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    Yanis Varoufakis, ministro delle finanze greco .

    Grecia, valanga di no all'accordo con UE

    © AFP 2017/ Louisa Gouliamaki
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    Vittoria travolgente in Grecia: i NO all'accordo oltre il 60%. Attesa per le aperture dei mercati. Berlino: rotto ultimo ponte con l'Europa. Varoufakis: lascio per favorire nuovo accordo.

    Ha vinto il NO. Già dalle primissime ore dalla chiusura delle urne ieri alle 22 in Grecia la sensazione dei sondaggisti è stata chiara: il fronte che si oppone all'ultima bozza di accordo con l'UE ha "sfondato", andando a vincere un referendum il cui esito si è rivelato molto meno equilibrato di quanto ipotizzato nelle ore precedenti al voto. Il 61,3% dei voti dati diffusi nella tarda serata di ieri dal Ministero dell'Interno di Atene, è stato per il NO, contro il 38,6% del SI. L'affluenza, stranamente bassa considerata l'importanza della consultazione, si è fermata al 62,5%, segno che oltre al SI e al NO c'è attualmente in Grecia un fronte di delusi, non convinti da nessuno dei due fronti.

    Immancabili le reazioni da tutta Europa, in fibrillazione già da ieri sera alla notizia della vittoria dei sostenitori di Tsipras, che ha fortemente voluto il voto popolare e che ora ritiene di avere ottenuto altro prezioso tempo per trovare un accordo con i creditori.

    "La Grecia da domani vuole sedersi di nuovo al tavolo delle trattative: vogliamo continuarle con un programma reale di riforme ma con giustizia sociale e dobbiamo 'riarticolare' la questione del debito"

    Così il leader greco, che a dire il vero non ha riscontrato al momento commenti particolarmente entusiasti dalle cancellerie europee. Da Berlino immediata la richiesta di un vertice bilaterale fissato per oggi con Parigi, mentre è prevista per domani una riunione straordinaria dell'Eurogruppo.

    Primo ministro greco Alexis Tsipras vota al referendum del 5 luglio
    © Sputnik. Kostis Ntantamis
    Primo ministro greco Alexis Tsipras vota al referendum del 5 luglio

    Tsipras, che nel discorso seguito alla proclamazione dei risultati ha ribadito la volontà di andare avanti nella trattativa, ha anche anticipato quali saranno le priorità: liquidità e taglio del debito. Lo ha fatto parlando di "situazione umana e sociale del Paese" che la BCE deve "tenere presente" e, in merito all'auspicato haircut, ha fatto sponda con il parere espresso pochi giorni fa proprio dal grande nemico, il FMI.

    Difficile però immaginare un cambio repentino di linea da parte dei partner ed in tal senso vanno forse lette le dimissioni a sorpresa del ministro per l'Economia di Atene, quel Yanis Varoufakis tanto criticato e spesso mal digerito dai colleghi europei per le sue prese di posizione.

    "Minister no more": questo il titolo di un post apparso sul blog del ministro greco questa mattina, in cui Varoufakis annuncia il passo indietro.

    "Subito dopo l'annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell'Eurogruppo e di partner assortiti per una mia… assenza dai loro vertici, un'idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un'intesa per questa ragione oggi lascio il ministero delle Finanze"

    Il sacrificio di Varoufakis però è un gesto poco più che simbolico, la vera partita adesso si gioca su quel 61,3% di NO: nelle prossime ora capiremo se basteranno a colmare quella distanza che, poche ore prima dell'ultima fumata nera nella trattativa, dividevano l'Europa dalla Grecia.

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    Tags:
    Trattative, dimissioni, governo Tsipras, Yanis Varoufakis, Grecia
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