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23:00 21 Agosto 2019
Guerra d'informazione

Quello che gli altri non vogliono scrivere, Noam Chomsky e l'informazione oggi

© AP Photo / Susan Walsh
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Il professore del Massachusetts Institute of Technology Noam Chomsky dice la sua sul mondo dei media ai tempi delle guerre d'informazione.

Al giorno d'oggi siamo di fronte alla "mediatizzazione", ovvero ad una situazione in cui sono i media a stabilire l'agenda e le mosse intraprese sullo scenario della guerra d'informazione influenzano la percezione degli eventi da parte del pubblico. Per questo è molto importante per i semplici lettori capire qual'è l'impatto di questa guerra d'informazione globale. Sputnik News pubblica questa intervista con il critico mediatico ed eminente pensatore Noam Chomsky. Per molti quest'ultimo è un "comunista americano", ma le sue idee e le sue opinioni dettano legge anche nel mondo dei corporate media. 

Noam Chomsky
© AP Photo / Anja Niedringhaus
Noam Chomsky

-La "mediatizzazione" è un fenomeno vecchio ma inesorabile: esso definisce il ruolo dei media nello stabilire l'agenda e poi consente all'establishment politico di seguirla. In questo modo influenza i processi di decisione nella società civile e politica. Secondo lei, nei prossimi tempi questa mediatizzazione come influirà sulla politica e sulla società?

— Dipende da come reagiscono le persone come me e lei. E' una questione di azione, non speculazione. E' difficile caratterizzarla con una frase, ma per dare un'approssimazione primaria possiamo dire che i media si comportano esattamente come ci aspetta che si comportino delle istituzioni di questo genere. Prendiamo i media commerciali. Si tratta di grandi agglomerati, grandi corporazioni, con altri profitti e parte a loro volta di holding ancora più grandi, che ora vanno incontro ad altri progetti di mega-fusione. Hanno il loro prodotto e la loro audience e lo vendono al mercato, ovvero agli sponsor. I media "major" come il NYT o il Wahington Post, che dettano l'agenda anche per gli altri sono diretti a settori privilegiati della popolazione, ai settori dove si prendono le decisioni, ai manager, alle personalità culturali e cosi via. Perciò sono un business altamente redditizio, che vende un audience privilegiata ad altri business. Ora, una persona sana di mente, quale immagine del mondo si aspetta di veder emergere da questo ganglio? Non è difficile da capire. 

-In quale direzione ci porta questa guerra d'informazione? Darà un impulso alla creazione di contenuti di qualità, o, al contrario ci sarà un declino in termini di valore delle notizie?

Di nuovo, dipende dalle persone come noi. Dipende da come è utilizzato. La tecnologia di solito è neutrale e non si preoccupa del fatto che tu la stia usando per forzare le persone, o liberarle. Tutta la tecnologia della comunicazione dalla carta stampata alla tv a internet ha un potenziale coercitivo ed un potenziale di liberazione. Dipende da chi lo adopera. Se è sfruttato democraticamente e controllato, allora può riflettere l'interesse pubblico e servire l'interesse pubblico. Se viene privatizzato e posto sotto il controllo di tiranni privati —o stati totalitari e cosi via- che non hanno interesse a incoraggiare, anzi di fatto, scoraggiano la partecipazione pubblica, allora abbiamo a che fare con qualcosa di diverso. Dipende tutto dal modo in cui funziona. Oggigiorno la lotta riguarda internet e le piattaforme multicanale.    

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Informazione, Guerra, Informazioni riservate, USA
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