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    Barack Obama

    Obama sarà ricordato per conflitto con la Russia, non per accordo sul nucleare iraniano

    © REUTERS/ Kevin Lamarque
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    L'amara ironia della "pace iraniana" è nel fatto che sullo sfondo dei colloqui di Vienna gli Stati Uniti si sono mossi inevitabilmente verso il confronto con la Russia sull'Ucraina, che per Washington non ha alcuna importanza strategica, ritiene Scott McConnell, analista della rivista The American Conservative.

    Molto probabilmente l'eredità di Obama non sarà il miglioramento delle relazioni con l'Iran, anche se Teheran eseguirà pienamente tutti i relativi obblighi dell'accordo, ma l'aggravamento della guerra fredda, potenzialmente calda, con la Russia, scrive il redattore della rivista statunitense The American Conservative Scott McConnell.

    "A Washington tutti sanno che Obama e il suo entourage hanno dedicato l'attenzione all'Iran 10 volte di più rispetto alla Russia, probabilmente ipotizzando che la logica geopolitica non consentirà ai rapporti con Mosca di andare fuori controllo. Ma li aspettava una sorpresa: l'amara ironia in questa situazione consiste nel fatto che dopo aver raggiunto l'intesa con l'Iran, gli Stati Uniti possono ritrovarsi in uno stato di guerra con la Russia", — suppone l'analista.

    Secondo l'esperto, la politica ucraina di Washington è diventata imbarazzante: di fatto gli USA sostengono i neonazisti e i fondamentalisti islamici ceceni che combattono al confine con la Russia, contemporaneamente i media obbedienti e la classe politica manovrabile lanciano costantemente l'allarme sulla "aggressione russa". Nel 2012 lo stesso Obama insieme con l'intero Paese prendeva in giro le affermazioni del candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney riguardo la "minaccia russa" e nessuno lo prendeva sul serio. Ma ora sembra che dopo aver fatto passi veramente importanti in politica interna, Obama abbia ceduto l'agenda di politica estera ai "falchi" e agli interessi dei lobbisti del complesso militare-industriale americano.

    La spiegazione potrebbe essere più complessa: è possibile che gli USA abbiano bisogno della Russia come nemico per avere una consapevolezza più chiara della propria esistenza. A metà degli anni '80 l'intellettuale sovietico Georgy Arbatov aveva previsto che l'URSS avrebbe tolto a Washington un nemico tale dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia che gli americani non avrebbero saputo cosa fare in seguito.

    Uno degli eroi dello scrittore americano John Updike si era domandato: "se non c'è la guerra fredda, perché essere americano?"

    Nel 1997 il noto sociologo americano Samuel Huntington aveva espresso l'ipotesi attuale ai giorni nostri che gli americani hanno bisogno di un nemico esterno per superare la spaccatura interna.

    "Mentre Obama e John Kerry si trovavano lontani con la testa, il sistema della sicurezza nazionale degli Stati Uniti si stava muovendo verso lo scontro con la Russia su un territorio, che non ha importanza strategica per gli Stati Uniti, e questo movimento ha fondamenti morali molto controversi", — ritiene Scott McConnell.

     

    Tags:
    Geopolitica, Politica Internazionale, Barack Obama, Donbass, USA, Russia
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