mantenimento della pace, possiamo mandare rinforzi militari. Ma solo per garantire il rispetto dei patti sottoscritti. Come in Libano, come in Albania".

    Sull'immigrazione Prodi denuncia tutti i rischi della deriva politica e ammonisce:

    "Sta montando una mistura di populismi. Il populismo di destra su ordine e immigrazione si lega a un altro populismo, questa volta di sinistra, su temi anti casta o come il reddito minimo. La maestra di questa dottrina è la signora Le Pen, ma in Italia c'è chi segue lettera per lettera quella lezione. Il populismo segue le due grandi paure: quella per la sicurezza e quella per l'economia. E se qualcuno riesce a mettere insieme i due temi, vince. Vince facendo leva sulla disperazione di tanta gente, ma vince".

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    Tags:
    migrazione, migranti, intervista, Commissione Europea, Romano Prodi, Europa, USA
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