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04:42 23 Ottobre 2019
La Libia è attualmente divisa in due autorità separate dallo scorso anno.

Quattro italiani sequestrati in Libia

© Sputnik . Andrej Stenin
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Il sequestro è avvenuto ieri sera nei pressi dell’insediamento della Mellitah Oil and Gas, nel nord del paese. Gli italiani lavorano per la Bonatti, contractor internazionale per l’industria petrolifera.

Quattro italiani sono stati rapiti in Libia nei pressi del compound della Mellitah Oil and Gas, una controllata di Eni e Noc (National Oil Corporation, l'azienda nazionale libica) a Mellitah, zona strategica da dove parte il gasdotto Greenstream che porta il petrolio direttamente a Gela, in Sicilia.

Lo rende noto la Farnesina con un comunicato ufficiale, senza specificare da chi siano stati rapiti e senza diffondere le generalità delle persone rapite. I tecnici, dipendenti dell'azienda Bonatti, general contractor petrolifero internazionale, sarebbero stati rapiti ieri sera a Zuaia, città sotto il controllo delle milizie islamiste che appoggiano il governo di Tripoli, a nord-ovest del paese nordafricano, "mentre stavano rientrando dalla Tunisia", riferisce l'agenzia di stampa locale Afrigate. I quattro italiani sarebbero stati rapiti infatti nel villaggio di al Tawileh, vicino Mellitah, e sono stati portati verso sud. La zona del rapimento fino a poco tempo fa era teatro di scontri. Solo recentemente è stata sottoscritta una tregua dalle milizie tribali e da quelle di Alba della Libia.

Il sequestro infatti sarebbe stato organizzato da elementi vicini al cosiddetto "Jeish al Qabail", l'esercito delle Tribù, le milizie tribali della zona ostili a quelle di "Alba della Libia" di Tripoli. A riferire la notizia è l'inviato dell'emittente televisiva al Jazeera che cita fonti militari di Tripoli.

"Siamo impegnati a intervenire con urgenza per cercare di trovare le persone rapite e risolvere il problema". Così il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, oggi a Bruxelles per una riunione dei ministri degli Esteri, a proposito del rapimento di 4 italiani in Libia. "Il sequestro e' avvenuto ieri sera, nella notte sono state avvisate le famiglie", spiega Gentiloni, sottolineando che la Farnesina "lavora con l'intelligence" e che al momento e' "difficile fare previsioni".

Il responsabile della Farnesina aggiunge che questo rapimento "conferma che uno dei punti chiave da trattare a Bruxelles è proprio la stabilizzazione della Libia, cruciale per tutta la regione e per la lotta al terrorismo". Il ministro accoglie con favore "i passi in avanti fatti dall'Onu" e si augura che "Tripoli si unisca ad accordo raggiunto". "L'Italia sarà impegnata come nazione leader nella ricostruzione e stabilita' della Libia", ha concluso il ministro.

L'azienda parmigiana, che ha circa trecento dipendenti nell'area, ha iniziato ad operare in Libia nel 1979 con un primo contratto per conto di Agip. Oltre che nei confronti di Eni, la Bonatti è contractor anche delle principali compagnie petrolifere tedesche, francesi e spagnole.

Alcune delle principali compagnie petrolifere occidentali, come Exxon Mobile e Bp, già nelle scorse settimane avevano dato l'ordine di evacuare gran parte del proprio personale operativo nelle aree a rischio.

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sequestro, ENI, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Italia, Libia
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