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16:37 12 Novembre 2019
A placard during a rally against the Trans-Pacific Partnership (TPP)

Vicina la firma del TPP su pressione degli USA

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Nelle Hawaii sono in corso gli ultimi negoziati che porteranno alla stipula dell'Accordo di Cooperazione Trans Pacifico (TPP), copia del TTIP che attende l'Europa entro la fine di quest'anno. Le aspettative sono alte: se firmato, il TPP ingloberà il 40% del commercio globale.

Per arrivare a questo risultato ad ogni costo il Congresso USA ha assegnato a Barack Obama la piena autorità per negoziare l'accordo.

A Maui, nelle Hawaii, sono in corso i negoziati tra i ministri dell'economia dei paesi del Pacific Rim, che potrebbero portare alla firma dell'Accordo di Cooperazione Commerciale Trans Pacifica (TPP), che ambisce a spingere la crescita e stabilire standard comuni per una dozzina di economie dagli USA al Brunei.

La firma dell'accordo potrebbe arrivare già entro la fine di questa seduta di trattative, prevista il 31 luglio, tuttavia non mancano le divergenze di vedute fra i paesi protagonisti. Ufficialmente "va tutto bene", ma i temi più spinosi sono stati lasciati apposta alla fine dell'agenda: si tratta dei periodi di monopolio per le nuove medicine salvavita ed il trattamento preferenziale per le compagnie statali, oltre a temi più tradizionali come la concorrenza nei mercati protetti.

 "Questo incontro sarà estremamente importante per decidere le sorti del TPP. Credo che tutti i paesi siano arrivati qui con la forte determinazione che questa sarà l'ultima seduta di trattative." — Akira Amari, ministro dell'economia del Giappone.

Il ministro dell'economia canadese, Ed Fast, invece è più cauto e alla vigilia del summit ha detto che c'è ancora tanto lavoro da fare. Il Canada finora ha detto no all'aumento di importazione di latticini, mandando su tutte le furie USA e Nuova Zelanda, che ha sua volta ha detto che rifiuterà di firmare un accordo che non apre nuovi mercati ai prodotti caseari.


Il Messico, che acquista da Canada e USA metà del suo import e quasi nulla dagli altri paesi TPP risulta piuttosto riluttante ad aprire i suoi mercati, si apprende da una fonte interna ai negoziati. 

In caso di fumata nera nei negoziati di questa settimana c'è il rischio di mancare la scadenza della firma del trattato entro il 2015, che il Congresso USA, nonostante le divisioni al suo interno, aveva previsto di raggiungere prima che fosse troppo tardi, ovvero prima della corsa alla Casa Bianca nel 2016.

Tami Overby, vice presidente della Camera di Commercio USA per l'Asia, ha detto che sarà molto difficile tenere alta la tensione sulla firma dell'accordo se questa settimana i ministri non troveranno un'intesa, aggiungendo che dal canto suo avverte poco ottimismo in merito a questa eventualità.

Anche negli USA, del resto, non manca l'opposizione interna al TPP. L'oggetto del contendere sono i diritti dei lavoratori nei paesi TPP, in particolar modo il Vietnam, che ai legislatori democratici non piacciono: la loro paura è che il TPP elimini posti di lavoro negli USA, proprio a causa dei minori standard oltreoceano.

Gli esperti si dicono scettici sul fatto che i ministri raggiungano un'intesa entro questo venerdì e probabilmente si andrà incontro a uno slittamento dei termini.

Chi ci guadagna? Chi ci perde? Perchè tutta questa segretezza nei negoziati, condotti in silenzio, finchè non si approssima la data decisiva? La situazione ricorda quella del TTIP, il gemello del TPP che pende come una spada di Damocle sull' Europa, nel silenzio dei media e con l'ostruzionismo del Parlamento Europeo che ha detto si all'accordo e respinto gli emendamenti sul tema.

 

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Tags:
Accordo, Ttip, Economia, Oceano Pacifico, USA
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