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    Panteone a Atene

    Atene boccia la democratica austerità dei politici franco-tedeschi

    © flickr.com/ Martin Pilát
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    Marco Fontana
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    L’esito del referendum greco è stato un secco “nein” alla democrazia europea austera e autoritaria, quella propinata negli ultimi anni dalla classe politica franco-tedesca.

    Nonostante le irrituali ingerenze di Juncker e della Merkel, i greci si sono espressi con un lampo di dignità proprio di un popolo che nell'antichità fu il padre del diritto e della democrazia con la D maiuscola: quei valori calpestati a più riprese dall'euro-burocrazia e dall'euro-finanza a suon di direttive e regolamenti, decisi da pochi e a vantaggio di pochi. A risultato ormai acquisito frau Merkel ha preso l'aereo e ha raggiunto subito il suo sodale Hollande: secondo la versione ufficiale, l'incontro è servito per redigere una valutazione comune della situazione. Anche così emerge in tutta la sua portata la fragilità di questa Europa, diventata ormai il gabinetto reale di Germania e Francia, mentre i restanti Paesi costituiscono la corte, la quale ogni tanto viene degnata di essere interpellata, ma per il fine esclusivo di ratificare quanto già deciso dai padroni di un'Europa ben poco unita.

    C'è da chiedersi che cosa ne penserebbero i padri fondatori dell'Ue, i quali avevano messo in piedi un'Istituzione con spirito e obiettivi completamente diversi da quelli attuali. I lupi girano indisturbati grazie al trattato di Shengen e le pecore ne fanno le spese, una dopo l'altra, senza che nessuno osi proferire parola. I pochi che lo fanno vengono mandati a casa a colpi di spread e di una campagna mediatica virulenta. Per fortuna, una voce si è finalmente levata contro questa Europa, contro chi fino a ieri raccontava al mondo che le ricette imposte avevano rimesso in carreggiata la Grecia.

    Celebrazioni dopo il referendum in Grecia
    © AFP 2017/ Louisa Gouliamaki
    Al contempo, sia chiaro, la Grecia non ha vinto nulla. Se da questa consultazione popolare esce con le ossa rotte la diarchia franco-tedesca, che regge anche il governo della Troika, è altrettanto evidente che chi ha governato gli ellenici fino ad oggi (Tsipras incluso) pare essere inadeguato a ricoprire quel ruolo. I debiti andranno pagati da qualcuno: da chi si vedrà. Certamente saranno i cittadini, greci o europei poco importa, perché non ci sono cittadini di serie A e di serie B quando si tratta di far aprire il portafoglio. Non è possibile, neppure per Tsipras, scaricare i propri fallimenti politici interni solo sull'Europa: promesse elettorali mirabolanti, riforme azzoppate e alcune ricette della Troika accettate supinamente.

    I festeggiamenti di Vendola e Grillo accorsi ad Atene per un selfie con la riscoperta "democrazia" fanno il paio con la pletora di intellettuali di sinistra che salutò l'arrivo di Tsipras come il salvatore del mondo. L'Italia ha talmente sete di icone da trovarle ovunque, possibilmente all'estero, anche se forse ci potrebbero costare 11 miliardi di euro: una cifra mostruosa che implicherebbe una nuova Finanziaria per poter restare nell'anticamera, anzi nel guardaroba, di quel grande club che è l'Europa di oggi.

    Il referendum greco ha comunque un lato positivo: può rimettere in gioco tutto, se i popoli dei Paesi europei inizieranno a fare autocritica, comprendendo gli sbagli in politica interna ed estera e capendo che l'Europa è un'unione di Stati e non un sistema feudale, decidendo una volta per tutte che non può continuare ad essere solo un porto e un mercato per gli Stati Uniti, stabilendo definitivamente che i parametri economici non sostituiscono la politica vera. Oggi, dopo il referendum greco, bisogna ricostruire la credibilità di una classe dirigente che da anni amministra e non governa. E laddove governa, lo fa mossa dai fili di poteri finanziari a cui non frega nulla della qualità della vita dei cittadini.

    In questi anni i mass media ci hanno mostrato l'Ue, l'Fmi e la Troika come entità intoccabili e inviolabili, hanno elevato a oracolo le agenzie di rating, descrivendocele come soggetti indipendenti e per questo non criticabili. Ecco, se questi miti verranno sbugiardati, si potrà dire che il referendum ha prodotto qualcosa di buono. Se così non fosse, allora resterà l'ennesima scossa tellurica durata pochi istanti, che avrà fatto arricchire in borsa qualcuno alle spalle di altri, ma senza lasciare il segno. Non sarebbe la prima volta, vista la sfilza di bocciature che ha ricevuto la Costituzione dell'Ue negli anni passati, durante le consultazioni referendarie, quando ancora era permesso a un popolo di pronunciarsi. Se non servirà neppure la bocciatura delle regole del gioco, sarà curioso vedere cosa potrà fare il piccolo Davide ellenico contro il Golia franco-tedesco.

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    Tags:
    Unione Europea, François Hollande, Grexit, Trattato di Schengen, Crisi in Grecia, Troika, FMI, Angela Merkel, Jean-Claude Juncker, Alexis Tsipras, Germania, Francia, Grecia
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