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    Sputnik con gli occhi di una giornalista danese

    © Sputnik. Igor Russak
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    La giornalista danese Kerstin Bruun-Hansen è stata recentemente a Mosca nella sede di Sputnik, che cura tra le altre cose un'edizione in lingua danese. Il suo articolo è stato pubblicato su “Journalisten”. Vi proponiamo un frammento di questo articolo.

    "Sono nata poco prima del crollo dell'Unione Sovietica avvenuto nel 1991 e conosco la guerra fredda essenzialmente solo dai libri di storia. Così sono rimasta sorpresa  nell'apprendere che il Cremlino oggi distribuisce notizie e informazioni in danese. Wow! E' interessante sapere che cosa ci sia dietro. Sono stata rapita dalla curiosità".

    Per conoscere il funzionamento della "macchina della propaganda russa", Kerstin si è recata a Mosca alla sede di Sputnik ed ha parlato con il capo redattore Natalia Novikova.

    "Tutti sanno che Sputnik è finanziata dallo Stato, per cui inizialmente capivamo che ci avrebbero bollato con questa parola: propaganda. Ma cosa sarà mai", — ha detto allargando le braccia Natalia.

    Natalia Novikova è una giovane donna vestita alla moda, tranquilla e parla fluentemente in inglese. Non è d'accordo che le notizie di Sputnik vengano marchiate come propaganda di stato.

    "Io non la chiamerei propaganda. Abbiamo semplicemente un altro punto di vista. La gran parte delle notizie non trova spazio nei media occidentali. Qui parliamo delle vicende che non vengono raccontate," — dice, citando il motto di Sputnik "Quello che gli altri non dicono".

    Le chiedo cosa sia sbagliato nella copertura degli eventi da parte dei media occidentali.

    "I media occidentali sono pieni di storie che demonizzano la Russia e Putin. Si estrapolano le parole dal contesto, omettendo fatti importanti. Il quadro per i lettori risulta unilaterale. E' per questo che offriamo loro la possibilità di scegliere un'alternativa, nella forma di una fonte diversa di informazioni. Se non fosse per noi, i lettori si fermerebbero ad una visione distorta della realtà. Siamo qui per completare il quadro della realtà", — afferma convinta Natalia.

    Come esempio Natalia riporta la storia del sottomarino russo, che presumibilmente si aggirava nelle acque dell'arcipelago di Stoccolma. Questa versione è stata diffusa in tutto il mondo, sollevando un dibattito sulla necessità di aumentare nella regione le spese per la corsa agli armamenti. Solo 6 mesi più tardi, l'esercito svedese ha rilasciato un comunicato in base al quale emergeva che non c'era stato nessun sottomarino russo nelle acque di Stoccolma. Tuttavia questa parte della storia non ha trovato visibilità nei media occidentali. "Dunque la gente pensa ancora che l'imbarcazione che c'era era russa. Questo incute preoccupazioni e provoca il panico. Pertanto cerchiamo di entrare nel campo dell'informazione con i fatti mancanti e allo stesso tempo rassicuriamo tutti che la Russia non ha intenzione di attaccare nessuno," — conclude Natalia Novikova.

    Vi considerate un media indipendente?

    "Senza dubbi. Nessuno ci indica quali informazioni dare. Decidiamo cosa fare ogni giorno nel briefing.

    Potete scrivere critiche all'indirizzo di Putin?

    "Possiamo. Ma il nostro motto suggerisce di parlare di quello che gli altri non dicono. Molti media occidentali hanno scritto di quanto siano terribili Putin e il suo regime, questo spazio è riempito, per noi non ha senso competere qui con i media occidentali".

    Pavel Rodkin, esperto di branding e comunicazione visiva, dottore di ricerca in storia dell’arte, membro del club Zinoviev MIA “Rossiya Segodnya”
    © Sputnik. Vladimir Trefilov
    In generale Natalia Novikova non condivide l'idea dell'esistenza di una verità oggettiva e di un'assoluta imparzialità. "Tutto ciò che si scrive è influenzato da quello che uno pensa sia giusto e da quello in cui si crede. Per trovare la propria verità, è necessario conoscere altre opinioni ed informazioni. Questo è esattamente ciò che stiamo cercando di fare. Un'informazione polivalente è un vantaggio per tutti, non è vero?" — chiede Natalia.

    "Me ne vado con la sensazione che Sputnik non sia un progetto cattivo. Infatti i giornalisti di Sputnik fanno le stesse cose dei giornalisti occidentali. Forse sono involontariamente diventata una vittima della propaganda?"

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