08:44 21 Ottobre 2018
Bandiere UE

L'UE verso una neo colonizzazione

© AP Photo / Virginia Mayo
Mondo
URL abbreviato
Margherita Furlan
6251

Intervista al professor Vasapollo: “Da una parte la scienza della società, dall'altra parte la non scienza del capitale”.

Ancora una volta si devono constatare i costi della divisione dell'Europa, costi per sé stessa in termini di declino, e per il mondo, che subisce la crisi dell'Unione Europea, ma che intanto non si ferma e prepara strategie di crescita economica e politica, come le opportunità economiche e geopolitiche offerte dai Brics e l'Alba del Sud America.

Sputnik Italia ha intervistato il professor Luciano Vasapollo, docente di Metodi di Analisi Economica all'Università La Sapienza di Roma, delegato del Rettore per i rapporti internazionali con l'America Latina e i Paesi Caraibici, fondatore del Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali, per approfondire i vantaggi del superamento del  modo unipolare e per analizzare quanto e come ciò sia ostacolato dall'occidente.

— L'Europa sta vivendo due grandi crisi, quella greca e quella ucraina. Entrambi i Paesi potrebbero modificare non solo i confini ma anche il percorso storico del progetto europeo. Qual è la sua analisi dei mutamenti in atto?

"Oggi l'atteggiamento dell'Unione Europea nei confronti degli USA a tratti è di scontro violento mentre in altri momenti è collaborativo perchè sulla scacchiera internazionale, dopo la fine del mondo cosiddetto unipolare a guida statunitense, non si sono ancora definite le leaderships. Mentre fino a pochi anni fa gli USA godevano del dominio militare, oltre che di quello economico e monetario, oggi almeno due di questi poteri sono venuti meno.

Infatti, mentre gli USA non hanno più la leadership commerciale e produttiva, il dollaro non è più la principale divisa internazionale e l'euro e altre aree monetarie alternative, come quella dell'Alba o come quella dei Brics, hanno messo in discussione la leadership statunitense sui mercati. D'altronde, anche l'Unione Europea ha dei limiti evidenti, in quanto oltre ad attuare le stesse politiche di strozzinaggio tipiche degli USA, è priva di una potenza militare e dell'unità politica per cui gli atteggiamenti sono a geometria variabile.

Per quanto concerne la Grecia si ha paura di perdere un consenso interno all'Europa — il suo peso economico all'interno dell'UE è minimo, rappresenta circa l'1,6% del PIL complessivo — perchè potrebbe essere un esempio di contaminazione per gli altri Paesi. L'Europa intende imporre al popolo greco un processo di schiavizzazione all'interno di una neo colonizzazione per evitare il rischio di un effetto dirompente negli altri Paesi PIIGS. Se il programma iniziale di Syriza avesse ragione, in Italia molti movimenti di lotta di base scenderebbero in piazza perchè ci sarebbero le condizioni per uscire da questa UE in cui non si può trattare, e insieme ad alcune forze politiche, come Podemos in Spagna, e altre in Portogallo, potrebbero mettere in moto un meccanismo che arriverebbe a toccare probabilmente anche l'Irlanda e addirittura la Francia. Differentemente dalla Grecia, la crisi ucraina va affrontata  sotto l'aspetto prettamente geopolitoco piuttosto che da un profilo geoeconomico. In questo caso la crisi nasce per condizionare la Russia. E' in corso una vera e propria provocazione. Avere portato il petrolio da 120  a 40 dollari al barile significa avere instillato un attacco non solo al governo venezuelano di Maduro, che è il quinto esportatore di potrolio mondiale, ma soprattutto alla Russia: lì dove non si arriva con una guerra militare, si arriva attraverso la guerra economica.

E' vero che l'Ucraina viene salvata dal default economico, ma in quel Paese si sta condizionando l'autodeterminazione del popolo attraverso una pressione tremenda a livello militare. E' avvenuto un golpe, ci piaccia o no, perchè è stato sostituito un governo legittimamente eletto. Il problema centrale per cui è stata presa di mira l'Ucraina è quindi rappresentato dal fatto che Russia e Brics sono un polo che mette in discussione l'imperialismo degli USA e dell'UE.

Questa è oggi la geopolitica internazionale. Io penso che c'è un'altra area che dà particolarmente fastidio, l'Alba del Sud America, che pone sul piatto della bilancia il Banco del Sur o la Banca dell'Alba che può dare prestiti per finanziamenti sociali e attuare politiche sociali. Oggi in Sud America si possono utilizzare le risorse naturali, come il petrolio, il gas, il metano, che prima erano  "appropriate" dalle multinazionali all'85%, per costruire strade, scuole e ospedali, come sta succedendo in Ecuador, in Bolivia e in Venezuela.

Per questo noi del Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali abbiamo lanciato qualche anno fa una proposta provocatoria per l'uscita dell'Italia dall'euro e creare un'Alba mediterranea con una propria moneta, con la cooperazione e la solidarietà fra Paesi del Mediteranneo, per uscire quindi dal meccanismo della competizione.

Oggi s'individua la contraddizione di questo strozzinaggio e di questa politica d'austerità che sta piegando le gambe ai lavoratori e ai popoli del sud con una nuova colonizzazione. Con il referendum greco, anche se avesse vinto il si, si è rimesso in moto in Europa quel dono della democrazia, lasciatoci dai nostri genitori, frutto del loro sangue.  Secondo me la sfida che ha lanciato il popolo greco, prima ancora di Syriza, all'UE è la riappropriazione della democrazia popolare".

—  La disoccupazione in Venezuela è scesa nonostante il duro attacco proveniente dagli USA e l'isolamento internazionale subito. Quali politiche economiche sono state attuate?

"Innanzitutto in Venezuela c'è una democrazia partecipativa e popolare. Quando i giornali parlano di dittatura in Venezuela non si rendono conto che in 15 anni di governo Chavez e Maduro ci sono state 20 elezioni assolutamente democratiche in cui addirittura l'88/89% della popolazione ha votato legittimamente. Se c'è una democrazia popolare vuol dire che la gente decide di spingere sull'acceleratore degli investimenti sociali e sugli investimenti che creano occupazione. Uno dei punti fondamentali del governo Chavez e del governo Maduro poi è l'attuazione di politiche occupazionali, di politiche per la casa, per la sanità pubblica, per l'istruzione. Perchè si crea occupazione? Perchè dietro al potentissimo mercato del lavoro che tratta gli uomini come merce ci sono solo due strade, quella di fare profitto oppure quella di dare soddisfazione alla gente offrendo un lavoro dignitoso e un salario dignitoso per poter rispondere alle proprie necessità. Se il lavoro è una variabile di second'ordine come qui in Italia ovviamente quando si devono ridurre i costi si abbattono i costi del lavoro e si crea disoccupazione e precarietà ma anche morti nel mediterraneo. Se invece il lavoro risponde al concetto della dignità degli uomini, esso va ripartito. In questo modo in Venezuela si è alzato il livello di occupazione divenendo uno dei Paesi con il più basso tasso di disoccupazione. E proprio nelle scorse settimane è stato alzato il salario minimo del 30%. Ciò significa andare incontro alle esigenze sociali. Da una parte c'è la scienza della società, dall'altra parte c'è la non scienza del capitale. Il Venezuela di Maduro e prima di Chavez ha deciso e scelto di stare vicino al proprio  popolo e quindi di creare occupazione, di fornire case gratuite per chi ha difficoltà economiche, istruzione e sanità pubblica."    

Correlati:

UE: sanzioni all’Iran saranno revocate
Marine Le Pen: UE si è trasformata in una setta
Tags:
politica, società, geopolitica, Economia, Europa, USA, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik